giovedì, luglio 02, 2009

Si avvicinano le vacanze estive, come quando a scuola non si vedeva l'ora di salire in macchina o in treno per andare in riviera. Per qualcuno non c'è relax in spiaggia sotto l'ombrellone senza un libro da leggere, come è di rito nella nostra cultura. Capita di parlare con qualcuno e sentire dire che ne comprerà uno spesso così ha da leggere per tutta la vacanza. Quindi si legge a peso, oggi. Non si pensa che finalmente si ha un po' di tempo per leggere, sembra piuttosto che quello della lettura sia un obbligo da evadere alla bell' e meglio, come se si fosse firmato un contratto e si fosse obbligati a rispettarlo. Io personalmente preferirei comprare una decina di libri...o tutto al più, se il problema sono i soldi, prenderli in biblioteca..., ma vorrei averne tanti per leggere un po' di tutto, nutrire la mente tra un bagno e una granita, senza impormi un numero di pagine standard al giorno oltre il quale non andare. Non intendo, in questo post, consigliare libri. In tempi in cui i lettori comprano un libro di Moccia per poi lamentarsene e dichiarare di aver buttato via i soldi non servirebbe a niente. Se magari prima di lasciarsi affascinare dalla sirena del solito nome noto certi lettori si documentassero, magari i soldi li spenderebbero meglio e non se ne lamenterebbero. Conosco decine di autori emergenti a cui gli amici non chiedono neanche più di leggere l'ultimo libro per non sentirsi obbligati a comprarlo e spendere soldi e poi, magari, comprano Moccia, e se ne lamentano. L'invito che faccio è cominciare da qui, dal prossimo ombrellone, a cominciare a pensare, prima di leggere.

postato da: Iburo alle ore 09:59 | Permalink | commenti (1)
categoria:luoghi, proposte, dibattiti, universolibri
venerdì, giugno 12, 2009

Diciamocelo, non ho approvato tutti i tuoi libri, ma madonna se sapevi scrivere. Sei diventato un autore per caso, tardi, come lo diventano in molti. Hai detto che non si diventa scrittori, lo si è o non lo si è, punto. E tu hai avvicinato un sacco di gente alla lettura. Potessi farei questo anch'io, perché ho conosciuto, anche se non direttamente, maestri come te che mi hanno incollato alla poltrona, mi hanno fatto dimenticare cosa volesse dire uscire di casa per non perdere un grammo delle loro pagine evocative e ben scritte. Ricordo i tempi delle medie, quando ti ho scoperto, le conversazioni con mio zio, che adesso non c'è più e chissà, magari, lassù potrà finalmente conoscerti di persona. Ricordo le 400 pagine dei Guardiani della Luce divorati come insalata. Ricordo Belgarath, Polgara, Barak, Durnik, Mandorallen, Silk, Garion e Ce' Nedra. Ricordo col rimorso che non verrai ricordato abbastanza. E adesso andrai a imporporare il firmamento dei miei scrittori più amati, vicino a Tolkien, Ende, Zimmer Bradley, solo per citare quelli fantasy. Grazie, Beldavid, che Aldur ti benedica!

Dedicato a David Eddings, spentosi a 77 anni.

postato da: Iburo alle ore 11:31 | Permalink | commenti (2)
categoria:ricordi, dediche, tra me e me, universolibri
giovedì, giugno 11, 2009

Caro/a lettore/trice,
leggimi pure e fammi girare.
Le storie non sono riservate a pochi eletti…
belle o brutte
tutti meritano di poterne assaporare il potere.
Alcune sanno conquistarci,
altre rattristarci…
Qualcuna può anche cambiarci.
Il bello è che non sappiamo mai quale sia destinata a farlo.
Per cui
tienimi con te, e poi lasciami andare

Questo è l'"invito" che ieri pomeriggio, di ritorno dal lavoro, ho realizzato e incollato all'interno di una copia della prima edizione di Lungomare. All'interno aveva il piccolo difetto di avere una pagina stampata due volte, ma il racconto c’è tutto, dall’inizio alla fine. Questo è il romanzo esteticamente venuto peggio e, nello scriverlo, non ho trovato lo stesso trasporto degli altri; tuttavia è quello che forse ai lettori è piaciuto di più, pur nella sua brevità di appena un’ottantina di pagine. E forse è anche per questo che l’ho scelto per il mio primo esperimento di bookcrossing autogestito. Volevo, sostanzialmente, che una copia di un mio libro potesse essere letta da chiunque se la ritrovasse tra le mani…sulla panchina di un parco, sul tram, in metrò, sul tavolino di un bar…per essere, una volta finito, abbandonata da qualche altra parte. Ho lasciato il mio indirizzo email perché l’accidentale lettore possa farmi pervenire la sua opinione, ma chi lo desidera può lasciare un commento direttamente sul libro e lasciare che, a leggerlo, sia il lettore successivo. Personalmente ho sempre lottato per la divulgazione libera e gratuita della cultura e che sui libri non ci si debba per forza arricchire. A differenza di una mentalità editoriale che vede nel libro una fonte facile di guadagno, credo che chi scrive dovrebbe preoccuparsi prima di tutto di farsi leggere. E il bookcrossing è un ottimo modo.

 Ieri ho abbandonato la mia copia di Lungomare su una panchina di via Garibaldi, con l’etichetta “Libero…di circolare” sulla copertina e sul prezzo. La scelta non è stata facile, ho perlustrato tutto il centro in cerca del posto migliore dove non rischiasse di essere presa dalla persona meno interessata che magari l’avrebbe gettata nell’immondizia. Per un attimo ho anche temuto che qualcuno, vedendomi lasciare un libro su una panchina, temesse che stessi organizzando un attentato. Ma subito dopo quest’idea mi è sembrata davvero ridicola.

 Poi sono andato a bere una birra con un’amica e, quando sono ripassato in tarda serata, il libro non c’era più. Spero che l’abbia presa la persona giusta e che rispetti il mio “invito”.

 

giovedì, maggio 28, 2009

Ieri sera ero solo soletto in casa e su Rai 4 - canale digitale - trasmettevano un film con un vecchio Michael Douglas e una pletora di altri attori che vanno per la maggiore: Katie Holmes, Robert Downey Jr e Tobey Maguire. In linea di massima i protagonisti sono uno scrittore di successo che da almeno sette anni non scrive un libro e uno dei suoi allievi, un ragazzo pieno di problemi con una fantasia sfrenata, tanto che di quanto racconta non si sa mai cosa sia vero e cosa no; ma è una vera promessa della penna, e tanto basta. Poi c'è la studentessa (Katie Holmes) che vuole farsi il professore (Douglas), ma che a tempo perso si accontenta di leggere il suo ciclopico dattiloscritto; e l'editor del professore che è gay e vuole farsi l'allievo (e qui si parla di Downey Jr). Raccontato così può sembrare una vera schifezza di film, ma a me è piaciuto molto, ambientato in una piccola città accademica piena di studenti, dove i ragazzi vengono preparati da subito al difficile mondo dell'editoria e imparano ad affrontarlo da professionisti. Immagino che Baricco abbia pensato a qualcosa del genere fondando la Holden, che poi ci sia riuscito e un altro paio di maniche. Ma pur parlando molto di letteratura, qui si tratta la figura dello scrittore con tutte le sue sfaccettature, il senso di solitudine, l'esigenza di un mondo proprio da creare, l'abitudine a sentirsi inadeguato alle cose del mondo e alle sue regole, il bisogno di esprimersi in ogni momento, come fanno in una scena i tre personaggi principali mentre, osservando un avventore al bar, ci cuciono sopra una storia fino a farla sembrare vera. Qui chi scrive vive con chi scrive e ne trae reciprova ispirazione, non manca mai una Lettera 33 a cui aggrapparsi quando c'è un'idea da immortalare sulla carta, magari dopo una canna o un whisky. Ma non mancano neanche gli impegni rinviati, le feste fino all'alba, la neve che cade copiosa sostituita, a volte, da una pioggia altrettanto scrosciante, condizione ideale per stare in casa. E poi c'è la storia di un cane morto chiuso in un bagagliaio, di un cimelio di Merylin Monroe rubato, di un amore segreto e di un dattiloscritto che non può vedere la parola fine. Consultando aNobii ho scoperto che molti hanno giudicato, incredibilmente, il film migliore del libro da cui è stato tratto, un romanzo di Michael Chabon. Ma io sono curioso comunque di leggerlo, mi piacerebbe che la vita mi riservasse più tempo per scrivere e per vivere mentre scrivo. Chissà che un giorno questo mio sogno non possa realizzarsi.

   

postato da: Iburo alle ore 13:13 | Permalink | commenti
categoria:cinema, proposte letterarie, universolibri, altre cose che faccio
mercoledì, maggio 27, 2009

Come l'anno scorso anche quest'anno giugno sarà un mese di demarcazione tra il prima e il dopo, tra i primi mesi dell'anno che, finiti le feste natalizie, hanno riservato un buon avvio di lavoro, e quelli mediani, in cui il lavoro è ridotto al lumicino. Le notizie di questi giorni hanno riportato in superficie la malattia a cui sintomi sono storicamente più predisposto, quella del precariato esistenziale. Si dice che fin quando ci sono l'amore e la salute c'è tutto. Ma il primo è da sempre una delle mie questioni spinose, tutto il blog ne è un po' permeato, e anche la seconda traballa un po', in questi giorni di sinusite e raffreddore galoppante. Io aggiungerei un terzo elemento: il lavoro, anche se qualcuno, più materialmente direbbe il denaro. Come tutti gli anni terminato il periodo di stress da lavoro comincia quello di stress da non lavoro, in cui si torna a parlare di taglio delle ore, di riduzione del personale e bla bla bla. Per cui, certo che qui non si viene pagati per offrire un servizio ma per prendere telefonate, ed è chiaro che io, lavorando per le scuole, di telefonate non posso riceverne quando tutti gli studenti d'Italia si apprestano ad andare in vacanza per tre mesi, mi preparo a nuove battaglie in nome del mio sacrosanto diritto all'automantenimento. Come se non bastasse avendo lavorato per due cooperative diverse nel 2008, quelle che si sono scambiate l'appalto, risulta che ho avuto due datori di lavoro e invece che intascare una manciata di accrediti dallo Stato mi aspettano altre tasse da pagare. L'avessi richiesto io di lavorare per due "padroni" diversi potrei capirlo, cose che ti stufi di un posto e ti licenzi per andare a lavorare da qualcun altro, o che invece di un lavoro a tempo pieno ti è riuscito solo di metterne insieme due o tre a part-time per mantenerti...no, non ho chiesto niente, né nessuno mi ha chiesto se mi andasse bene. Ed è questo il punto del precariato esistenziale: ti trovi a prendere quello che avanza ad altri, se avanza, con l'invito a stare zitto e non lamentarti neanche, per poi scoprire ogni giorno di più che montano nel tuo animo sentimenti simili nella loro negatività, ma profondamente diversi: l'invidia, il sospetto, il disincanto, la rabbia. Tutti cattivi consiglieri. In questo stato d'animo si è drogati di cambiamento, lo si cerca a qualsiasi costo, come reazione spontanea all'apatia e alla rassegnazione, trovandolo magari in cose sbagliate e ancora più instabili. Credo di aver bisogno di tranquillità. In questi mesi ho ricevuto attacchi su tutti i fronti per cose che non ho commesso né mai pensato di fare, per demeriti e errori di cui non mi sono macchiato: sono stufo di dover sempre dimostrare agli altri qualcosa, soprattutto a chi non merita dimostrazioni e spiegazioni e non fa che danneggiare il prossimo e umiliarlo senza il minimo senso di colpa! Ciò che cerco di fare è il massimo che posso offrire in questo momento, per poi ricevere, se va bene, il minimo indispensabile per sopravvivere e sentirmelo anche rinfacciare. Ho i miei sogni, i miei progetti, le mie aspettative, come tutti, e mai una persona che mi cerchi nei momenti bui per chiedermi come sto, che ci sia anche se non mi aspetto che lo faccia, o che insista per vedermi quando sono io a dire di no. Ho bisogno di uscire dal mio inverno.

postato da: Iburo alle ore 14:29 | Permalink | commenti (1)
categoria:amici, vita da single, tra me e me, altre cose che faccio
lunedì, maggio 25, 2009

Ebbene sì, chiunque a Torino avesse detto, anche solo una settimana fa, che non avrebbe mai comprato il decoder e che, piuttosto, si sarebbe fatto una scorta di film in dvd per supplire all'assenza della tv, si è subito ricreduto. Tra questi io, alla modica cifra di 30 euro, non certo perché mi mancasse Fede - al limite la Capulli - ma perché sul digitale c'è una pletora di canali tematici ricca e variegata. Pensate a chi, come me, costretto a stare a casa la sera, perché, magari, non ha sempre soldi da spendere fuori, deve districarsi in uno zapping di reality idioti, fiction similscadenti e teatrini politici, per poi arrendersi e spegnere la tv. Fortuna che non mancano mai un buon libro da leggere o un bel cd da mettere su. Ma ho detto, magari sul digitale qualche film più decente o qualche programma migliore lo si trova. In linea di massima i canali che seguo di più sono Rai 3, La 7, Rai 4, Iris, Boing, All Music e Grande Tennis. Non mancano qualche puntatina a Rai Gulp, Coming Soon, Rai Sport e JBTV. Cosa manca a questa offerta? Di tutto e di più, direi. Considerando che il digitale consente spazi pressocché infiniti e sconosciuti alla linea analogica, si potrebbero aprire canali tematici nuovi anche senza puntare al fantomantico, diabolico audiance. A Tv Talk, sabato mattina, Leo Gullotta, ospite della trasmissione, chiedeva a pieni polmoni che si riservasse un canale al teatro. Richiesta che, in un sistema culturale come quello italico rimarrà, a mio parere, purtroppo disattesa. Mentre cinema, sport e musica sono intrattenimenti anche troppo rappresentati in televisione, manca una vera rivoluzione contenutistica che copra tutte quelle branche della cultura mai esplorate fino a adesso, per paura che in termini economici non rendessero abbastanza. Un canale dedicato esclusivamente all'editoria, ad esempio, con interviste, anticipazioni, presentazioni, eventi e, perché no, trasposizioni da libri (cinema, fumetti e teatro). Oppure uno sull'arte e il suo patrimonio, uno serio sui viaggi e la conoscenza delle culture del mondo, uno ancora sulla natura. Magari li guarderanno in quattro persone, ma sarà sempre un modo per rendere la televisione un servizio utile e pluralista.

postato da: Iburo alle ore 12:53 | Permalink | commenti
categoria:proposte, vita da single, dibattiti, bella cosa
martedì, maggio 19, 2009

Qui di seguito pubblico l'intervista che lo scrittore Andrea Borla mi aveva fatto a proposito della prevista uscita del mio nuovo romanzo.

Uno sguardo all’editoria italiana: perché qualcuno dovrebbe comprare e leggere un tuo libro?
Questo è il tipo di domanda che mi mette in difficoltà, anche perché è difficile convincere qualcuno a comprare un libro di un autore che non conosce in un Paese dove oggettivamente godersi qualche pagina di una storia scritta (e non raccontata nelle canzoni e nei film) è un hobby per pochi fortunati. Perché non leggerlo, però? Ci sono autori che non sanno cosa vogliono raccontare, che al primo libro hanno esaurito le loro idee, ammesso che ne abbiano mai avute, e passano il resto della loro carriera a riscrivere lo stesso libro. A me piace raccontare di tutto, abbracciare più generi, ed ecco che si ha la sensazione di leggere qualcosa di mio – perché il mio stile è riconoscibilissimo – ma ogni volta molto diverso.

Parlaci della tua ultima opera.
Il mio ultimo romanzo è la storia visionaria di un pittore. Immaginate di avere De Chirico o Modica e raccontare la loro storia, per poi scoprire che quanto c’è di surreale e metafisico nei loro quadri esiste anche nella loro esistenza privata. Per Giacomo, il protagonista di Le note di Nancy, è un po’ questo ciò che capita, la sua vita è fatta di incontri, disavventure, segni e messaggi segreti. Quest’opera, inoltre, è molto femminile, ci sono numerose donne che ruotano attorno al protagonista: quella che ama, quella che lo ama, la sua migliore amica, la parente stretta che è anche ottima confidente, un’altra un po’ strana che sa capirlo. Ma ciò che affascina di tutto l’affresco, per restare in tema, sono le strane visioni del pittore che è spesso imprevedibilmente divorato dalla sua vena creativa e che a queste visioni deve cercare di dare un senso. È un po’ il mistero attorno a cui ruota l’intera vicenda.

L’ultimo nato è sempre il libro preferito di chi lo scrive o c’è qualcosa nel tuo passato a cui sei ancora molto legato?
C’è solo un romanzo, ancora inedito, che reputo la mia opera migliore, ma ci sono comunque storie che ho scritto e che non vedevo l’ora di far leggere. Le note di Nancy è una di queste. È un romanzo che ho cominciato a scrivere diversi anni fa e su cui ancora di recente sono intervenuto, molto sofferto quindi. Ho dovuto lavorarci molto prima di esserne soddisfatto, chissà che impressione mi farà tra dieci anni. Però per adesso penso di aver fatto un buon lavoro. L’ultimo arrivato ti riempie sempre di gioia, attesa, impazienza, ma un autore non dimentica i suoi passati romanzi come un padre non dimentica nessuno dei suoi figli.

La cosa migliore e la peggiore che hanno detto di un tuo libro.
Una mia amica di Bari una volta mi ha scritto di essersi chiusa in camera per leggere quello che, allora, era il mio nuovo romanzo, e di non esserne uscita prima di averlo finito, perché non riusciva più a smettere. Questa è stata la cosa più bella che da autore potessi sentirmi dire. All’opposto c’è anche chi mi ha detto di non aver provato niente leggendo una mia storia o, addirittura, cosa ben peggiore, qualcuno che ha sostenuto di non essere interessato a leggere qualcosa di mio perché non mi conosceva nessuno. Spero che quella persona si sia pentita di essersi espressa in questo modo.

Progetti in cantiere?
Tanti, troppi. Praticamente ogni tre mesi ho un’idea che mi balza in testa e mi viene di scrivere. Ho molti libri fermi in attesa di essere completati, per non parlare di tutti quelli che aspettano di essere pubblicati, una decina. Ma sicuramente il mio progetto più ambizioso è un ciclo fantasy, cui ho dato il titolo Cronache di Altri Mondi, composto da quattro libri le cui trame sono di per sé scollegate, ma con numerosi riferimenti tra una storia e l’altra (il nome di un posto, la comparsa di personaggi utilizzati già in altri libri, vari cross over). È un progetto molto interessante che, purtroppo, richiede molta concentrazione e, attualmente, questa è la cosa che mi manca di più.
domenica, maggio 17, 2009

Ieri dopo due anni sono tornato in Fiera...quale?...per chi scrive la Fiera è una sola. A convincermi è stata la possibilità di presentare il mio nuovo romanzo, a cui ho già accennato. L'ultima volta che ho presentato un mio libro, nel lontano 2004, non è andata per niente bene, ho trovato una persona poco disponibile che non ha avuto il minimo rispetto per me e la mia scrittura. Questa volta no, ho potuto conoscere il mio nuovo editore, o meglio i ragazzi delle edizioni Tespi che sono venuti in Fiera con lo stand. Li ho trovati competenti, motivati, entusiasti, hanno portato il vino per accompagnare le presentazioni, ci hanno fotografati mentre leggevamo, ci hanno permesso di mettere in mostra i nostri libri anche se lo spazio a nostra disposizione era modesto, ma ugualmente hanno saputo trarne il meglio che potevano. Per la prima volta ho letto un brano di un mio libro in pubblico ed è andata molto bene. E poi è stata l'occasione per rivedere molti amici e alcuni collaboratori, tra cui Gordiano...mio editore per ben tre libri...che è venuto in Fiera a presentare il libro su una blogger cubana da lui tradotto per Rizzoli, Ana Paula Difranco, pittrice e grafica che ha realizzato le illustrazioni per il mio romanzo Aurora d'Inverno, e poi Andrea Borla con il suo romanzo  Odio, Maurizio Cometto per una volta da spettatore, Paola Cannatella che presentava il suo nuovo volume a fumetti. E poi tanti amici che sono passati a trovarmi e si sono fermati al reading. Sono stato in Fiera da mattina a sera, alla mia Fiera, ignorando per una volta quella più cotonata dei vari Faletti, Carofiglio e Eco, a cui non hanno chiesto certo di pagare per entrare, a differenza dell'obolo di 5 euro che a me è toccato versare. Ma la spesa è stata ripagata.

mercoledì, maggio 06, 2009

Nell'attesa che il mio nuovo romanzo veda la luce, quindi, mi guardo intorno nell'aere letterario non senza sconcerto e noia. In un paese in cui tutti si fregiano del titolo di scrittore, dimenticando che una volta con questo termine si definiva una professione ben precisa, sembra che nessuno si interroghi abbastanza su cosa vuol dire scrivere. Per prima cosa si racconta una storia attingendo anche alla storia personale, ma più in generale alla storia di una generazione e, nella fattispecie, a quella di chi, tra quanti conosci, a quella generazione appartiene. Non sempre si ha tutto in mente dall'inizio, non sempre basta fare scalette perché se il dover di precisione imporrebbe la completa fedeltà e adesione a quello schema precotto, in realtà diventa complicato rispettarlo quando, procedendo con la stesura, si insinuano altre idee che non potrebbero che innalzare il piacere della scrittura e, di conseguenza, della lettura. A volte il risultato è impeccabile, altre volte un po' più traballante, ma è così che scrivo. Ci sono libri che ho scritto senza una pausa, altri per cui ci sono voluti degli anni, e Le note di Nancy è uno di questi. Che poi ci stia mettendo anni anche a pubblicarlo quello è un altro paio di maniche. Ma dopo aver parlato del narrato bisognerebbe concentrare l'attenzione su coloro attorno a cui la storia si muove, cioé i personaggi. Parlando di Nancy lo scorso post non ho precisato che lei non è affatto la protagonista del romanzo, pur godendo del prestigio di far parte del titolo, ma è a suo modo determinante per le evoluzioni del medesimo, ed è senz'altro un comprimario che, per chi apprezzerà il libro, farà fatica a farsi dimenticare. Per adesso è solo un prodotto della mia fantasia, acquisterà anima e corpo reali quando i lettori potranno conoscerlo, poiché è così che vivono i libri: leggendoli. Mi piacerebbe che chi legge potesse cogliere un poco della fatica e del gusto del mestiere di scrivere. E invece spesso chi compra un libro non bada a questo ma al nome dell'autore, e neanche troppo come questo nome se l'è costruito, affondando con questa leggerezza il 90% della produzione italiana, fatta di veri mestieranti e non ti imbrattacarte. Chi scrive con professionalità e passione non lo fa per mettere il proprio nome anche sulla copertina di un libro, dopo averci riempito già rotocalchi e telegossip, o per raccontare la propria storia, ma per raccontare delle storie per se stessi e per gli altri, imparando a mettersi da parte per lasciare posto ai suoi personaggi.

postato da: Iburo alle ore 09:28 | Permalink | commenti (4)
categoria:i miei libri, dibattiti
martedì, maggio 05, 2009

Nancy la sto aspettando da almeno due anni, da quando mi ha detto che sarebbe arrivata a casa mia, non senza farsi pregare, come tutte le donne. Sa che più le desideri più si fanno desiderare. Mi chiedo se è colpa sua o di chi le ha impedito di arrivare, col tempo è cambiata, si è fatta più bella e adesso posso dire che magari averla aspettata non è stato poi un male. Un'altra come Nancy la aspetto da ancora di più, da quando, nel novembre 2006 ho incontrato Aurora. Con Aurora non è durata molto, forse non ho avuto abbastanza tempo di occuparmi di lei o forse ho fatto fatica a far capire agli altri quale bellezza nascondesse. Nancy mi sembra bella ma più complicata, e presto dovrebbe arrivare. E' da prima di Natale che me lo promette. Qualche giorno di pazienza, giura. Così da poterla presentare a tutti. Presentare lei e la sua storia, con il suo amico e vicino Giacomo, pittore surrealista e sognatore, dalle cui visioni ella è coinvolta suo malgrado. Nancy. Presto a casa mia? No, magari in libreria.

 

postato da: Iburo alle ore 21:47 | Permalink | commenti
categoria:i miei libri, universolibri