venerdì, aprile 29, 2005

Non c’è stagione in cui non pensi, quando passo dal centro, come sono belle le piazze della mia città, che non trasudano solo storia e arte, ma anche profumi, rumore di passi, conversazioni ovattate. Per associazione, credo che l’Italia, senza le sue piazze, non sarebbe la stessa, perderebbe molta della sua identità e della sua creatività. La creatività genera creatività, la alimenta, la indirizza. Un po’ come per poter scrivere bene bisogna essere dei grandi lettori. Non parlo solo delle grandi piazze che tutti conoscono o di cui hanno già visto almeno un’immagine, ma anche di quelle piccole, magari un po’ appartate, nascoste, che si svelano solo dopo aver speso del tempo per cercarle, non si offrono senza un po’ di fatica. Però poi te ne innamori, ti entrano dentro e restano con te per sempre, colloquiano con la tua anima.  Purtroppo anche con l’arte abbiamo imparato da tempo a fare mercanzia, a stilare classifiche, primati, paragoni idioti. Città che si fanno la guerra per il turista in più, o si gemellano per avere lo foto in copertina, e chi non c’è non esiste o non vale niente. Abbiamo proiettato nell’ambiente in cui viviamo - che non appartiene mai solo a noi ed è in primo luogo espressione di numerosi processi di cui non teniamo mai conto – la nostra mania di abuso, di sopraffazione. Credo che questo dovrebbe finire, perché la bellezza del paesaggio e dell’arte sono qualcosa di intimo, che non può essere contaminato o svenduto.

 Buona passeggiata nei prossimi giorni, a chi leggerà questo post. Bisogna vivere un po’ anche con gli occhi all’insù…

 Invito, chi vorrà, a lasciare nei commenti una foto di una piazza della sua città a cui tiene molto.

 

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mercoledì, aprile 27, 2005
 

TANZ BAMBOLINA

Tanzen automatic balla ballerina.

Voulez vous dancer? Balla me pop music.

Gioca bambolina, gioca col mio amore

Quieres tu baillar ? Do you wanna dance?

Come faccio a dirti vuoi ballar con me

 se non riesco a dirti voglio star con te

Ma come faccio a dirti vuoi ballar con me

se non riesco a dirti che ti amo già.

Amami, baciami, amore ti amo, voglio ballare con te.

Amami, baciami, ich liebe dich, ti amo, je t’aime, I love you.

Tanz mit Europa, balla bambolina

In italien tanzen, balla in bikini

Tanz Arlecchino, automatic clown

Bailas Colombina, dancing rock’n’roll.

Come faccio a dirti vuoi ballar con me

 se non riesco a dirti voglio star con te.

Ma come faccio a dirti che ti amo già

se non riesco a dirti vuoi ballar con me

Amami, baciami, amore ti amo, voglio ballare con te.

Amami, baciami, ich liebe dich, ti amo je t’aime, I love you.

Balla kleine puppe, spiel mit pop music.

Come faccio a dirti vuoi ballar con me

 se non riesco a dirti voglio star con te.

Ma come faccio a dirti che ti amo già

se non riesco a dirti vuoi ballar con me.

Amami, baciami, amore ti amo, voglio ballare con te.

Amami, baciami, ich liebe dich, ti amo je t’aime, I love you.

Balla kleine puppe, balla bambolina

Tanzen automatica, balla mit pop musik

Balla balla stella, tanz schoner stern

Tanzen maccheroni, tanzen techno etnik

Tanzen Tanzen.

 

postato da: Iburo alle ore 21:49 | Permalink | commenti (12)
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domenica, aprile 24, 2005

Per restare in tema con il precedente post, consiglio un film bellissimo che ho visto questo pomeriggio, dal titolo Spanglish. Non che i cinema attualmente grondano film belli da tutti i pori, ma in una giornata piovosa, una normalissima domenica, seppur inutilmente ecologica, uno giustamente va al cinema. E' imbrocca un gran bel film, che scorre bene e tocca nel profondo, da vedere quindi non necessariamente nelle domeniche uggiose, ma secondo me da vedere. Un plauso a Adam Sandler, che ha dimostrato di non essere un semplice attore comico, ma di saper anche interpretare un bel ruolo drammatico. Poi c'è una Paz Vega difficile per scordare, sia per bellezza che per bravura, che ha dato voce a un personaggio davvero forte. E, infine, terza prova d'attore da sottolineare, quella della piccola Shelbie Bruce, la figlia della Flor Moreno interpretata dalla Vega. L'argomento è la difficile integrazione della popolazione ispanica nella società americana, la riluttanza a concedere spazio al nuovo per rinunciare un poco alle proprie cultura e lingua, difficoltà presente molto più nella madre che nella figlia. Non è una commedia, anche se così viene propinata, sebbene ci siano alcune scene davvero esilaranti. Di più non voglio dire di questo film, vi invito nuovamente ad andare a vederlo. Solo una piccola considerazione. E' stato calcolato che fra non molti anni la maggioranza della popolazione degli Stati Uniti sarà di origine ispanica. Che America sara?

Spanglish

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sabato, aprile 23, 2005

Ieri sera, dopo diversi mesi, sono tornato nel mio ristorante cinese preferito, che per fortuna è a pochi isolati da casa mia. Lo consiglio a tutti, per la cortesia della proprietaria con cui ci diamo del tu e la buona cucina a prezzi davvero abbordabili. Ma è solo una piccola goccia di esotico a Torino, come è immaginabile sia guardando quello che sta succedendo in ogni grande città italiana, da Palermo a Trieste, da Genova a Bari. Ci sono interi quartieri da noi che sono abitanti da una maggioranza, o quantomeno da una considerevole percentuale, di stranieri provenienti da ogni continente. Sono passati alla cronaca anche per fatti di razzismo e disagio sociale – qualcuno si ricorda di Porta Palazzo e San Salvario? -, ma stanno cambiando in fretta, tanto da essere tra le zone più frequentate della città proprio per i locali e i negozi di artigianato. Trovo che tutto questo sia un bell’esempio di integrazione e la dimostrazione del bisogno di dialogo e reciproca conoscenza che interessa il nostro paese, sempre meno europeo. E mi accorgo che al di là del timore che ogni tanto prende anche me sul crescente grado di delinquenza nella mia città, sono davvero contento che questo cambiamento sia avvenuto, portando una vera ventata di freschezza e novità, di curiosità verso usi e costumi che non ci appartengono ma che stiamo imparando ad accettare e ad apprezzare. Di recente mi è capitato di conoscere diversi ragazzi stranieri, a cui dedico questo post, che apparivano spesso spaesati ma desiderosi di imparare a parlare come noi, a entrare nel nostro ordine di idee, senza per questo rinunciare alle loro origini e alla loro cultura. Questo ha aiutato noi italiani a riscoprire – e non a rinunciare, come sostiene qualcuno – l’importanza di avere un’identità. C’è che vorrebbe che avvenisse il contrario, che gli stranieri o gli extracomunitari in Italia si omologassero a noi, per poter prevedere i loro comportamenti, con la convinzione ipocrita e meschina che chi viene da noi – e soprattutto è più povero di noi – lo fa per delinquere e farci del male. Credo che avremmo tutto da guadagnare dal dialogo, si tratta solo di imparare a dialogare, perché parlare senza ascoltare, con la presunzione di essere dalla parte del giusto e che le ragioni degli altri non ci interessino o non hanno importanza, è l’unico modo che esista per non dire niente.

Foto di Simona Caleo

 

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giovedì, aprile 21, 2005

Pensavo che sarei entrato in una biblioteca con un grande androne ordinato e luminoso e una persona all'accoglienza che indirizzava ai diversi locali. Pensavo, visto che stavo per entrare nella biblioteca della Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici. Invece mi sono trovato in uno stambugio di appena due stanze, una delle quali affrescate, con una statua di Carlo Alberto che con l'espressione corrucciata mi fissava dall'alto del suo basamento, con lo statuto in mano. Ecco dove passerò i prossimi due mesi, un posto che in pochi hanno visto ma che è al centro di un sacco di progetti, in uno dei palazzi più famosi e belli di Torino, a due passi dal Parlamento Subalpino, dove nacquero Vittorio Emanuele II e l'Italia: Palazzo Carignano. E giù con altri miti, questa è una reggia sabauda ed è patrimonio dell'Unesco, cosa riserverà. In effetti il viaggio di presentazione di me e della mia collega per gli infiniti e labirintici locali e corridoi del palazzo, dove per arrivare a prendere un caffè alla macchinetta devi chiedere aiuto a Batman, è stato eloquente in merito. Robe da film di spionaggio americano. Dove sono, al Pentagono? -  ho pensato. Ho l'impressione che questi giorni saranno lunghi, e che tornerò spesso a casa stanco marcio come oggi, magari senza fare niente di così massacrante. Ma chi lo può dire? Per adesso mi preparo a tornare ogni giorno, cinque ore a giorno, in quel monolocale che chiamano biblioteca, stipato di volumi e riviste che non si sa più dove mettere, dove persino nell'armadio per depositare le nostre borse ci sono pile di fascicoli. Credo che presto non avrò più voglia neanche di guardarlo, un libro. E poi mia madre non ha forse ragione quando dice che devo tenere più ordinata la mia stanza?

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lunedì, aprile 18, 2005

La gente sta impazzendo, e quello che succede nelle nostre strade ne è la dimostrazione lampante. Non parlo delle corse clandestine nei corsi metropolitani, nè delle aggressioni nelle vie semibuie sempre più frequenti. Parlo di gente normale, che in macchina fa le peggior cose. Non nascondiamocelo, alla guida ciascuno di noi tira fuori il peggio di sé. Io per primo, che sono sempre paziente, quando guido me la prendo pure con gli aerei, anche se loro sono lassù e non possono attraversarmi la strada (almeno che a Torino non decidano un giorno di fare un aeroporto stile Gibilterra). Però mi fermo alle parole, cerco di non insultare nessuno e rispetto le precedenze, non mi prendo ciò che voglio come fanno in molti, probabilmente prepotenti nelle piccole come nelle grandi cose della vita che in macchina esprimono solo la loro voglia di prevaricare. Parlo di chi esce dal parcheggio e pensa di avere la precedenza, di chi interpreta il rosso come un invito a spingere sull'acceleratore, di chi in tangenziale è alle tue spalle ma imbocca per primo e ti sorpassa, chiaramente impedendo a te di entrare, di chi per svoltare a un incrocio pensa che tu ti diverta a trovartelo sulla tua carreggiata e ti costringe ad aspettare che si tolga dai maroni, all'autista di pullman che siccome deve partire dalla fermata meglio che non ti abbia al lato se no ti travolge (e a Torino è meglio lasciarli stare gli autisti di pullman in questi giorni...), ai tassisti che potessero ti salirebbero sopra pur di arrivare prima, ai carrattrezzi (stessa roba) e ai rappresentanti dell'ordine, che per loro avere la sirena accesa o meno è lo stesso, il codice stradale per loro non vale, primi fra tutti i vigili, che si divertono a togliere punti alle patenti ma quando capita a uno di loro di beccarsi la batosta manifestano in piazza contro il collega che si è permesso di fargli le scarpe (robe da film di Alberto Sordi). A tutto c'è una spiegazione, anche a certe donne al volante (alle mamme capita più spesso) che se vedono che sei un ragazzo alla guida ti tagliano la strada perché se non le fai passare sei uno sporco maschilista.

 Sarà che a Torino ci sono corsi larghi e rettilinei - se ne accorgono i forestieri che non capiscono la distinzione di viali centrali e controviali - per cui a una certa ora, quando i semafori saltano, tutti si sentono in diritto di comportarsi come a Indianapolis, ma almeno qui è così che si guida, anche quando i semafori "spenti" - come si dice in gergo - non sono.

 A mio padre, tanto per dire, in pochi mesi ne sono capitate due davvero simpatiche. La prima a novembre, quando uno scemo alla guida dell'auto della ragazza, esce dal parcheggio in retromarcia e prende in pieno lui che sta svoltando l'angolo.

"Ah, io non pago. Non è colpa mia, mica ho cento occhi per vedere dappertutto dove vengono le macchine. IO NON HO TORTO!" Ora, a parte che la prima regola che si impara a scuola guida è che se uno esce da un parcheggio e ti tocca ha sempre torto. E poi lui dietro doveva guardare, visto che andava indietro, mica in cento posti.

L'ultima stamattina, quando un cerebroleso alla guida di un furgone (vedi tassisti e carrattrezzi), non gli ha dato la precedenza guardando a sinistra invece che a destra. Domanda, domandina: dove si dà la precedenza? A chi risponde più in fretta regalo un orsacchiotto. Risultato, 2500 euro di danni.

Buona serata, comunque.

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sabato, aprile 16, 2005

Non sarà l'influenza dei polli, ma la vecchia (cara no) influenza non si smentisce mai. Arriva sempre quando sembra che almeno per quest'anno non ti toccherà e, di punto in bianco, eccola là. Arriva improvvisamente e sempre nel momento sbagliato, perché la settimana prossima, ad esempio, avrei le ultime lezioni di catalogazione prima dello stage, che comincerà giovedì. Colpevole è questo tempo pazzerello, malato anche lui, che tiene le temperature basse ad aprile. In Val di Susa oggi ha nevicato abbondantemente e qui a Torino il vento impetuoso c'ha regalato una pioggia di fine autunno. Staremo a vedere come andrà a finire. Saluti dall'era glaciale.  

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lunedì, aprile 11, 2005

Ecco una questione che non ho ben capito, ma che è all'ordine del giorno: dove sta finendo il nostro italiano? A parte la gente che non sa più parlare, che per la troppa televisione ha inziato a portare nell'uso comune modi di dire che potevano andare bene giusto nella satira e nel cabaret. Ma quando, alcuni giorni fa, una ragazza madrilena (cioè di Madrid, N.d.R.) si è lamentata perché dice che noi parliamo per metà inglese e per metà nella nostra lingua, mi sono un po' vergognato. D'accordo, gli spagnoli l'inglese non lo sanno e quindi han poco da dire. Ma neanche noi siamo 'sta cima con le lingue, il nostro maccheringlese si riconosce lontano un miglio e faremmo meglio a impararlo come si deve prima di volerlo ficcare nel nostro vocabolario a tutti i costi. Oggi visitavo il sito di un ente ambientale, e ho letto che gli obiettivi della loro attività passavano sotto la voce Mission, neanche Missione. Ma parlate come mangiate!, sarebbe il caso di dire. E che dire dei vari User Name, Redenction, Call Center, Team Leader, Satisfaction, Breafing, ecc? O l'uso di mettere la "s" al plurale quando usiamo parole inglesi? Nell'italiano le parole al plurale non hanno mai la "s", neanche quando sono anglicismi!!! Ma dimenticavo, l'italiano è una lingua che non fa tendenza, e in Italia seguire la moda sembra l'unica cosa che conta veramente. Meglio rassegnarsi...

Bandiera inglese con occhi Sfondo cellulare

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venerdì, aprile 08, 2005

Oggi...

Lacrime bianche e nere, gialle e rosse

visi solcati sulla pelle che non ha più un solo colore

Urla in mille lingue che sono una sola,

preghiere a uno stesso Padre Celeste, in nome degli stessi ideali

Un solo fratello, solo

in mezzo a un oceano di amore che china la testa e eleva il cuore

Il tuono del silenzio

e il boato di un'invocazione unanime

e i potenti della Terra che, increduli, ascoltano il suo nome

stampato sulla bocca di tutti,

di un mondo intero come un sol popolo

per un leader, un re, un uomo...

Giovanni Paolo II

O capitano, o mio capitano!

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lunedì, aprile 04, 2005

Tornando a cose più prosaiche, se così si possono definire, è capitato che allo Csea, dove sto seguendo il corso da bibliotecario, mi è capitato di incontrare una ragazza davvero carina, una peruviana di aspetto minuto, una vera apparizione. Be', lo so che posso sembrare infantile, ma ho chi domani è riuscito a crearmi un pretesto per conoscerla, anche se non starò da solo con lei, chiaramente. Però è un inizio. Poi magari non succede niente e pace, ma la vita è fatta anche di questo, vero? E poi che male c'è? Abbiamo tutti un'anima. Strano a dirsi, ma solo in questi giorni, pensando ogni tanto a lei, mi sono accorto di quanti sudamericani ci sono a Torino. Venerdì pomeriggio mi sono divertito a prestare più attenzione a questa popolazione metropolitana, e non credevo ai miei occhi per quanta gente con i tipici lineamenti meticci ho visto già solo in via Garibaldi. Curioso, vero?

 Ad ogni modo, fate il tifo per me e se c'è qualche mio collega del corso che stasera leggerà questo post, gli chiedo solo di non dirmi troppe bastardate domani... 

postato da: Iburo alle ore 22:06 | Permalink | commenti (8)
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sabato, aprile 02, 2005

 Eccolo qui, direte voi, un altro che parla del Papa. Non si parla di altro in questi giorni. Il fatto è che io non sono un giornalista e non lo faccio per scoop o perché si deve dire per forza qualcosa, ma perché credo che sia giusto dedicare dello spazio alle persone tanto amate e che, cosa più importante, meritano tanto amore. Anche per spezzare una lancia a favore di un uomo che si è dovuto sobbarcare le accuse mosse dai poco attenti – chiamiamoli così – a una Chiesa corrotta e politicizzata, senza che si pensasse che un uomo arrivato da lontano e giunto così lontano, come Giovanni Paolo II, rappresentasse, invece, la Chiesa apostolica e missionaria, quella che vuole portare speranza e pace. Papa Wojtyla è stato un grande comunicatore, un amante della comunicazione, non solo predicatore dei valori cristiani ma valido poeta del nostro tempo, capace di scrivere versi buoni non solo per i credenti ma per gli amanti della vita in genere. Ha parlato ai giovani come agli anziani bisognosi di speranza, è stato ascoltato da tutti i credi e le ideologie, ha visitato genti diverse ma unite da un vincolo di fraternità vero e sentito, ha cancellato confini e avvicinato distanze, ha varcato i cancelli dei palazzi del potere e sfidato i potenti. Pochi pontefici prima di lui sono stati in grado di fare tanto. Forse nessuno come lui. E non ha mai smesso di essere un umile polacco, sacerdote di provincia prima, poi arcivescovo di una grande città e infine capo della Chiesa. Purtroppo, però, non sempre il capo è quello che comanda, a dispetto delle convinzioni. Per cui mi piace ricordarlo come un uomo che ha conosciuto gioie e sofferenze estreme, anche se non ci ha ancora lasciato, come qualcuno aspetta con impazienza che accada, come un uomo che non si è piegato sotto la sua croce ma l’ha portata con pazienza, senza rassegnazione, non dimenticando che la vita è anche questo; che non ha ceduto alla sua malattia e non si è fatto intimorire dalle minacce di chi più di una volta ha pensato che un attentato potesse spegnere la sua voce. E’ stato un uomo molto amato e invidiato. Ha amato Dio come uno di noi potrebbe amare una donna o la sua famiglia, per cui nell’impassibilità della morte ormai prossima è l’uomo più felice del mondo, perché si sta preparando a incontrare la sua sposa, per rinnovare la sua fedeltà.

“Tu sai adattare il tuo disegno alla superficie di ogni nostro giorno”, ha scritto parlando del grande amore della sua vita. Che grande pagina deve essere stato ogni suo giorno… La sua voce mi mancherà, mi mancherà il suo sorriso.

 

 

Ferthu, Karol! Ferthu!

 

postato da: Iburo alle ore 11:31 | Permalink | commenti (6)
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