Non c’è stagione in cui non pensi, quando passo dal centro, come sono belle le piazze della mia città, che non trasudano solo storia e arte, ma anche profumi, rumore di passi, conversazioni ovattate. Per associazione, credo che l’Italia, senza le sue piazze, non sarebbe la stessa, perderebbe molta della sua identità e della sua creatività. La creatività genera creatività, la alimenta, la indirizza. Un po’ come per poter scrivere bene bisogna essere dei grandi lettori. Non parlo solo delle grandi piazze che tutti conoscono o di cui hanno già visto almeno un’immagine, ma anche di quelle piccole, magari un po’ appartate, nascoste, che si svelano solo dopo aver speso del tempo per cercarle, non si offrono senza un po’ di fatica. Però poi te ne innamori, ti entrano dentro e restano con te per sempre, colloquiano con la tua anima. Purtroppo anche con l’arte abbiamo imparato da tempo a fare mercanzia, a stilare classifiche, primati, paragoni idioti. Città che si fanno la guerra per il turista in più, o si gemellano per avere lo foto in copertina, e chi non c’è non esiste o non vale niente. Abbiamo proiettato nell’ambiente in cui viviamo - che non appartiene mai solo a noi ed è in primo luogo espressione di numerosi processi di cui non teniamo mai conto – la nostra mania di abuso, di sopraffazione. Credo che questo dovrebbe finire, perché la bellezza del paesaggio e dell’arte sono qualcosa di intimo, che non può essere contaminato o svenduto.
Buona passeggiata nei prossimi giorni, a chi leggerà questo post. Bisogna vivere un po’ anche con gli occhi all’insù…
Invito, chi vorrà, a lasciare nei commenti una foto di una piazza della sua città a cui tiene molto.
















