Già che ci sono, parlo anch'io di questa tradizione di Halloween, che come festa mi fa un po' girare i cosiddetti, non per la festa in sé, ma solo perché se è giunta a noi è solo perché gli americani hanno pensato bene di spalmarci addosso qualche altra contaminazione. Loro, preciso, perché la mitica Semhain celtica, festa pagana precedente all'avvento del cristianesimo avvenuto sotto San Patrizio, poco ha a che vedere con questa pagliacciata di zucche, dolcetti e scherzetti dei miei stivali! Preferivo il sano Carnevale delle maschere e delle bugie, che se non altro ha un'attinenza con la nostra cultura goliardica e popolare, visto che ogni città italiana ha la sua tradizione in merito. No, addio carnevale, arriva e passa senza lasciare il segno, e invece ogni anno non manca mai che nei negozi non compaiano zucche e cappelli da streghe. Cos'era Semhain, dunque, se non la festa più importante dei Celti, in cui il mondo dei vivi e quello dei morti si incontravano, in cui i messaggeri dei Syd - il paradiso anche chiamato "le Isole di Settentrione" -, dove secondo gli irlandesi vivevono in gloria i defunti che si erano distinti per coraggio e virtù, raggiungevano l'Isola di Smeraldo per portare ai vivi i messaggi dei cari scomparsi e si festeggiava per scongiurare il freddo e buio inverno del nord. Era l'opposto della festa di Beltane, alla luce dei cui fuochi si sono giaciuti Morgana e Artù ne Le Nebbie di Avalon, altra importante festa celtica in cui si celebrava la fecondità della primavera nei campi. Paganesimo, dunque, ma anche magia, amore, speranza. Altro che sfilate in costume e baggianate simili.
Buon Semhain a tutti, dunque. Non dimenticate che non c'è inverno che può nuocervi se nel vostro cuore arderà sempre una fiammella di vita calda come un falò. E buon onomastico a tutti!













