Penso che le cose, in un modo nell’altro, si mettano a posto. A volte in modo imprevedibile, altre nel momento in cui meno te l’aspetti, le guardi alle tue spalle, lontane, per ciò che sono, e ne vedi le giuste dimensioni, non macigni, ma biglie.
Il post di qualche giorno fa sul lavoro è stato al centro di questa giornata, perché ho scoperto che la mia responsabile, Laura, e una mia collega, Manuela, a volte si connettono all’Iburobar. Niente di male, il mio blog è uno spazio in rete senza filtri, chiunque può entrare, leggere, commentare. Per cui quando hanno letto quel post hanno ritenuto opportuno parlarmi, ed è stato senz’altro un bene. Laura, per l’esattezza, mi ha scritto una lettera che è stata una vera boccata d’aria fresca, un gesto che non mi sarei mai aspettato e di cui la ringrazio vivamente. Poi è stato il turno di Manu e Silvia – un’altra mia collega che spero venga spesso a trovarmi all’Iburobar – con cui sono riuscito a chiarirmi. Sono convinto che inserirsi nel proprio ambiente lavorativo richieda un cammino e rappresenti una conquista importante, perché serve a crescere e a migliorare.
Purtroppo il mio cammino, al di fuori del lavoro, dove cerco di dare sempre il 100%, a volte si copre di spettri e finisco col fare le scelte sbagliate, attribuire agli altri delle responsabilità e dei compiti che non hanno, rendermi antipatico, egoista, presuntuoso. Il mio carattere sa essere il mio migliore amico di viaggio e – qualche volta – la mia croce. Non lo rinnego, cerco di accettarlo e di migliorarlo, anche se a volte ci inciampo sopra. Se ho delle idee, e le difendo a spada tratta, non posso permettermi di imporle agli altri e di crederle migliori solo perché mie. Per cui, alla fine di questa vicenda, se ho espresso un disagio che mi apparteneva e che avrei fatto male a non esprimere temo, all’opposto, di averlo espresso nel modo sbagliato, mostrando il lato superbo di me, quello che amo di meno, quello con cui non voglio la gente mi identifichi.
So di non essere solo questo e so che l’Iburobar è, e deve essere, soprattutto un luogo di confronto, incontro e, per quanto possibile, di riflessione. Deve essere un luogo in cui regna la sincerità e la libertà di pensiero.
Non so se le persone di cui ho parlato hanno almeno in parte compreso le ragioni del mio sfogo di qualche giorno fa, ma forse la cosa importante non è questa. L’importante è che alla fine abbiamo cercato di chiarirci.
Forse stasera i macigni non saranno biglie, ma non sono neanche macigni. Forse non lo sono mai stati.