Eccomi di ritorno dalla brillante, sfavillante Costa Azzurra. In verità, non sono stato proprio a Cannes ma trenta chilometri più a ovest, a Cap Esterel. L’elemento paesaggistico più rilevante è la presenza di una distesa mozzafiato di insenature e promontori di roccia rossa, molto simile a quella di cui sono fatti i canyon americani. Bellissimo è stato, quindi, arrivare al termine di un viaggio interminabile in questa regione primitiva, con suggestive aperture sul mare al tramonto. Se c’ho messo quasi cinque ore a fare 250 chilometri in Italia, ce ne sono volute due per farne un centinaio in Francia, col treno che è arrivato in ritardo di dieci minuti. Più che un treno vero e proprio sembrava un metropolitana che percorreva tutta la costa fino a San Raphael.
Ho trascorso due giorni di mare come non mi capitavano da tempo, con un’aria che sapeva davvero di salsedine, un’acqua talmente pulita che seppur ancora fredda non mi ha scoraggiato dal fare il bagno, e sono rimasto con il gelo addosso per tutto il giorno.
Che dire dei francesi? Se il nostro è il paese dei furbi, il loro è quello dei falsi, dove solo nei negozi di artigianato fingono di sapere un po’ di italiano e fino a qualche anno fa si poteva pagare tranquillamente in lire. Sanno il tedesco, masticano l’inglese, probabilmente sanno anche l’italiano, ma comunque ti parlano in francese e quando si accorgono che non lo capisci, non per questo si sentono in dovere di venirti incontro, in fondo sei solo un turista italiano che è capitato da quelle parti, mica ti c’hanno voluto loro. E anche se gli parli inglese, loro prima ti rispondono in inglese e poi, imperterriti, riprendono a parlarti nella loro lingua fino a fartela odiare. Così, quando ieri siamo andati a pranzo in un autogrill, pieno di francesi, se mi chiedevano qualcosa in francese gli rispondevo in italiano e dicevo che non capivo cosa dicevano. Che impazzissero pure a cercare di farsi capire, non siamo mica tenuti ad andargli incontro, non li abbiamo mica costretti noi a venire in Italia.
Poi compro La Stampa e in prima pagina leggo un articolo della Mastracola che si lamenta perché in Italia tra lo studiare il francese o l’inglese gli studenti optano per la seconda lingua, solo perché più utile. E vai che la Mastracola ce la mena col debito che noi abbiamo verso la letteratura francese, e con la musicalità della loro lingua, e sarebbe un reato permettere che si estingui in Italia lo studio del francese…
Cara Mastracola, per quanto mi riguarda se mai dovessimo un giorno scoprire il debito che noi italiani abbiamo verso la Francia, non potrà mai essere maggiore di quello che questo popolo ingrato ha nei confronti del nostro paese o di quello che noi abbiamo verso l'Inghilterra; e una lingua si studia intanto perché serve, e l’inglese, oltre a essere una bella lingua, serve anche. Il francese no. Altro che cugini, i francesi non sono nostri parenti, non vogliono esserlo e questo è quanto meritano. Alé.
