venerdì, giugno 30, 2006

Renzo Piano torna a lavorare a Torino. A giugno 2007 comincerà la costruzione del grattacielo della San Paolo, che terminerà nel 2010. A me piace, sebbene Renzo Piano non abbia sempre costruito cose belle. E' un gigante di 150 metri (poco meno della Mole) e sarà l'edificio simbolo dei 150 anni dell'Unità d'Italia, nel 2011. Per pochi anni strapperà al Pirellone il primato di grattacielo più alto d'Italia, poi arriveranno le torri della Fiera di Milano... Per maggiori dettagli ho scritto un post su IncanTO

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martedì, giugno 27, 2006

È qui che scopro l’esistenza di un altro mondo, che entro nell’anticamera di un’altra dimensione, fatta di aria e vento, panna sospesa. Ma non è ancora ora di spiccare il volo che già la mia mente vaga alle folle di viandanti e viaggiatori, agli incontri e ai saluti di chi parte e di chi arriva. Se vuoi trovare l’amore vai all’aeroporto, vedrai persone che sorridono e si preparano al decollo, e si abbracciano come se dietro quella partenza ci fosse un vero distacco, né più, né meno del distacco che c’è dietro il primo tuffo in acqua, con la paura di non stare a galla e di non saper nuotare.

 Ho imparato ad aspettare e a fare progetti, a impegnare la mente e a non dar mai niente per scontato, davanti alla vetrata che dà sulla pista. Poi si parte e si arriva, ma l’anima del viaggio lo si respira solo in posti come questo, dove tutto è fatto per accontentare ogni capriccio, per far sentire a casa, non importa se casa tua sia in Canada o in Cambogia. C’è un po’ di tutto negli scaffali degli store o nei centri commerciali, sui vassoi di un self service puoi mangiare italiano o francese, cinese o messicano e sentirti ovunque, perché qui non si viene se non per andare via, mai per fermarsi. Qui non sei nel mondo, ma a un crocevia di passaggi per i quattro angoli della Terra, in punti di contatto tra società e civiltà, dove bastano poche ore - un’impennata verso il cielo, un sorvolo, una planata – e cambiano prospettive e passioni, riflessi e riflessioni, si spiazzano certezze, si superano divisioni. New York, Venezia. Tokyo, La Valletta. Il tutto e il di più. Prima di andare.

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venerdì, giugno 23, 2006

Formigoni e formiche a parte - questa è stagione adatta per l'invasione degli insetti e dei politici - questa settimana è stata molto impegnativa, perché ho deciso di dedicare i pomeriggi liberi alla stesura di un nuovo libro. E' un romanzo che avevo cominciato a scrivere più di un anno fa quando seguivo il corso da bibliotecario allo CSEA e che ho finito solo oggi. Considerando che non avevo più in mente di scriverlo, a volte può capitare che quello che sembra inizialmente un buono spunto per un libro si riveli poi un'idea sterile, questo romanzo non può che essere una bella sorpresa. A fatti indubbiamente autobiografici ho mescolato situazioni completamente inventate, innaffiando il tutto con del sano umorismo che spero funzioni. L'ho già mandato in lettura a un editore, vediamo cosa mi diranno. Se mai qualche bibliotecario di mia conoscenza si trovasse casualmente a passare dall'Iburobar in questi giorni, sappia che i personaggi del romanzo sono del tutto immaginari, anche se alcuni sono ispirati dai miei (nostri) compagni di corso. Ah, il titolo è Mariposa (farfalla in spagnolo) e nella storia anche i blog hanno un posto di tutto rispetto.

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giovedì, giugno 22, 2006

Quest'uomo io non lo posso più vedere, è dappertutto, se potessero lo farebbero giocare persino in nazionale, lo metterebbero a fare la velina da Amadeus, pur di darci modo di vedere la sua faccia sorridente che sembra voler dire: è tutto ok! Un uomo da campagna elettorale, anzi da campagna referendaria, da VOTA SI' così l'Italia diventa tutta una grande Lombardia, vuoi mettere? il modello a cui tutti aspirano, con la migliore sanità, i migliori servizi, il meglio del meglio. Ma dove, gli scandali scoppiano anche là, che tutto il mondo è paese. Prova a prendere il treno a Milano nell'ora di punta, quello delle Ferrovie Nord che riporta i pendolari a casa, ogni due posti a sedere uno è occupato da una pantegana, che poverina anche lei deve spostarsi in fretta, vuoi toglierle il lusso di poter viaggiare comoda? E nma la Lombardia è la seconda regione economica dopo la Baviera... sì, ma vai a vedere come funzionano i servizi in Baviera, e poi mi dici. E Calderoli, che non sta mai zitto, gliel'ha detto il medico di parlare sempre e comunque, fa: "Chissà perché gli abitanti di Reggio Calabria vanno a farsi operare a Milano e non accade il contrario", col suo solito falsetto, che qualcuno non crede mica che un essere umano possa avere una voce del genere. Ma sottoprodotto Disney che non sei altro, credete che facendoci vedere la bella faccia del tizio qui sopra gli ospedali al sud migliorino, il Mezzogiorno di sollevi dai suoi guai? Ma ce ne vuole di fantasia! Perché non ci fate vedere ogni tanto il governatore della Calabria o della Campania, così magari ci parlano dei problemi che ci sono giù e il paese li conosce anche, visto che non li dice mai nessuno. Non dico sempre, ma almeno qualche volta date voce a chi non ha voce.

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domenica, giugno 18, 2006

Ieri Torino doveva sembrare un po' un ombelico, del mondo, d'Italia, anche solo l'ombelico delle ragazze esposto al sole sempre e ovunque, in giro sotto i portici, nelle piazze e sui tram. Dava davvero la sensazione di essere al centro di qualcosa, con il via vai di vespe (non gli insetti) che ronzavano sulle strade per il raduno europeo di tre giorni, il gay pride tanto discusso che ha sconvolto e incuriosito allo stesso tempo e i bersaglieri che strombettavano in Piazza Castello con i loro pennacchi. Bella festa, insomma, sembrava di essere ancora sotto le Olimpiadi. In realtà io sono andato di mattina all'università per cercare dei libri in due biblioteche rivelatesi, poi, chiuse, segno che a parte alla Ruffini e alla Solari, tutti gli altri bibliotecari dell'università il sabato mattina dormono. Il pomeriggio sono tornato in centro per partecipare all'inaugurazione della mostra personale di pittura di Carmen Lo Turco, una mia amica davvero brava col pennello che non vedevo da circa due anni. Se volete dare un'occhiata ai suoi quadri, questo è il suo sito:

http://xoomer.virgilio.it/cloturco

 Bella la sede dell'esposizione e belli i quadri, con in sottofondo le onnipresenti vespe che scorreggiavano in via Po a tutto gas. Non contento ieri sera mi sono concesso anche la partita della nazionale in compagnia. Le uniche cose belle sono state la radiocronaca della Gialappa su Radiodue e Tardelli che umiliava quell'idiota di De Rossi in diretta. Poi siamo passati ad altro, perché diaciamocelo, ogni occasione è buona per parlare dei Mondiali e della nazionale, ma quando questa squadra di pompati e miliardari deve giocare con l'eleganza e la coordinazione di un gruppo di ottantenni, con tutto rispetto per gli ottantenni, viene davvero la voglia di mandarli a pulire le strade, altro che veline e sponsor. Il buon Rupert, padrone di casa, ha messo su i DVD di Star Trek Voyager e ci siamo visti qualche episodio sul maxischermo, prima di andare a nanna. Viva l'Itaglia. Hic!

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mercoledì, giugno 14, 2006

Mamma che mazzata! In Francia qualcuno deve essersi offeso per ciò che ho scritto e in regalo mi ha mandato gli effetti gastrointestinali della Novel Cuisine (non so neanche se si scrive così), misti a quelli dei virus intestinali che a Torino spacciamo come souvenir un po' come a Venezia le gondole. Se in giro c'è un virus a Torino passa sempre. Questo prima ha colpito mia madre, al rientro a Torino domenica sera, e poi in una notte me e mio padre. Meno male che ci sono il plasil e i fermenti lattici che risolvono tutto, prima o poi. Per adesso gli effetti sono blandi, sto leggermente meglio, se no sarei ancora a letto a colloquiare con il mio pappagallino che dalla gabbia mi fischietta Your're beautiful. Che dolore!

 

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domenica, giugno 11, 2006

Eccomi di ritorno dalla brillante, sfavillante Costa Azzurra. In verità, non sono stato proprio a Cannes ma trenta chilometri più a ovest, a Cap Esterel. L’elemento paesaggistico più rilevante è la presenza di una distesa mozzafiato di insenature e promontori di roccia rossa, molto simile a quella di cui sono fatti i canyon americani. Bellissimo è stato, quindi, arrivare al termine di un viaggio interminabile in questa regione primitiva, con suggestive aperture sul mare al tramonto. Se c’ho messo quasi cinque ore a fare 250 chilometri in Italia, ce ne sono volute due per farne un centinaio in Francia, col treno che è arrivato in ritardo di dieci minuti. Più che un treno vero e proprio sembrava un metropolitana che percorreva tutta la costa fino a San Raphael.

 Ho trascorso due giorni di mare come non mi capitavano da tempo, con un’aria che sapeva davvero di salsedine, un’acqua talmente pulita che seppur ancora fredda non mi ha scoraggiato dal fare il bagno, e sono rimasto con il gelo addosso per tutto il giorno.

 Che dire dei francesi? Se il nostro è il paese dei furbi, il loro è quello dei falsi, dove solo nei negozi di artigianato fingono di sapere un po’ di italiano e fino a qualche anno fa si poteva pagare tranquillamente in lire. Sanno il tedesco, masticano l’inglese, probabilmente sanno anche l’italiano, ma comunque ti parlano in francese e quando si accorgono che non lo capisci, non per questo si sentono in dovere di venirti incontro, in fondo sei solo un turista italiano che è capitato da quelle parti, mica ti c’hanno voluto loro. E anche se gli parli inglese, loro prima ti rispondono in inglese e poi, imperterriti, riprendono a parlarti nella loro lingua fino a fartela odiare. Così, quando ieri siamo andati a pranzo in un autogrill, pieno di francesi, se mi chiedevano qualcosa in francese gli rispondevo in italiano e dicevo che non capivo cosa dicevano. Che impazzissero pure a cercare di farsi capire, non siamo mica tenuti ad andargli incontro, non li abbiamo mica costretti noi a venire in Italia.

 Poi compro La Stampa e in prima pagina leggo un articolo della Mastracola che si lamenta perché in Italia tra lo studiare il francese o l’inglese gli studenti optano per la seconda lingua, solo perché più utile. E vai che la Mastracola ce la mena col debito che noi abbiamo verso la letteratura francese, e con la musicalità della loro lingua, e sarebbe un reato permettere che si estingui in Italia lo studio del francese…

 Cara Mastracola, per quanto mi riguarda se mai dovessimo un giorno scoprire il debito che noi italiani abbiamo verso la Francia, non potrà mai essere maggiore di quello che questo popolo ingrato ha nei confronti del nostro paese o di quello che noi abbiamo verso l'Inghilterra; e una lingua si studia intanto perché serve, e l’inglese, oltre a essere una bella lingua, serve anche. Il francese no. Altro che cugini, i francesi non sono nostri parenti, non vogliono esserlo e questo è quanto meritano. Alé.

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martedì, giugno 06, 2006

Mentre tutto tace, aspettando di essere chiamato per altre sostituzioni e, chissà, a catalogare in qualche biblioteca, ho deciso di farmi un breve viaggetto oltre confine e andare a Cannes. Be', già arrivarci sarà un'impresa, perché mentre i governi si spremono le meningi a cercare di convincere i valsusini ad accettare l'alta velocità Torino-Lione, nessuno si è ancora degnato di utilizzare meglio la plebea ferrovia ordinaria. Si sa, Torino viene prima di Milano solo quando si tratta di togliere servizi, così magari dal capoluogo lombardo ci sono duecento treni che portano ovunque, e da noi manca persino il diretto, non dico per Cannes, ma almeno per Nizza. Così, mi toccherà fare il biglietto a Ventimiglia perché, udite udite la megafigata delle ferrovie dello stato, il biglietto per una destinazione estera si può fare SOLO dalla stazione di partenza del treno diretto, cioé Ventimiglia. Avrò venti minuti per la coincidenza, il treno arriverà senz'altro in ritardo perché se no non è vero che siamo italiani, e io dovrò inginocchiarmi davanti al controllore per supplicarlo di farmi un biglietto per la Francia seduta stante senza, magari, farmi pagare la multa. Secondo voi ci riesco? Cosa non si fa per qualche giorno di mare... Arrivederci alla prossima settimana.

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venerdì, giugno 02, 2006

Ho paura a vedere un’immagine della Gioconda senza pensare che immancabilmente qualcuno attaccherà con ‘sto cacchio di Codice Da Vinci. Ieri sera, finalmente, ho pensato di soddisfare la mia curiosità e sono andato a vedere il film di Ron Haward, pensando: per far parlare di sé dovrà essere una storia incredibile, e dal momento che il film dicono sia sputato il libro, andiamo a vederlo. Mi piace la Tatou, Jean Reno è simpatico, Tom Hanks finalmente ha smesso di fare film strappalacrime e sdolcinati e magari ci mostra una prova d’attore un po’ più convincente, con una trama che sa inchiodare alla poltrona. Poi c’è Gandalf…cioè, c’è l’attore che ha fatto Gandalf…quindi, cosa posso volere di più? Parigi è una delle mie città preferite, insomma, di cose che mi interessano ce ne sono. Una volta mi piacevano anche i Templari, ma da quando non si perde occasione per parlarne non li posso più vedere.

 Vediamo ‘sto film, dunque, che comincia dopo quaranta minuti di pubblicità e un paio di trailers di film idioti, che poi sono quelli più pubblicizzati. Il film scorre un po’ sì e un po’ no, dopo mezz’ora ‘sto monaco travestito da Imperatore della Federazione di Guerre Stellari mi ha già fatto venire due maroni non da poco, però l’intrigo c’è, il film prende abbastanza. Solo che passano le ore e non finisce, va avanti, sembra finito e no, qualcosa deve sempre essere svelato, mica lo spettatore può andare a casa senza sapere dov’è il Santo Graal. Meno male che c’è Dan Brown che ce lo dice, se no mica ci pensavamo più noi.

 Finisce il film, a mio parere in modo ridicolo, è penso che se sto furbacchione americano è riuscito a fare inalberare (usiamo questo termine arcaico…) il papa con questa favoletta, io sono inalberato perché la Chiesa si è inalberata per ‘sta favoletta, ché si vede lontano un miglio che questo furbacchione voleva farsi i soldi e ha parlato di quello che alla gente piace sentir parlare. Eresia, autore blasfemo… Ma qualcuno deve essersi bevuto il cervello, ultimamente! Un libretto che se non avesse fatto successo, non l’avessero comprato che cento persone, non si sarebbe disturbato neanche un curato di provincia a spenderci due parole sopra. Solo che si parla di Vangeli apocrifi (tra cui quello della Maddalena) e si ipotizza che Gesù abbia amato la Maddalena, storia già vecchia, l’hanno già propinata almeno dieci registi; qui il gioco si fa duro. Ammesso che sia vero, per me non cambia niente, resto cristiano pari pari a prima, alla Chiesa magari cambia molto, visto che è maschilista, ma non cambia il messaggio di Cristo né il suo sacrificio in croce. Per cui, non è che ogni volta che qualcuno alza la testa e dice una piciata, allora bisogna crederci e gridare allo scandalo. Scandaloso, semmai, è aver tempo da sprecare a creare scandali che non ci sono.

 Povera Monnalisa, e povera Maddalena.

 

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