mercoledì, novembre 22, 2006

In barba all’Unione Europea e alla sua Corte di Giustizia, ci sono posti, nel nostro paese, in cui vige ancora la regola del libero scambio, come il Circolo del Lettori di cui ho parlato non molto fa. Per capirci, in questo posto – dove sono stato domenica scorsa con i tre colleghi di Fantastico d’Autore – ci si può sedere comodamente a leggere su una poltroncina in una sala affrescata e arredata come un palazzo reale, scegliendo un libro tra quelli messi alla rinfusa su tavoli, scaffali e pensiline. Chi vuole, poi, questi libri se li può anche portare via, a patto che li sostituisca con altri che dona al Circolo. Portando questi all’accettazione, verrebbero timbrati per entrare ufficialmente nel novero dei libri in lettura, e verrebbero messi insieme agli altri. Gli altri si possono “prendere in regalo”, seguendo questa semplice regola. Io, ad esempio, donando al Circolo sei dei miei libri, ne ho scelti cinque tra quelli presenti e me li sono portati via. Non so se li terrò tutti, di certo quelli che è da anni che mi riprometto di leggere, come L’Ultimo Cavaliere di Stephen King. E avendone molti che non saprei dove tenere, mi accingo a fare un’altra lauta donazione di una ventina di volumi. Il mio auspicio è che la gente li possa leggere e che qualcuno se li porti a casa, anche se quanti hanno comprato almeno una copia dei miei libri potrebbero non gradire. Spero che capiscano che di fronte a iniziative così elevate non potevo davvero tirarmi indietro. E li invito a fare altrettanto, perché c’è davvero un grande bisogno di leggere.

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martedì, novembre 21, 2006

Oggi ho avuto l’ennesima dimostrazione – nel caso ce ne fosse bisogno – del rigido e ottuso sistema formativo italiano, che non tiene conto della preparazione e del curriculum di che ne fa uso, solo dei suoi soldi.

 Dopo lungo rinviare ho deciso di andare a chiedere di poter convertire le mie pubblicazioni nei 5 crediti formativi del laboratorio di scrittura che si è obbligati a frequentare se ci si vuole laureare in Lettere Moderne a Torino (e penso in Italia). Pensate, cinque crediti cagati per un complessivo di sei libri, meno di un rapporto uno a uno. Ero certo che me li avrebbero dati senza trovare cavilli di alcuna sorta, anzi, a voler essere sincero per me andare là era una quasi formalità, ero sicuro di intascare e pensare unicamente ai due esami che mi restano e alla tesi. E invece i cavilli c’erano. Perché, udite udite, SE TU NON HAI GIÀ UNA LAUREA O NON SEI ISCRITTO ALL’ALBO DEI GIORNALISTI, IL LABORATORIO LO DEVI FARE!!! Non conta una mazza se ad oggi non esiste un albo ufficiale degli autori o se molti non si iscrivono, non conta una mazza se tu hai contratti editoriali con numerosi editori (nel mio caso quattro), la “beneamata” università con quelli al limite ci si pulisce il deretano, a meno che tu non sia un giornalista, perché sono gli unici che spesso intascano qualcosa dal loro lavoro. Cioè tu devi saper dimostrare di essere uno scrittore che ha un’attività continuativa, se no devi fare il laboratorio, se no è come se non sapessi scrivere. Mi è stato anche spiegato che in questa maniera la “beneamata” di cui sopra vuole essere sicura che tutti i laureati in Lettere abbiamo la stessa formazione di base, che consta di un laboratorio di scrittura e di uno di informatica. Si sa, se non sai leggere e scrivere sei analfabeta, se non sai niente di computer sei semianalfabeta. Per cui bisogna istruirsi, se no poi come fanno le aziende a prenderti in considerazione? Non basta che uno ha fatto 13 anni di scuola, se tu non fai questo fottutissimo laboratorio di scrittura non puoi dire di essere degno di laurearti. Per non parlare del corso di informatica, difatti, con me presente, la docente con cui ho parlato per farsi disattivare un popup ha chiamato un tecnico dei computer. A lei il corso di informatica non serve, no, lei con i computer ci va a nozze. Così, a gennaio dovrò fare la prova di ammissione (che a Lettere non è prevista per nessun altro esame se non per quelli in cui ci sono le prove scritte) e a giugno l’esame, sei mesi buttati alle ortiche per cinque crediti, meno di un rapporto uno a uno, ma forse l’avevo già detto. Stessa cosa per il corso di informatica si presume. Così, se io mi fossi trovato a poter finire la tesi per febbraio, avrei comunque dovuto aspettare fino a giugno, o forse al 2008 per laurearmi, pagando altri 920 euro, cioè il costo di un anno di università per uno studente iscritto a part-time. La “beneamata”, se può, ci prosciuga fino all’ultimo. Non è forse vero che questo è l’unico paese dove per il deposito della tesi devi pagare? E noi stiamo a domandarci come mai l’Italia è all’penultimo posto in Europa per numero di laureati pur essendo uno dei paesi in cui l’Università si paga di più, e ci chiediamo perché i cervelli emigrino all’estero invece che lavorare in madrepatria per il benessere e la crescita della nazione. Mi sembra che almeno per rispondere a questo quesito non sia necessario avere una laurea.

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mercoledì, novembre 15, 2006
Sono qui in biblioteca dopo aver discusso animatamente con un'utente che voleva prendere in prestito due libri per una settimana senza lasciare il documento. Peccato che qui i prestiti si facciano solo agli interni, gli altri possono al limite consultare i testi o portarli fuori per fotocopiarli, lasciando un documento, e poi riportarli entro l'orario di chiusura. Per cui un po' mi è anche spiaciuto di dover essere così inflessibile, ma questo episodio mi ha fatto venire in mente la faccenda del prestito a pagamento che l'Unione Europea vuole imporci e per cui la Corte di Giustizia Europea ha preso di mira l'Italia. Come dire, quando non ci pensa il nostro provincialismo a imbrigliare il libero accesso alla cultura, ci pensa quello dell'Europa, che evidentemente non accetta l'idea che i libri si possano leggere senza pagarli. Ci sono sotto gli interessi delle lobby editoriali, le varie SIAE sparse per il continente, non certo quelli degli autori, che della torta quando va bene prendono le briciole. Come autore mi sento di dire che avere un mio libro in biblioteca non può che essere una fortuna, almeno lì la gente può prenderlo senza tanti giri burocratici, è registrato, e quindi esiste, mentre in libreria o non c'è o se c'è è messo a tenere su i tavoli traballanti. Non parliamo se si tratta poi di ordinarlo, per i librai non esistono i libri degli autori esordienti. Quindi le biblioteche mi fanno un favore, e a ben vedere lo fanno un po' a tutti gli autori, perché le loro opere hanno la possibilità di diventare patrimonio di tutti e di risiedere nel luogo più adatto, le banche del sapere. Ora il Governo vuole farle diventare banche a tutti gli effetti, perché gira voce che Prooooodi, da europeista qual è, sia disposto ad andare incontro alla Corte di Giustizia Europea e a far diventare il prestito a pagamento. In realtà il Governo si accollerebbe le spese per pagare i diritti, quindi per gli utenti il prestito resterebbe gratuito, ma si sa che il nostro premier di parole se ne è già rimangiate parecchie, quindi non sarebbe una novità se si mangiasse anche questa. Io spero di no, almeno per dare un briciolo di senso alla fiducia che gli ho dato e per fare una scelta d'intelligenza che il resto dell'Unione Europea non ha fatto, tenendo conto che in Italia si legge poco e grazie a questa trovata si leggerà ancora di meno. E dire che nel Regno Unito non si paga neanche per entrare nei musei. Come faranno?
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lunedì, novembre 13, 2006

Se vi capita di passare da piazza San Carlo, concedetevi una sosta per visitare la mostra I segni del corpo, 88 scatti in Europa, Asia e Africa, fotografie di Valeria e Giovanni Baldizzone. Io ci sono stato sabato sera, in verità non avevo neanche pensato di visitarla, faceva un freddo cane, ero appena riuscito a scaldarmi con una cioccolata calda, e un mio amico pretendeva che passassimo a viderla. Robe da pazzi!!! Be', posso dire che ne è valsa la pena, e che me la sono vista nei minimi particolari, infischiandomene dei 7 gradi (che secondo me non erano sette, ma il termometro segnava quelli). E' una di quelle mostre che se la facessero a Roma ne parlerebbero su tutti i tg, su Uno Mattina, sui giornali, ma accontentatevi di vederla a Torino, se lo saprete, probabilmente, sarà solo per questo mio blog. Quindi non dite che nessuno ve ne aveva parlato e non lo sapevate. C'è fino al 21 dicembre, proprio al lato dell'"imbacuccato" Caval 'd Brons in restauro.

<B>I segni del corpo nelle strade di Torino </B>

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mercoledì, novembre 08, 2006
Ieri sera, tra Inuyasha e Beck, spaparanzato sul divano, facevo zapping è ho visto il Chiampa su Telesubalpina ospite di un programma dal titolo, se non sbaglio, Linea d'ombra. Finalmente il sindaco di Torino è ritornato a farsi vivo, ho pensato, dopo la minaccia di consegnare le chiavi della città a Palazzo Chigi se la forbicettata di Brrrrodi ai danni degli enti comunali non fosse stata rivista. Il Chiampa non ha riconsegnato le chiavi ma non ha comunque ottenuto il dimezzamento dei 192 milioni di euro (o erano 192 miliardi?) che aveva chiesto. Anzi sembra che il Governo finirà col non tenere conto delle richieste dei Comuni e ciuccerà un bel po' di soldini agli enti locali, come da programma. Però il Chiampa ha cercato di smorzare i toni della polemica affermando, nel suddetto programma, che alla fine la "padoaschiopettata" preparata da Brrrrodi non fa tutta questa differenza ai fini gestionali, il che vuol dire che i tagli ai servizi e gli aumenti dell'Irpef, nonché il ticket a pagamento per i turisti erano già previsti dal Comune, mi viene da pensare. Poi apro il giornale è leggo che la prima conseguenza della Finanziaria sarà l'annullamento della Festa di Capodanno in piazza, per cui i torinesi dovranno accontentarsi dei soliti veglioni privati e dei cenoni costosissimi al ristorante. Premetto che io alle feste in piazza non ci sono mai andato, a Torino a gennaio fa davvero freddo, ma non posso dire che non mi dispiaccia scoprire che una città che s'impone di diventare meta turistica rinunci a celebrare il nuovo anno all'aperto. Poi forse toccherà alla Luci d'Artista, le luminarie natalizie che da otto anni colorano le vie del centro e che tutto il mondo ci invidia e vorrebbe comprarci. E che dire delle inaugurazioni rinviate, come il trasferimento della GAM a Torino Esposizioni, l'apertura del megastore enogastronomico Eataly, la nuova Biblioteca Civica Centrale (i cui lavori di realizzazione non sono ancora partiti e doveva essere pronta per le Olimpiadi)? Credo che questa situazione riguardi un po' tutta Italia, ma almeno non si dica che la falciata di Padoa Schioppa non ha prodotto danni, se poi il giorno dopo sui giornali si devono leggere notizie come quella di stamattina, solo per far favore alla propria componente politica. Essere di Sinistra significa anche criticare chi ci governa male, fosse anche di Sinistra...!!!
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domenica, novembre 05, 2006

Quindi non io
Ma una canzone
Ti parlerà

Un'emozione
Cosa cos'e?
E questa qua
Non ha parole
Che posso dire
E non le dirò

Uhm uhm uhm
Che bell'amore mio
Uhm uhm uhm
Prima i tuoi occhi e dopo io

Quindi non io
Il cinguettio
Te lo dirà

T'ho amato sempre
Forse mai
Chi lo sa
Quello che provo
Non si puo dire
E non lo dirò

Uhm uhm uhm
Che bell'amore mio
Uhm uhm uhm
Prima i tuoi occhi e dopo io

Uhm uhm uhm
Che troppo amore mio
per i tuoi occhi, mi disfo io

Dove stanno fiori sto steso anch'io
Qui da oggi ai maggi luminosi
Campane di domenica e il dindondio
Che bell'amore l'amore mio l'amore mio

Dove stanno fili sto steso anch'io
Qui da oggi ad aspettar le rondini
Campane di domenica e non io
Che resto muto
Nel cigolio
Come un bambino
Che questo amore...

è mio
è mio
è solo mio...

Zucchero

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giovedì, novembre 02, 2006

Il progetto di presentazioni a quattro è partito ufficialmente sabato, quando ci siamo riuniti a Rivoli per conoscerci (io conoscevo tutti, ma gli altri tre autori non si erano mai visti prima) e prendere i primi contatti con le librerie. Siamo riusciti a fissare una prima data il 20 gennaio 2007, nella libreria Area Libri di Via F.lli Piol 11, Rivoli, un posto davvero carino che alla normale libreria associa un servizio di caffetteria e una sala per le presentazioni al piano interrato, tra gli scaffali della narrativa per ragazzi. Ora si procede con altri contatti, sembra che la disponibilità ci sia da parte di molti, solo le "multinazionali" si sono rivelate le più complicate. Sono andato in Mondadori a chiedere di poter fare una presentazione e hanno detto che loro non prendono contatto con gli editori ma con i fornitori. A nulla è servito far notare che i miei libri sono regolarmente muniti di codice ISBN e sono presenti su IBS, se non hai un fornitore con loro non presenti. Questo per fare capire che se non hai un distributore tu per loro non esisti, e men che meno il tuo editore. Ma Mondadori a parte, le cose procedono bene. Sicuramente faremo una presentazione alla biblioteca civica di Rivoli (dove ho anche lavorato) sotto Natale e possibilmente ne faremo una questo mese, anche se non sappiamo ancora dove. Adesso dobbiamo solo trovare un titolo per l'iniziativa. Abbiamo un sito http://lagunaweb.gdr.net/autori e un blog, http://vassane.splinder.com, che nei link di Iburobar compare come "Blog a quattro mani". E chi è interessato a conoscere le altre date potrà farlo andando a visitare questi nuovi spazi in rete. Il blog, inoltre, è dedicato in generale alla letteratura fantastica, per adesso ci sono io come unico moderatore ma spero che presto si aggiungano gli altri. E spero che qualcuno passi a trovarci.

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