martedì, gennaio 30, 2007

In questi giorni non si è parlato di altro che dei rinnovi dei contratti in Soprintendenza e sembra che sia un problema cronico degli enti pubblici che se hanno soldi li devono spendere in fretta e se non li hanno non li hanno e basta. Si sa che lo Stato deve far vedere che al suo interno sa fare rispettare le regole, non importa che molta gente che lavora per lo Stato è perditempo e incompetente. Ma non vado oltre, sono cose che si sanno e che non succedono solo nel pubblico, il problema è che c'è gente che nella mia stessa situazione è molto più inguaiata di me. Magari io un'altra biblioteca in cui lavorare la trovo, in più ho da occuparmi dell'Università e posso fare le sostituzioni nelle biblioteche di  Palazzo Nuovo, dove in due giorni mi sono arrivate già quattro richieste. Ma chi è laureato in Storia dell'Arte al di fuori della Soprintendenza non ha molte altre porte a cui bussare, se non i call center o i supermercati, che però di artistico non hanno niente. Per cui sono fiducioso, anche se sto ancora aspettando il miracolo del milione dei posti di lavoro in cui spero di rientrare, prima o poi.  E nell'attesa ho deciso di pubblicare infine il mio romanzo con la Nicola Pesce, a cui ho mandato il contratto firmato oggi. Spero di non pentirmene, ma ho sentito testimonianze favorevoli che mi hanno convinto ad accettare, tanto più che non devo tirare fuori una lira. Per cui preparatevi, presto ne arriva un altro.

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domenica, gennaio 28, 2007

Non vorrei sembrare disarmante, ma proprio in questi giorni non riesco a stare tranquillo. Come potrei dopo che ho saputo che da giovedì non avrò più un contratto in biblioteca per chissà quanto? Dopo rassicurazioni a novembre sulla mia permanenza per un anno in Soprintendenza con la possibilità di lavorare sul full time, di punto in bianco la capa mi si è presentata dicendomi che purtroppo non ci sono più soldi, che a novembre c'erano, adesso no: risultato? A casa, fino a data da definirsi. Potrebbe essere un mese, potrebbero essere sei, potrebbe essere mai più. Nutro un cauto ottimismo che prima o poi mi richiamino, perché la biblioteca della Soprintendenza viaggerà a basso regime, adesso, non essendoci più io che la tengo aperta tutte le mattine. Ma per adesso ciò che mi resta da fare è portare curriculum in giro, sperare nelle sostituzioni nelle biblioteche universitarie e incrociare le dita. E terminare questa benedetta università, impegno che comunque mi ero già posto e a cui non voglio rinunciare. Ma posso assicurarvi che dopo 15 mesi trascorsi alzandosi tutte le mattine con la prospettiva piacevole di avere un lavoro, farlo senza sapere cosa fare è angosciante! Difatti sono tentato di andare a bussare al call center dove lavoravo, per cercare qualcosa da loro, anche se solo provvisoriamente, nella speranza che le cose si sistemino quanto prima. E dire che solo tre settimane fa mi sembrava che finalmente tutto cominciasse a girare per il verso giusto. Quelle certezze, ora, mi sembrano un pugno di mosche.

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venerdì, gennaio 26, 2007

Sento solo voci dissonanti dentro di me, l'ennesima risacca che segue all'ondata di sconcerto che mi prende ogni volta che mi capita di sentirmi alla deriva, di non avere chances, di scambiare per un'autostrada un filo teso su un crepaccio. Se sono incubi basta svegliarsi e scoprire che è vicina la mattina, che la luce non tarderà ad arrivare, o nella peggiore delle ipotesi mi scuoterei dal sonno terrorizzato e ti abbraccerei, amore mio, pensando che ci sei tu vicino a me, che se l'unico scoglio che mi sottrae a impetuose correnti. Solo che ci sono notti che non ti vedo, che mi scopro da solo e ti cerco nel buio, senza trovarti. Mi prende l'angoscia, il terrore di perdermi, di non uscire più dall'oscurità, che tu non mi stia aspettando in nessun posto. Se mi vuoi bene ti chiedo di dirmelo, mi basta un sussurro, un labiale, una pallida certezza in equilibrio su un mondo in bilico, che mi insegni a non cadere. O almeno di essermi d'esempio, di indicarmi il sentiero da seguire, farmi capire che ci sono altre strade da percorrere per raggiungere una certezza. Ti vedo correre senza accusare stanchezza, affrontare la vita con slancio per non cedere al torpore di un'ipnotica angoscia, non smettere mai di camminare avanti, e penso che se questa notte non ci sarai sul mio cuscino, potrò sempre pensare che non mi resta che alzarmi e cercare di essere come te.

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giovedì, gennaio 18, 2007

Vorrei conoscer l' odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell' aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c'è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d' un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos'è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l' universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell' Appennino dove risuona
fra gli alberi un' usata e semplice tramontana

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l' oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all' infinito

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Francesco Guccini

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martedì, gennaio 16, 2007
Dopo due anni di attesa per pubblicare un libro, ecco un altro editore che si fa avanti per stamparmi un romanzo. Si tratta della Nicola Pesce di Battipaglia (SA), che ha selezionato una mia storia per il proprio catalogo, dopo che avevo partecipato a un concorso indetto in autunno. Ho letto il contratto e mi sembra interessante, onesto aggiungerei, ma ogni volta che qualche editore si fa avanti c'è una campanella d'allarme che mi mette sull'attenti: non è che c'è sotto una fregatura? Soprattutto perché questo non chiede un euro di contributo e mi darebbe il 10% sul prezzo di copertina. Sto ponderando la cosa, a chi ha passato la selezione è stato già mandato il contratto, che va spedito all'editore firmato in duplice copia entro il 31 gennaio. Così presto? Non nego che mi piacerebbe pubblicare questo libro, spesso snobbato dagli editori di mezza Italia. S'intitola Le note di Nancy e parla di un pittore e della sua vita visionaria. Premetto subito che non è un romanzo fantasy né fantastico, anche se è indubbiamente condito di magia. Sarebbe il mio primo libro ambientato interamente a Torino. Vi bastano queste anticipazioni? Vi interessano, soprattutto? :)
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venerdì, gennaio 12, 2007

Devo ammetterlo, sto attraversando una fase creativa insaspettata, in questo periodo. Non mi riferisco solo all'attività di scrittore, che comunque con la stesura della prima metà del nuovo romanzo e la terza edizione di un altro libro in cantiere va a gonfie vele. Sono dell'idea che ci voglia creatività in tutto nella vita e che quando si riesce a disporne siano anche gli altri a beneficiarne. Per quel che mi riguarda ci può volere creatività anche nello stare in mezzo alla gente. E per chi a contatto con la gente ci lavora, come me, questo dono è preziosissimo. Non so quanto durerà questo stato di grazia, spero per parecchio tempo. E' un po' come quando ci si prende una bella vacanza da mesi di intenso, massacrante lavoro e non si ha voglia di tornare a casa. Gli alti e bassi ci sono sempre, non possiamo farne a meno, servono a maturare, però molto dipende anche dal come li si affronta. E credo che quando si sta bene con se stessi si finisce anche con l'affrontare gli imprevisti con maggiore disinvoltura e senza sfasciarsi la testa. Credo che un po' mi sia servito, negli ultimi mesi, cambiare aria. Non in senso fisico, intendiamoci, magari farmi un bel viaggetto mi farebbe anche bene, ma ho avuto due o tre occasioni in cui ho conosciuto gente nuova e questo mi ha permesso di rimettermi in gioco. E questo per me è cambiare aria. Vedere sempre le stesse persone, che peraltro fanno poco per allargare il giro, finisce con l'essere asfittico come restare chiusi in un ambiente pieno di fumo, prima o poi ci si sente soffocare. Nelle prossime settimane ho in programma un certo numero di presentazioni, ho il libro da finire, un esame da dare e un corso da seguire e probabilmente un rinnovo contrattuale. E poi...ma no, questo non ve lo dico, che porta sfiga, però se dovesse succedere... Nelle prossime settimane ci sono un sacco di cose che potrebbero accadere, e per quanto mi riguarda cerco di partire con il piede giusto. Non si può sempre aspettare, bisogna anche fare in modo che le cose accadano. Basta un poco di zucchero...

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martedì, gennaio 09, 2007

Questa recensione su Aurora d'Inverno è uscita sul blog della scrittrice Francesca Mazzucato, anche se l'autore e Gordiano Lupi. Oltre che essere stato mio editore per ben tre libri, Gordiano è un autore che non ha peli sulla lingua e quando ti deve stroncare lo fa anche se ti conosce da una vita, per il tuo bene, s'intende. Quindi il suo parere sul mio libro io lo considero sincero. Alla recensione è seguita un'intervista che mi ha fatto sul genere fantasy, in cui ho modo di parlare anche di ciò che ho fatto fino ad oggi. Chi vuole leggere il tutto può andare avanti, bisogna armarsi di un po' di pazienza.

Alessandro Del Gaudio è un giovane autore che conosco molto bene, inutile negarlo, così chi legge questo pezzo lo sa e non mi accusa di marchetta, ché io le marchette mica le so fare e riesco a dire che un libro è ben fatto solo se mi convince.

Aurora d’Inverno è un bel fantasy che si finisce d’un fiato e sono duecentosessanta pagine scritte fitte che ti tolgono la vista se lo leggi di sera (bacchettiamo l’editore che poteva usare un carattere più grande). Un’atmosfera magica accompagna lo svolgersi di una vicenda che racconta la solita storia fantasy di un buono in pericolo, alcuni eroi che accorrono in suo aiuto e alcuni malvagi che lo contrastano. Lo schema del romanzo è sulle tracce dei lavori più classici, ma si sa che nel fantasy non è facile essere originali e i modelli più alti vengono spesso saccheggiati. In Aurora d’Inverno si sente l’influenza di Tolkien, soprattutto con riferimento alla compagnia che riunisce vari personaggi a un certo punto del romanzo. Non amo per niente il fantasy, né al cinema né in letteratura, ma in questa storia ho trovato dei personaggi davvero ben tratteggiati. Sono persone, robot, esseri fantastici, ma pur sempre elementi vivi e veri della narrazione che si evolvono e si modificano, non stereotipi senza spessore. Ottime anche le citazioni mitologiche con Geon che ricorda la Terra, Rebeka modellata secondo le fattezze delle sacerdotesse classiche, Molok che pare una divinità fenicia, Teryk che è un’amazzone. Altri personaggi sono Torgal, automa dal cuore d’oro, e poi su tutti svettano Lugo e Lord Galdion. La città dove si svolge l’azione è Albacoeli, un’alba del cielo che precede l’aurora invernale del titolo. Interessante anche il modo in cui Del Gaudio rinnova e utilizza certi clichè fantasy come il sogno premonitore, la spada indemoniata, l’imprigionamento e la morte - non morte. La parte finale è ben costruita e mi è piaciuta molto quella nota negativa - positiva rispetto alla morte - non morte nel bel mezzo della vittoria del Bene. Ottima anche l’idea di usare sia i titoli che i sottotitoli per i capitoli. In definitiva un ottimo romanzo fantasy che non sarebbe sfigurato nel catalogo di un editore medio - grande. A quel che sembra pare solo il primo capitolo di una lunga saga e per avere le idee più chiare in proposito sono andato a intervistare l’autore.

Come hai contratto la passione per il fantasy?

Il fantasy (o la fantasy, una volta si chiamava così) è stato il genere letterario che mi ha inculcato il piacere della lettura e, se vogliamo, della scrittura. Ho sempre amato le storie condite di magia e, considerando che si cresce ascoltando le fiabe lette per farci addormentare, credo che il fantasy sia la letteratura raccontata per eccellenza. Certo non dobbiamo pensare che leggere Il Signore degli Anelli o Le Nebbie di Avalon corrisponda a leggere una fiabetta, sono storie complesse, con molti personaggi in continua evoluzione le cui azioni sono frutto di conflitti interiori. Forse proprio per questo il fantasy è un genere che ho sempre amato, perché, se scritto bene, offre un campionario di modelli umani che richiede di essere gestito con esperienza e sensibilità. Non è una cosa da poco, temo che oggi si propongano dei libri vuoti e insipidi, in cui i personaggi sono privi di anima, tutti uguali, piatti. Solo che quando ciò avviene nei romanzi di genere ce ne si accorge subito e spesso chi legge storce il naso. Il pubblico del fantasy, a dispetto di quanto si pensa normalmente, è molto esigente.

Aurora d’inverno è il tuo primo romanzo di questo genere?

Sì e no. Aurora d’Inverno è il frutto di numerose letture, ma anche di numerose pagine scritte e riposte in qualche cassetto. Personaggi come Lord Galdion e Teryx sono stati inventati durante il liceo, erano alcuni dei protagonisti di un romanzo mai terminato che ho pensato di impiegare in questa storia. Non solo, in “Aurora” si fa riferimento al mondo da cui essi provengono, a cui attingerò anche per la stesura di altri libri, perché quando dei personaggi ti sono particolarmente cari prima o poi ne devi scrivere. In passato ho cominciato a scrivere un altro ciclo mai dato alle stampe, e anche in questo caso ho usato i personaggi migliori per un romanzo dal titolo Tenebra di Luce, ancora inedito.

Ne hai altri nel cassetto?

Ovviamente sì. Sto scrivendo il secondo e il terzo romanzo di un ciclo dal titolo Cronache di altri mondi, di cui vorrei che “Aurora” fosse il primo capitolo. L’idea, però, è che ci sia un filo conduttore che lega i libri senza vincolarli, in modo tale che i lettori possano leggere per primo quello che preferiscono. Le storie sono autonome, ognuna di esse non condiziona le altre. Il secondo volume si intitola Lo Specchio dell’Anima e ci sto lavorando in questi mesi, ne ho scritto circa metà. Il terzo voglio intitolarlo Il gioco della maschera e ho già cominciato una prima stesura.

Quali sono i tuoi autori di riferimento e di culto?

Sicuramente il mio autore di riferimento è Terry Brooks, a mio parere un maestro della letteratura mondiale, uno di quegli scrittori che anche quando sfornano un libro al di sotto delle aspettative resta comunque un bel libro già solo perché l’hanno scritto loro. Brooks ha uno stile invidiabile, solido, offre personaggi sempre ben delineati che alimentano il fascino della storia. Leggendo i suoi romanzi ho capito quanto sia importante puntare su dei personaggi che lascino il segno e per questo mai banali. Spero di esserci riuscito per “Aurora” e di riuscirci per gli altri libri. Un autore di genere, inoltre, non deve scordare di essere il creatore di un mondo di cui il lettore non sa niente e, proprio per questo, non deve mai lasciare niente al caso. Per questo deve impegnarsi a descrivere i luoghi come se li vedesse, con spirito impressionista. In questo, sicuramente, un altro modello è stato Tolkien, il padre del fantasy, che non ha bisogno di presentazioni. Altri autori di culto sono David Eddings - con La Saga dei Belgariad e L’Epopea dei Mallorean - Marion Zimmer Bradley e Michael Ende. Ultimamente mi sono avvicinato a C.S. Lewis (Narnia) e ho iniziato a leggere due saghe di autori non prettamente fantasy, La Torre Nera di Stephen King e Le memorie di Aquila e Giaguaro, di Isabel Allende.

Ti ha condizionato il cinema?

Credo sia impossibile, oggi, non essere condizionati dal cinema. Quando si descrivono delle scene si tende ad avere una visione in presa diretta, come se venissero girate con una cinepresa. La magia del cinema ha finito con l’influenzare il modo di raccontare e di inquadrare la storia, penso che questo sia un fatto assodato. Personalmente il cinema ha ispirato, almeno visivamente, dei personaggi. Ad esempio, Lord Galdion può assomigliare a Lord Fener di Guerre Stellari. Ma più che il cinema dal vivo è quello di animazione ad avermi contagiato di più, in particolare gli anime giapponesi. Len, ad esempio, è molto simile alle eroine dei cartoni animati, e non è il solo personaggio di “Aurora” ad avere queste caratteristiche. Poi è di moda, oggi, trasporre sul grande schermo classici della narrativa fantasy e, secondo me, i film stanno condizionando il modo di scrivere i libri. Io cerco di lasciarmi influenzare solo visivamente, in pratica immagino una scena come potrebbe essere rappresentata in un film, ma mi impongo di rispettare dei tempi narrativi letterari.

Pensi di scrivere ancora fantasy?

Sì, ho già dei romanzi pronti per essere pubblicati, altri in fase si stesura, e qualche storia in mente. Ma non voglio fossilizzarmi solo su questo genere. Non sono solo uno scrittore di fantasy, non mi piace essere etichettato così, amo gli altri libri che ho scritto e mi piacerebbe incontrassero un folto pubblico.

Parliamo allora del passato e degli altri generi letterari che hai affrontato

Attualmente ho dato alle stampe altri cinque libri, tre romanzi, un’antologia di racconti e un saggio sui fumetti, che mi ha dato non poche soddisfazioni. Quest’ultimo, in particolare, credo sia stato il libro che più di tutti ha anticipato l’avvento di Aurora d’Inverno, perché l’ho pubblicato poco prima di cominciare a scrivere il mio romanzo. Il titolo è L’Identità Segreta. Supereroi e dintorni. (Edizioni Il Foglio – www.ilfoglioletterario.it). Chi avrà modo di leggerlo noterà che ho voluto analizzare in modo esaustivo il fenomeno dei supereroi in America, Giappone e Italia, anche alla luce del boom improvviso di pellicole cinematografiche ad essi ispirati. Ne è venuta fuori un’attenta analisi, frutto di ricerche ma anche di anni di letture assidue, da buon appassionato di fumetti. E mentre analizzavo l’argomento nel dettaglio ha cominciato a prendere forma nella mia mente l’idea della compagnia, otto personaggi incredibili simili a supereroi da un lato, ma profondamente normali dall’altro. Volevo che il mio romanzo non sembrasse un fumetto, volevo che fosse un fantasy diverso dal solito. E penso che l’esito sottolinei questa scelta.

Anche il mio secondo libro, Lungomare (Edizioni Il Foglio) potrebbe essere considerato un romanzo di genere, da qualcuno definito un noir soprannaturale, ma in generale nelle mie storie mi piace inserire personaggi fuori dall’ordinario, quelli che mi sarebbe piaciuto incontrare più spesso nella mia vita. Sono uomini e donne che sanno dare un tocco di magia al mondo che li circonda, per questo hanno un ruolo di guida ispiratrice all’interno della storia. A parte un racconto fantastico nella mia antologia Luna all’alba, posso dire che tutte le altre storie possono essere definite intimiste, e hanno come protagonisti dei giovani. Negli altri sette racconti di Luna all’alba (Proposte Editoriali) viene descritto il rapporto tra i ragazzi e la città con, in alcuni casi, l’intervento del soprannaturale. Nel mio primo romanzo, Il candore dei ciliegi, i protagonisti sono due studenti di Tokyo, Iburo e Mitzuko, intenti a dipanare il mistero di una fascinosa casa di gheishe e della sua proprietaria; mentre in Italoamericana (Edizioni Il Foglio) i riflettori sono accesi su due ragazzi torinesi, Stefania e Michele, legati da una profonda amicizia, protagonisti di un’avventura on the road lungo la California che permetterà loro di far chiarezza sui loro sentimenti.  Quest’ultimo è un romanzo che vuole trasmettere un forte senso di libertà. Questi libri appartengono a un altro filone che presenta autori di riferimento diversi da quello fantasy, in particolare Banana Yoshimoto, Haruki Murakami e Linn Ullmann.

Alessandro Del Gaudio è uno scrittore prolifico che ama cambiare genere, ma resta sempre una costante nei suoi romanzi: il sentimento, la poesia, la lirica che accompagna la vita dei personaggi. Non è poco.

Gordiano Lupi

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giovedì, gennaio 04, 2007

Secondo Woody Allen

"La seconda legge della termodinamica è quella secondo cui prima o poi tutto si tramuta in merda"

Woody Allen

Meglio che niente, comunque, non pensate? Sennò il mondo si fermerebbe

postato da: Iburo alle ore 18:46 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, gennaio 01, 2007

Ah, già, visto che ci siamo

 Buon Anno a tutti!!!

128x128 128x128 (trasparente, la gif necessita di uno sfondo scuro per rendere la meglio)

postato da: Iburo alle ore 22:20 | Permalink | commenti (9)
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