martedì, luglio 31, 2007

I gufi non solo i messaggeri dei maghi di Hogwarts, né i sinistri compagni di streghe chiuse nei loro antri diabolici. Come potete vedere in queste foto, ho avuto la possibilità, domenica scorsa, di vederne alcuni a portata di naso, di accarezzare il folto piumaggio di una femmina che stava rosolando - ahimé - al sole insopportabile dell'estate inoltrata, nell'attesa spasmodica di spiccare di nuovo il volo per rifugiarsi in un fresco bosco. Sono stato, infatti, a una manifestazione organizzata dalla Lipu al Centro Recupero Rapaci di Tigliole (AT). Ho assistito all'operazione di inanellamento di alcuni rapaci, tutti notturni, e alla loro successiva liberazione. E' stata un'esperienza molto particolare, in compagnia di civette, assioli, allocchi e gufi, appunto, i più maestosi. Ho visto anche un'aquila reale chiusa in una voliera, sarebbe bello assistere alla sua liberazione, un giorno non molto lontano, quando si sarà ripresa dai suoi acciacchi. A volte penso che sia bello prendersi cura di chi è indifeso e sta male, e il volo di questi bellissimi uccelli ne è la dimostrazione, vederli prendere la via verso il bosco, verso casa, dopo le cure ricevute è appagante.

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categoria:bella cosa, altre cose che faccio
domenica, luglio 29, 2007

Sono arrivato in via Rivalta con lo stesso piglio con cui mi sono avvicinato a tanti sabati sera senza storia, vissuti più come alternativa alla solita monotonia domestica, la voglia di restare fuori. Ho raggiunto i miei amici al ristorante giapponese Osaka, che anche questa volta sono riuscito a evitarmi non perché non mi piace la cucina nipponica (io adoro il sushi), ma perché ha fama di essere molto caro, e di fatti i miei amici hanno sganciato più di 30 euro a testa in una botta sola. E' stato un altro sabato di studio e faccende casalinghe, visto che  i miei non sono in casa, questa settimana sono uscito praticamente tutte le sere, avevo voglia di stare in compagnia, nei momenti di solitudine mi sembra di non appartenere a 'sto mondo, tutto mi sembra scorrere addosso, intorno ci sono attimi e fotogrammi che cerco di fermare e sento che non mi appartengono, che sono frammenti di vita di altri, non miei. E' la vita dei single del terzo millennio, i precari cronici che abbinano all'insicurezza lavorativa e economica quella affettiva e sentimentale, un senso di instabilità che permea tutte le cose e che fa temere che quanto di più caro ci sia al mondo possa essere sottratto senza tanti convenevoli. Anche ieri, vedendo i miei amici presi a chiacchierare delle solite cose, a cui io mi sono aggiunto per bermi una Asahi, ma notando che il nostro era il solo tavolo da quattro - per il resto c'erano coperti da due con coppiette che si guardavano negli occhi e parlavamano intimamente -  mi sono sentito fuori dal mondo. Ho pensato che avrei voluto volentieri altro, che certo anche loro avrebbero voluto passare una serata diversa, ma che ultimamente non si batte chiodo. E la Torino estiva inoltrata non aiutava certo a sentirsi meglio, semi vuota, malinconica, triste. Le alternative, una volta usciti dall'Osaka, erano o andare a sederci su una panchina a cazzeggiare, oppure fare altro, così sono riuscito a convincere gli altri ad andare al Parco Ruffini a fare due tiri a ping pong. Siamo arrivati verso le undici e, chissà come, c'è venuta voglia di giocare a mini golf. Erano anni che non prendevo una mazza in mano, e come me gli altri, difatti ci abbiamo messo quasi due ore a fare tutto il percorso a 18 buche. Niente ping pong, quindi, ma forse ci siamo divertiti di più così. Sono rientrato che erano quasi le tre e non avevo voglia di pensare a niente. Ho svuotato la mente e mi sono addormentato. Non avevo voglia di sognare niente.

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categoria:amici, torino, questioni di cuore, tra me e me
venerdì, luglio 27, 2007

Non doveva essere diversa Berlino Est da quella fotografata ad arte nel film che ho visto ieri sera, Le vite degli altri, un film forte e intenso che consiglio proprio come altri l'hanno consigliato a me. Uno di quei film che chiaramente si va a vedere in due o tre al massimo perché ne inviti venti per ottenere risposta da quei pochi che sanno guardare al di là dei soliti polpettoni americani. E dato che l'Unione Europea sta cercando di promuovere il suo cinema, magari calarsi in qualche bella storia del caro Vecchio Continente, di cui tutti facciamo parte, ogni tanto fa bene. Chi come me è stato a Berlino Est sa che il divario con la parte ovest della città è evidente ancora oggi, con palazzoni che, anonimi come solo l'architettura socialista sa essere, ricordano le periferie di un po' tutte le metropoli dell'Europa Orientale. Ed è in uno scenario di questo tipo, asettico, deprimente, che è ambientato il film di ieri, con personaggi che sembrano usciti dalla guerra fredda e case spoglie fatte per essere spiate dall'interno, come la Stasi faceva con tutti i personaggi scomodi al regime. Il film ha una splendida fotografia, una solida sceneggiatura e un'ottima prova d'attore da parte di tutti i protagonisti, a cominciare da quel Ulrich Mühe che solo due giorni fa, all'età di 54 anni, c'ha lasciato per un tumore allo stomaco. E considerando il finale del film, mi è sembrato un gran bel modo di salutarlo per l'ultima volta, ammesso che la cosa fosse voluta. Cosa mi ha lasciato questo film: non solo la voglia di bere, come qualcuno ha ironizzato, che a forza di veder servire vodka dappertutto un po' viene. Questo film lascia un senso di fiducia nella bontà degli uomini, che non è esiliata da qualche parte del mondo, c'è e a volte emerge anche. La voglia di scrivere, perché uno dei protagonisti è un drammaturgo affermato che sa quanto può essere tagliente una penna. La paura di essere traditi proprio da chi più ci ama e quanto questa paura possa risultare estremamente reale. E poi, cosa più forte di tutte, in questo film emerge in maniera chiara e condivisibile il bisogno di spiare gli altri, di entrare nelle loro vite, di dissetarsi alla fonte delle loro esistenze, di conformarsi alle loro certezze per farle un po' proprie. L'occhio indiscreto non l'ha inventato nessun servizio segreto a caccia di nemici del sistema, è quanto di più umano ci possa essere, fa parte della nostra natura, è il più antico e autentico passatempo del mondo, che a volte si traduce in arte, cinema, scrittura. Noi siamo nella misura in cui osserviamo, perché "spiando" si impara.

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categoria:cinema, luoghi, tra me e me, universolibri
lunedì, luglio 23, 2007

Girando per blog, a un bibliotecario capita anche di far questo, ogni tanto, ho notato che gli inviti a leggere qualcosa in vacanza si sprecano. Quindi uno in più non fa male. Io personalmente evito di prendere i bestseller che mi propinano radio e televisione, perché certi libri ben confezionati sembrano fatti apposta per essere letti sotto l'ombrellone e poi dimenticati (o, in periodo natalizio, per un'idea regalo con cui disimpegnarsi). Ogni scrittore, parlando con il suo editore, si sarà sentito dire che è meglio far uscire i libri in momenti precisi dell'anno, in particolare per la Fiera del Libro e per Natale. Qualcuno, non tutti, propongono uscite mirate al periodo vacanziero, storie che spesso rimandano a luoghi da sogno o a relazioni piccanti. Io non voglio niente di tutto questo, io voglio il libro giusto, quello che so potrebbe caratterizzare la mia estate, che sia il titolo di richiamo o il classico, il bestseller o una prova d'esordio. Quindi, non vi dirò cosa comprare (e men che meno di comprare un mio libro), ma senz'altro di portarvi da leggere in vacanza e di scegliere bene. Io, ad esempio, ricollego una precisa vacanza al mare a Rosolina, dove tempo fa avevo la casa, alla lettura di La luna e i falò di Pavese, il viaggio a Berlino a Il mastino dei Baskerville di Arthur Conan Doyle, un viaggio nelle Marche a Anna di Green Gables di Lucy Maud Montgomery, da cui poi ho tratto un racconto pubblicato nell'antologia Luna all'alba. Sono stati momenti speciali, un viaggio nel viaggio, per questo penso che partire con un bel libro in valigia equivalga a non partire mai soli. Ma per chi volesse esiste anche una letteratura nascosta di qualità che con un po' di impegno si può rintracciare, e che vale davvero la pena leggere. Parlo degli autori esordienti, chiaramente, fare finta che non esistono è il modo per vanificare il loro lavoro. Se volete qualche titolo è sufficiente che visitiate qualche link del mio blog, troverete che tra i miei amici c'è un sacco di gente che scrive e che scrive belle cose. Se non vi basta perlustrate il catalogo di uno dei miei editori, i cui link sono indicati nel blog. Non andate via portandovi la prima cosa che vi capita, quando fate le borse sapete cosa mettere e cosa no, la scelta dell'abito da sera o di qualche CD d'ascoltare non è mai occasionale. Così come non lo è la scelta dei vostri compagni di viaggio, con buona pace di chi vi dimenticate di invitare. Fate che non lo sia neanche quella del vostro libro per le vacanze. 

 

piccolaeditoria
venerdì, luglio 20, 2007
Al telefono una ragazza parla col fidanzato: Ciao, amore mio. Come stai? - Ciao, piccolina mia. Tutto bene e tu? - Sono stanchissima, tesoro. Non sai che giornata ! Abbiamo avuto una riunione che è finita solo mezz'ora fa. Ho appena budgeato. Ti dico che mentre stavo uscendo dalla porta ho vissuto un momento di defaillance, mi sentivo svenire. - Cosa è successo? - Il management aziendale ha convocato un briefing per la brandizzazione dei notebook perché finalmente si è deciso di rinunciare al franchising. Era presente tutto l'entourage e non poteva essere altrimenti. D'altronde, come comprenderai, è un' operazione di marketing estremamente importante, una chance che può costituire un business senza precedenti per il nostro team. Ad ognuno di noi è stata fatta trovare una brochure illustrativa all'interno di un folder col nostro nome. Amore, credimi, avranno proiettato più di 100 slides! Alla fine della proiezione abbiamo discusso del budget da dedicare a questa operazione ma come al solito non si è trovato un agreement. Allora abbiamo deciso di fare un piccolo break, giusto il tempo di un croissant. Poi è ripreso il meeting ed alla fine della riunione finalmente c'è stato richiesto un feedback su quanto detto nel corso della giornata. Io ho sostenuto che questa operazione darà il via ad un trend molto positivo per il nostro marchio. Amore, sai che è stato lanciato anche un contest? Lo vincerà chi riuscirà ad inventare lo slogan più efficace per lo spot televisivo. Il premio è un cocktail lounge in compagnia di tutti i più importanti top manager della società ed io devo assolutamente vincerlo! Hai idea della faccia che faranno le mie colleghe? - eh si ... - Sono stanchissima. Non vedo l'ora arrivi il weekend! - Uhm... - E tu darling cos'hai fatto oggi? - Ho guidato l'autobus come sempre ... nel traffico tutto il giorno (silenzio...) - Che succede, Ivano? Vivi un momento di impasse? - Amore, te la posso chiedere una cosa? - Ma certo, dimmi pure! - Amore... non lo potevi dire in italiano che non hai fatto niente per tutto il giorno ?
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categoria:si fa per ridere
mercoledì, luglio 18, 2007

Con il 30 di ieri in Biblioteconomia mi sono portato a - 1 esame dalla laurea, anzi a - 1/2, dato che in realtà mi basta un modulo da 5 crediti per chiudere (e la tesi di laurea, chiaramente). Ho puntato sull'esame di ieri per alzarmi la media, visto che l'esame di Inglese era andato un po' così così e per i laboratori superati viene dato 25/30 d'ufficio, senza possibilità di appello. Ma del resto se non prendevo il massimo dei voti in Biblioteconomia, io che sono bibliotecario, che figura ci facevo? Adesso mi manca l'esame di spagnolo, che non sarà affatto una passeggiata, perché: 1) io di spagnolo ho fatto un corso all'Università Popolare, cioé alle serali, e spero mi basti 2) C'è il lettorato che tutti dicono essere abbastanza impestato, senza l'uso del dizionario bilingue (che invece a Inglese c'era) 3) E' un esame prettamente di grammatica. Quando all'assistente con cui sono andato a parlare giovedì scorso ho esposto le mie perplessità riguardo alla difficoltà di superare un esame di grammatica per chi mastica poco o niente di una lingua, mi ha risposto che "se non si fa come quelli che se ne vanno al mare pensando di sapere parlare spagnolo invece di studiare, l'esame si passa". Quindi uno in estate, con 35 gradi all'ombra, non deve andare al mare o in vacanza, deve restare a casa a studiare spagnolo. Perché un laureato in Lettere Moderne non può esimersi dal conoscere bene lo spagnolo, è fondamentale. Tenendo conto che sono diventate d'obbligo le due lingue a Lettere, uno non può neanche mandare a stendere la prof e prepararsi qualcos'altro. Ah, chiaramente chi si è prodotta in questa invettiva sugli studenti universitari "fancazzisti" si è presentata all'orario di ricevimento con 40 minuti di ritardo, mentre io venivo amabilmente sostituito da qualche buonanima sul posto di lavoro. E poi dicono che chi prende una laurea triennale non merita di essere paragonato a un vero laureato. Su questo punto avrei molto da ridire. Una volta c'era solo la Laurea Quadriennale, 20 esami più la tesi. Adesso c'è la Specialistica, che è di cinque anni e prevede 30 esami più la tesi. Io penso di fermarmi al Triennio, non credo che a un laureato in Lettere serva studiare una vita per lavorare, non trova lavoro e basta. Però una laurea triennale conta occhio e croce 17 esami e una tesi che nulla vieta possa essere lunga quanto o più di certe tesi quadriennali. Ora, si può disquisire su una manciata di esami? Tutti gli esami comunque me li sono dovuti sudare, non mi sono stati abbuonati neanche il laboratorio di Scrittura e l'esame di Biblioteconomia, benché io abbia pubblicato sei libri (quasi sette) e sia bibliotecario professionista da due anni. In ogni caso per me sono già acqua passata, con un po' di vento nelle vele sarò presto in porto.

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categoria:dibattiti, tra me e me, altre cose che faccio
lunedì, luglio 16, 2007
Voglio i miei soldi, voglio essere pagato!!!!! Fino a fine agosto a quanto pare non vedrò un centesimo. Ma possibile che si debba arrivare a ridursi sempre a questi contratti, dove non solo lavori per uno e ti paga l'altro, ma ti paga pure con comodo, come se tu quando ti presenti al lavoro ti prendi tutto il tempo che occorre. Che poi a pagarmi è una banca, a cui i soldi di certo non mancano, quindi non capisco perché devo aspettare un mese e mezzo per vedere i soldi, ce li hanno, me li dessero subito!!! Io ad agosto devo andare in Belgio e Olanda, io secondo loro devo tirare la cinghia per la loro bella faccia di merda!
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categoria:tra me e me
giovedì, luglio 12, 2007
Grenoble. Mi sembrava ci fosse davvero scritto "Grenoble" a metà pagina di quel libro che il passeggero del mio solito pullman del mattino stava leggendo. Non potevo esserne certo, le ultime lettere erano nascoste sotto il pollice, mentre gli occhi scorrevano sul foglio come lupi famelici. E poi dicono che in Italia non si legge. Si ha fame di libri, certo, di buoni libri, di storie in cui perdersi e con cui confondersi, questo sì. E già immaginavo di entrare in quella storia...di cosa parlerà? Magari sarà una storia d'amore sul modello dei libri sudamericani, che so, Zoe Valdes o Mario Vargas Llosa, oppure un poliziesco piovoso con verande scroscianti d'acqua e un buon bicchiere di rosso di Borgogna che aspetta solo di scaldarti le ossa. O potrebbe essere una storia a metà, né di un genere né dell'altro, qualcosa da cui un giorno potrebbero trarre un bel film con sullo sfondo le Alpi e l'Isère che scorre placido, ambientato in un passato di fasti medievali o in un presente di funivie sferiche che scendono dai monti come navicelle spaziali. Perché no, oggi si scrive di tutto e di niente, ai lettori sembra andar bene qualsiasi cosa, purché si lasci leggere. Grenoble. Non ci sono mai stato, forse da qualche parte ne ho letto, e anche ci fossi stato la città visitata con gli occhi immancabilmente non sarebbe esattamente la stessa nascosta tra le righe di un romanzo. E' sempre così, le città sono destinate a deluderci o stupirci, hanno sempre qualcosa che poteva sembrava meglio e qualcos'altro che non ci saremmo mai aspettati. Scivola via il pollice del lettore, del passeggero del mio solito pullman del mattino. Greno...Grenousille. Dov'è finita Grenoble? Era nascosta sotto un pollice, poi è sparita, cancellata dal dito di una mano. Al suo posto un nome di donna. Chi sarà? E riprendo a sognare.
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categoria:luoghi, tra me e me, universolibri
martedì, luglio 10, 2007

Allora, questo lo pubblicizzo con piacere. E' il primo libro di una mia carissima amica blogger, Momy, che alcuni di voi sicuramente conoscono, e in cui io ho sempre creduto. E sono felice di sapere che il 12 luglio potrà diventare una poetessa edita, mi auguro che questa sua fatica letteraria non sia l'ultima. Per chi volesse leggere qualcosa di suo può andare qui, intanto io mi affretto ad acquistare il suo volume, so già che saranno soldi ben spesi. E' il mio modo di augurarle buona fortuna, come a suo tempo altre persone l'hanno fatto con me. Su IBS ho commentato il libro così:

Non ho bisogno di leggerlo per dare il massimo dei voti a Romina, o Momy come la si conosce nel mondo virtuale dei blog. La conosco da anni, leggo sempre con piacere i suoi versi e ha una profondità innata che la rende unica. Questo libro è sicuramente, assolutamente imperdibile. Non è il fatto di amare o non amare la poesia, lo stile di Romina piace anche a chi ama leggere narrativa, perché lei non cerca a tutti i costi il verso prezioso, come certi poeti che si accontentano di sfoggiare la loro cultura ma fotocopiano i classici, le basta giocare con le parole e quello che esce è sempre imprevedibile.

Naive

Romina Capo - Naive - Edizioni Il Filo - 12 €

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categoria:amici, proposte letterarie, universolibri
lunedì, luglio 09, 2007

Chissà se ci pensi che a volte mi piacerebbe parlare con te, che ogni mail ricevuta potrebbe essere una buona occasione per cominciare, che se hai voglia di dire qualcosa magari potresti cominciare a dirla a me. Raccontarmi un po' di te, essere tu a chiamarmi per dare una tregua a questo tuo continuo tenermi alla larga, pensare a invitarmi a una serata, provare a passarla con me. Prendere l'iniziativa per chiedermi come sto, provare a vedere cosa c'è davvero in me, prendermi sul serio, mettermi alla prova, senza falsi preconcetti. Potresti provare a darmi fiducia, a smettere stupidamente di difenderti, finirla di trincerarti nei tuoi soliti silenzi. Potresti fare tante cose e infine scoprire che magari sono migliore di quanto pensi, non dico di tante persone che conosci, non sono così arrogante. Potresti partire dal piccolo, concedermi un centimetro alla volta, vedresti che non ci proverei neanche a correre troppo in fretta, la paura di allontanarti di più sarebbe molto più forte, o forse semplicemente troveresti finalmente qualcuno disposto a camminarti accanto rispettando il tuo passo. Potresti cominciare col farmi ascoltare una canzone che ti piace, chiedermi cosa ne penso, o magari domandarmi se ho tempo per accompagnarti in un posto, o se mi piacerebbe prendere un té in centro con te. Potresti farmi una domanda qualsiasi, mettermi in difficoltà, prendermi in giro. Sarebbe meglio che niente, sarebbe bello. Chissà, magari un giorno, magari aprendo questo blog, magari leggendo questa lettera indirizzata a te e a te sola. Mi piacerebbe poterti dire le cose che penso guardandoti negli occhi, credo che non ci sarebbe niente di offensivo, solo voglia di chiarirsi le idee, che servirebbe a tutti e due, stanne certa. Ma a te evidentemente va bene così.

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categoria:questioni di cuore, tra me e me, con mp3
venerdì, luglio 06, 2007

Amica mia, era una vita che non ci vedevamo, in pratica sono mesi che ci sentiamo poco e accenniamo solo a problemi di sfuggita, cercando poi il momento di parlarne. Ieri è arrivato quel momento, quattro ore passate a raccontarci le nostre magagne. Mi sembrava di essermi perso in una nota canzone di Guccini, che guarda caso parla proprio di due amici che si rivedono dopo tanto tempo...e vengono a scoprire un sacco di lati nascosti delle proprie reciproche vite. In realtà hai parlato tantissimo tu e io ti ho ascoltata cercando di abbracciare la tua profonda solitudine, la frustrazione generata dagli inganni di cui mi parlavi, perpetrati da una persona a mio parere orribile. Mi hai fatto pensare a come è facile, a volte, far entrare una persona nella propria vita, spesso quella sbagliata. Siamo stazioni, arrivano treni e altri ripartono, ma chissà perché finiamo per far restare solo quelli che non portano nulla di buono. E tu quel dannato treno dovresti lasciarlo ripartire e non vuoi. Ma soprattutto penso che ti porti dentro tutto questo da un sacco di tempo e non me ne hai mai fatto parola, e anche quando ridevi dentro un po' piangevi. Non posso negarlo, sentire la tua storia mi ha lacerato, avrei preferito fosse stato uno sconosciuto a raccontarla, con un po' di egoismo avrei sempre potuto dire che in fondo non potevo fare niente per lui e non erano fatti miei. Invece è successo a te e non posso fare finta che la cosa non mi riguardi. Essere amici significa anche questo, farsi carico dei segreti più duri, quelli che disarticolano le gambe su cui si regge lo scheletro della vita, e soffrirne.

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categoria:amici, incontri, tanto per citare, con mp3
martedì, luglio 03, 2007

Alla fine il fatidico racconto l'ho scritto e mi è venuto pure bene, almeno credo. La cosa particolare è che non gli ho ancora dato un titolo, però ieri quelli del teatro l'hanno letto e hanno detto che da esso possono essere tratti diversi spunti per possibili sviluppi. Insomma, dall'autunno verrà rappresentato in giro il primo spettacolo teatrale ispirato a un mio racconto, che però è frutto anche di un'interessante immedesimazione degli attori nei personaggi, perché io ho dovuto ispirarmi un po' alla loro vita e alle loro richieste per vestirgli addosso la parte. I personaggi hanno i nomi - o i soprannomi - degli attori, la vicenda si svolge in uno spazio limitato, con poco arredamento e in ogni caso è pensata per essere rappresentata all'aperto come al chiuso. Ho proposto una suddivisione in due atti e uno sviluppo del climax alla Hitchcock, di cui ho avuto modo di farmi una cultura grazie ai miei amici (anzi amiche) di Blow Up. Lo spettacolo, nelle intenzioni, dovrebbe essere lungo non più di tre quarti d'ora. Mi hanno chiesto anche di fare una piccola parte, visto che ai sette attori-personaggi si aggiungono due comparse alla fine. Vedremo, tra lo studio e il lavoro non so se ne troverò il tempo, per adesso ho declinato l'invito. Posso ancora dire che in scena ci saranno solo uomini, ma che la presenza femminile è forte e palpabile, decisamente significativa come immancabilmente lo è nella vita di ciascun uomo. Il tema, come già anticipato nello scorso post, è la violenza.

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categoria:tra me e me, altre cose che faccio