Eccomi di ritorno dalle vacanze con un carico di belle esperienze e bei posti visti prima dell’inevitabile odissea affrontata ieri per tornare in Italia, di cui magari vi parlerò in un altro post. L’arrivo a Bruxelles è quello che si respira in ogni nuova città europea che ci si trova a visitare. Il volo da Bergamo è atterrato puntuale in una assolata capitale europea, e dopo tre quarti d’ora di pullman da Charleroi a Bruxelles siamo entrati subito nella condizione dei viaggiatori disorientati, che si avventurano nei meandri di una grande stazione ferroviaria (Bruxelles Zuid/Midi) senza sapere a chi rivolgersi. Anche perché, detto fra noi, l’accoglienza nella capitale belga non è delle migliori: se chiedi informazioni ti danno il minimo per cavartela e nessun inquadramento su hotel e ostelli. Eravamo in tre e in ostello non affittavano camere da quattro a tre ospiti, ci chiedevano di trovarci noi il quarto o sennò prendere una camera singola e una doppia. Bella trovata, cosa non si fa per intascare qualche euro in più. Inutile proporre di prenderne una da quattro e pagare anche per il quarto. Per pagare due camere in ostello abbiamo pensato bene di trovarci una camera in albergo e nel primo pomeriggio, dopo ore di pellegrinaggio per la zona sud della città, siamo tornati nei pressi della stazione, dove c’era un albergo, il Continental, che ci ha ospitati per 30 € a notte. L’unico inconveniente era che c’erano due letti, di cui una a una piazza e mezza, per cui due di noi hanno dovuto dividersi un letto. Per il resto in camera c’era tutto a un prezzo conveniente, la stazione era vicina e la fermata della metro anche. A proposito, a Bruxelles ci sono due linee di metropolitana e un servizio di premetro, che consiste nel far passare i tram sottoterra per una parte del loro tragitto. Insomma, in modo veloce potevi andare da un capo all’altro della città.
Una volta superato l’inconveniente del pernottamento, i quattro giorni sono passati in fretta, Bruxelles si è rivelata decisamente una bella città, una piccola Parigi intessuta di influenze fiamminghe, caratterizzata da quartieri anche molto diversi tra di loro e da palazzi vistosi, facilmente riconoscibili nel tessuto urbano. È una città in cui moderno e antico si mescolano in un mosaico non sempre ben integrato, ma comunque affascinante. Il Municipio nella Grand Place (bellissima!), il Palazzo di Giustizia, la Basilica Nazionale del Sacro Cuore, la Torre del Midi, La Cattedrale e L’Atomium con le loro grandiose proporzioni permettono di orientarsi senza difficoltà, ma è nei vicoli della città antica che si può respirare la Bruxelles più genuina, piena di turisti che affollano i locali in una processione festosa. Diverso è visitare il Parlamento Europeo e il Parco del Centenario, con i suoi padiglioni che ospitano importanti musei e il suo arco simile alla Porta di Brandeburgo. Questa è una zona in grande trasformazione, regno incontrastato dei parlamentari europei e dei numerosissimi funzionari che lavorano attorno all’Emiciclo. La visita ai musei è cominciata il mercoledì con il Museo Reale di Belle Arti, vicino al Palazzo Reale, una raccolta strepitosa di quadri e sculture di arte antica e moderna custoditi in uno bellissimo palazzo scrigno. Ho preso l’audioguida in inglese, in assenza di quella in italiano, e ho impiegato tutta la mattina a visitare uno dei musei più importanti del Benelux. Nel biglietto era compresa anche una consumazione alla caffetteria, ma quando mi sono presentato al bancone per prendere un caffé ho scoperto che lo servivano solo fino a una certa ora e non potevano più farmelo (questa poi!). In compenso al Palazzo Reale facevano entrare senza biglietto, ingresso gratuito nella residenza dei reali del Belgio, che ospita una piccola collezione. Raffinato ma non all’altezza dei palazzi italiani, il Palazzo Reale di Bruxelles è stato comunque un piacevole diversivo.
Mercoledì pomeriggio un giro al Parlamento non poteva mancare, poi altri due passi e siamo arrivati al Parco del Centenario dove abbiamo visitato il museo dell’auto, che non mi ha entusiasmato particolarmente, forse perché a Torino ce n’è uno più bello e grosso. Ma a Bruxelles i musei chiudono presto e dato che al parco già c’eravamo abbiamo pensato di sfruttare la carta musei.
Al grandioso Museo della Storia Militare, che dispone anche di una sala hangar con appesi aerei di tutte le fogge e nazionalità, abbiamo dedicato parte del giorno successivo, l’ultimo del nostro soggiorno nella capitale d’Europa: un giorno pieno di pioggia e vento, in cui a Stefano si è letteralmente distrutto l’ombrello. Dopo aver visitato la Basilica del Sacro Cuore, la dimostrazione lampante di come anche nel ‘900 si potevano costruire bellissime chiese, ci siamo rifugiati in un locale italiano gestito da un sardo che preparava dei goffri eccezionali. Il goffri, per la precisione, è una cialda morbida che si può preparare con ogni ben di dio, una versione locale della crepe, ma molto più sostanziosa.
Non dico che a Bruxelles ci vivrei, ma indubbiamente una visita la consiglierei a tutti. Fanno baguette straordinarie, è vivace ma senza superare il limite, ha tutto quello che serve a una città per accontentare ogni capriccio. Anche se è sporca. Alla faccia degli italiani che lasciano l’immondizia per strada, li ce n’è dappertutto e nessuno dice niente. E il comportamento civico dei belgi del sud è simile al nostro se non peggiore. Una sera abbiamo assistito a un battibecco a un semaforo, una ragazza che scende come una pazza da una macchina per dare addosso a un tizio che ha stretto un po’, l’amica che cercava di tenerla. Cose che in Italia non ho mai visto, e non è che guidiamo peggio di loro.
Per adesso mi fermo qui, ho detto anche troppo, e molto ancora ci sarebbe da dire, ma il blog forse non è il modo migliore.
5 foto da Bruxelles:




