lunedì, aprile 28, 2008

Lo so, è un po' che non mi faccio sentire, ma di cosa potrei parlarvi?

Del V day...ci sei o non ci sei...con un Grillo in gran forma che è già stato preso di mira dalle vittime dei suoi strali, con le strade di Torino piene di gente quasi come nelle notti olimpiche, tra concerti e mercati culinari

Oppure del giro sul lago Maggiore del 26 aprile, con mega pranzo a pase di polenta...c'era pure nel ripieno dei ravioli

Della ricerca della casa, che proseguo con insistenza per rispettare le mie scadenze, e stasera ne vado a vedere un'altra...a proposito, per chi è di Torino, se sentite in giro di qualche casa...

O della Codess che è in procinto di perdere l'appalto alla Reggia di Venaria, per lasciare il posto alla Rear, che qui ha le mani in pasta ovunque, sì sì, proprio la Rear dai contratti a 4 euro netti all'ora, con la Regione che dice di stare tranquilli e intanto apre già la porta a quegli altri e gli fa vedere la dislocazione degli uffici, mentre qui serpeggia la paura di perdere il posto

O della Soprintendenza che mi ha detto che prima dell'estate dovrebbe riprendermi, e so già che mi aspetterà un'estenuante ricerca del lavoro, perché ormai con questi politici ci si deve rassegnare a lavorare e, contemporaneamente, cercare lavoro

O di donne sparite, serate etiliche, soldi spesi quasi buttati, libri in lettura, telefonate mai fatte o mai ricevute, editori che nicchiano e aspetto solo di avere le bozze da dargli un'ultima occhiata, fumetti giapponesi e film americani, e tante tante cose che vorrei fare e dire e ancora non posso.

 

Un saluto a tutti, torno presto. :)

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categoria:questioni di cuore, tra me e me, altre cose che faccio
sabato, aprile 12, 2008

Gordiano Lupi lunedì mattina ha scritto a tutti chiedendo chi andava a Fullcomics, la fiera mercato del fumetto organizzata a Piacenza in questi giorni, che si chiuderà domani sera alle 19. Ha chiesto e, per una volta, ho detto: perché no? Non per fare il difficile, ma qui bisogna essere realisti: per ogni trasferta c'è da preventivare una spesa da cui difficilmente si può rientrare con la vendita dei libri, per cui prima di accettare qualche conto in tasca me lo faccio. L'ho fatto senza dirlo a nessuno, volevo dedicarmi un sabato e passarlo in una città in cui non ero mai stato. In sostanza ho fatto una gita, con l'aggiunta della mia presenza allo stand ogni tanto nel caso qualcuno volesse autografata una copia dei miei libri. Dopo anni sono tornato a promuovere i due titoli che ho in catalogo con le Edizioni Il Foglio, Italoamericana - che in quanto romanzo è passato pressocché inosservato agli occhi dei visitatori fumettofili - e L'identità segreta. Supereroi e dintorni, il libro per la cui presentazione ho affrontato questo viaggio. Se una volta l'indifferenza dei visitatori un po' mi creava dispiacere, adesso mi trova del tutto estraneo. I miei libri sono lì, chi li vuole ha solo da prenderli. Tanto più che Italoamericana presto sarà fuori catalogo. Ho potuto, invece, conoscere due interessanti fumettisti, Kaneda, autore del comicissimo Due cuori e una gatta, che vi consiglio di non perdere perché ad oggi è un vero successo nato sugli accessi al sito web; e poi la brava Paola Cannatella, che ha da poco pubblicato il suo primo libro a fumetti - Inchiostro di Jack - in cui lei è autrice sia dei testi che dei disegni. Inutile dire che tutti e due hanno le carte in regola per sfondare, cosa che gli auguro veramente. A volte credo che potere esprimersi sia un dono di libertà assoluta, avere il potere di osservare e riprodurre ciò che ti circonda presentandolo secondo il tuo metro di giudizio e il filtro di ciò in cui credi. Questo mi porta a volte a pensare che c'è molta più verità nelle storie inventate pubblicate sui libri che non nella vita reale, dove siamo tutti plagiati da mille preconcetti e status comportamentali.

 Stasera sono tornato a casa contento, e stanotte dormirò davvero bene. Presto avrò qualcosa di nuovo da proporre all'editore, ma non dico ancora niente per scaramanzia.

giovedì, aprile 10, 2008

Io sono un bamboccione, innocente, involontario. Vivo ancora con i miei genitori perché tutte le volte che vado a un colloquio e chiedo che tipo di contratto prevede il lavoro che mi viene proposto, mi guardano straniti se parlo di posto fisso, contributi, continuità lavorativa. Ho cominciato a lavorare nel 1997, e nell'ordine ho lavorato alla SEAT Pagine Gialle come impiegato, al Museo del Cinema come guardiasala, all'SDA e all'Ipercoop come magazziniere, alla TIM, alla Contacta e alla Indaco come operatore callcenter, alla Soprintendenza, all'Università di Torino e alla Biblioteca Civica di Rivoli come bibliotecario, e ora alla Reggia di Venaria come, di nuovo, operatore telefonico. Presto dovrei tornare a fare il bibliotecario, fatto sta che ho un'età e non posso più sopportare l'idea di fare il figlio a carico. Mi sono accorto, sempre a proposito dei colloqui di lavoro, che quando qualcuno parla di affitto a fine mese o mutuo da pagare il cuore dei datori di lavoro si intenerisce, almeno un poco, e subito gli viene data la precedenza. Per certi versi chi ha delle spese impellenti deve poterle sostenere, ma qualcuno si è mai chiesto come si fa a diventare davvero indipendenti se tutte le volte che uno se ne vuole andare di casa gli viene risposto che prima bisogna pensare a chi fuori di casa c'è già. Così ieri sono andato a vedere un appartamento, un alloggio che, chiaramente, da solo non potrò permettermi, e dovrò chiedere un aiutino ai genitori almeno per un acconto. Per adesso non so neanche a quanto ammonterebbe il mutuo mensile, ma sono semi intenzionato a farci un pensierino sopra, a correre i miei rischi, insomma. E se non sarà con questo appartamento, voglio comunque che quest'anno sia quello buono per andarmene di casa. Come data di scadenza per mettere in atto il mio proposito ho scelto il mese di novembre, quando compirò 34 anni.

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categoria:tra me e me, altre cose che faccio
sabato, aprile 05, 2008

Un ragazzo del posto ha scelto di lasciare una copia del suo libro di poesie su una panchina, con appiccicata sopra un'etichetta: l'invito a non tenere per se quel libro, a leggerlo e poi a rimetterlo in un posto affollato, come una piazza, un parco, un pullman, una stazione... Adesso lo leggerò, poi farò come mi chiede, anche perché sono convinto che i libri andrebbero fatti leggere. A proposito del post precedente, mi accorgo quanto poco si faccia per fare della letteratura ciò per cui è nata. Non dimentichiamo che una volta, secoli fa, si tramandava per via orale, si trasmetteva agli altri. Oggi che le potenzialità di propagazione sono molto superiori si fa di tutto per lasciare i libri negli scaffali o in soffitta. Allora, quando abbiamo dei libri che non leggiamo più, cosa potremmo fare? Solo oggi ne ho portati una ventina al Circolo dei Lettori, volevo sbarazzarmene semplicemente perché non erano di quelli a cui ero legato e ritenevo che ci fossero sicuramente persone più adatte a tenerli per sé. Ma è da tempo che immagino di aprire una biblioteca pubblica in cui mettere a disposizione tutti i libri che ho a casa e in soffitta, che ammonteranno a diverse megliaia, perché qualcuno li possa leggere visto che in casa sono buoni a prendere solo polvere. Magari catalogarli anche in SBN per renderne nota la disponibilità a livello universale, non sarebbe una cattiva idea. Solo, non sono tutti libri miei - non credo che mio padre acconsentirebbe, mia madre vorrebbe invece regalarli pur di toglierseli dai piedi - e molti rischierei di non vederli tornare indietro. Oppure potrei gestire una di quelle biblioteche ambulanti che oggi vanno di moda, portare i miei libri in giro, cercarmi un posto dove fermarmi come i gelatai, magari potrebbe funzionare. Intanto devo decidermi a leggere quel libro, che aspetta una panchina su cui essere lasciato, libero di circolare.

 

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categoria:proposte letterarie, universolibri
mercoledì, aprile 02, 2008

Se ne parla da alcuni mesi, ma io l'ho scoperto grazie all'AIB CUR, una specie di forum tra bibliotecari a cui si aderisce per posta elettronica...e che molto spesso è buono solo a intasare le caselle di posta. Questa volta però l'argomento mi è sembrato interessante: i distributori di libri. Dicono che ci sono anche in Italia in alcune città e in alcuni luoghi precisi, tipo le metropolitane o le stazioni ferroviarie. A Torino non ne ho mai visti, ne mi aspetto di vederne in metropolitana, dove non ci sono neanche i gabinetti, figurarsi avere il tempo per scegliere un libro. Ma in Inghilterra, ad esempio, dove in ambito culturale sono un secolo avanti, ci sono da tempo, e sono come i distributori delle merendine, ma con dei video su cui scorrono booktrailer, interviste e presentazioni rilasciate dagli autori. Ora, in tempi di grande distribuzione, in cui sono nate vere e proprie "gastronime automatiche" in cui prendersi il classico caffé come la lasagna o la pasta e ceci premendo un solo pulsante, perché non adottare questo sistema anche per i libri e la cultura? Ad esempio nei musei, o per pubblicizzare in giro alcuni titoli o generi che non hanno alle spalle la spinta mediatica della tv o della radio? Tanto, sappiamo che spesso i librai di fare il loro mestiere non hanno più voglia, mettono i libri sugli scaffali e aspettano alla cassa di intascare qualche soldo, se gli si chiede di consigliare un libro o di richiederne uno fanno spallucce e tergiversano per scoraggiare il cliente, nella maggior parte dei casi non sanno neanche di averlo un libro; insomma, per avere una persona in carne e ossa che con una mano porge il libro e con l'altra prende i soldi, che non vede l'ora di liberarsi di te, usiamo delle macchine vere che almeno ti illustrano qualcosa dei libri che espongono. Però bisogna farlo con intelligenza, senza favorire i soliti 4 o 5 autori da strapazzo, senza annullare la distribuzione tradizionale, ma consentendo così ai libri di arrivare anche in quei posti in cui si dispera di poterne trovare.

postato da: Iburo alle ore 09:15 | Permalink | commenti (4)
categoria:proposte, dibattiti, universolibri