Qualcuno di voi sa chi è Alessandro Barbero? È uno scrittore di Torino, uno storico, che ha in comune con me proprio queste due cose, il fatto che si chiama Alessandro e il fatto che scrive. Perché per il resto lui ha vinto già lo Strega ed è amico di Piero Angela, altro torinese, e quindi, c’è da supporre, di un sacco di altri torinesi noti, intoccabili e irraggiungibili. E se andrete a cercare qualcosa di lui su internet scoprirete che ha pure una voce su Wikipedia, il che lascia supporre che sapere chi sia è indice di profonda cultura enciclopedica, che il suo nome e la sua opera sono degni di appartenere al pubblico sapere. Per cui, se non lo conoscete sentitevi anche un tantino ignoranti. Ma, parlando di cose serie, lui, Barbero, l’ho incontrato di persona due volte, certo lui non se ne ricorderà anche perché il nostro è stato un incrociarsi casuale, non voluto. Magari fosse stato così, avrei potuto porgergli un libro dei miei da leggere, magari sarebbe stato meno snob di tanti scrittori graditi ai torinesi noti, che mi hanno sempre liquidato in modo più o meno sgradevole. Ma, devo dire, non ho mai cercato il parere di Barbero, non mi è mai interessato, benché sono certo che sia tra quelli, nella mia città, che sanno scrivere meglio. L’ho incontrato, diciamo, in circostanze extraletterarie o, piuttosto, lavorative. Una volta è venuto a chiedere dei libri in consultazione alla biblioteca Ruffini, quando lavoravo nel 2006, e poi ieri, qui alla Reggia, scortato da non so chì in giro per il palazzo e gli uffici, e io che qui rileggevo di straforo il mio dattiloscritto tra una telefonata e l’altra seduto sulla mia umiliante sedia trespolo. E ho avvertito tutta la distanza tra me e lui e mi è venuta un po’ di rabbia, ma poi ho ripreso a correggere il mio libro e ho pensato che devo solo pensare a seguire la mia strada, qualunque sia, anche perché non so quanto in alto un giorno potrebbe portarmi.

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