venerdì, giugno 20, 2008

Il nuovo ufficio in cui c'hanno spostati alla Reggia di Venaria, dopo 8 mesi di insistenti richieste perché ci dessero delle postazioni decenti, è semplice, scarno, ma decisamente più tranquillo, vicino alla caffetteria della scuola di restauro dove un caffé costa un cazzo. E in questo clima di semirelax, in cui abbiamo tempo anche di andare a seguire dal vivo qualche attività didattica con i bambini, avverto già l'estate avanzata dei 30 gradi, tanto che mi sembra quasi di essere in un villaggio turistico con tutto a portata di mano. Intanto il viaggio in Scozia si avvicina e stiamo definendo le cose principali, le tappe, il programma, le spese.

 Penso che tra sei mesi, quando vivrò da solo, vorrò avere quelle poche cose che mi sembra contino veramente, gli amici con cui scambiare due parole, quanto mi basta per non farmi mai mancare un buon film o una pizza in compagnia o una gita domenicale fuori dalla città, ma anche idee buone che mi permettano di spendere bene il mio tempo. Senza necessariamente credere che qualcuno possa entrare nella tua vita in modo importante e credibile, perché è sempre più raro trovare chi voglia far parte del tuo quotidiano. Meglio credere un po' di più di poter essere qualcuno per noi stessi e dimostrarlo nei fatti, a noi e agli altri.

postato da: Iburo alle ore 16:09 | Permalink | commenti (4)
categoria:amici, tra me e me
lunedì, marzo 24, 2008

Quest'anno Pasqua è arrivata troppo presto, è primavera e sembra ancora gennaio, con i 4 gradi registrati stasera a Torino. Eppure l'equinozio c'è stato, puntuale il 21 marzo come sempre, e anche la prima luna piena, e quindi la prima domenica dopo il plenilunio, che appunto diventa per tradizione quella di Pasqua. Eppure non c'era proprio modo di prolungare la gita fuori città, malgrado i tentativi di tornare dopo cena. Faceva troppo freddo, c'era vento, hanno detto al tg che oggi al Parco della Mandria, a due passi dalla Reggia di Venaria, il vento forte ha tirato giù un albero uccidendo un uomo. E l'abbiamo sentito arrivando al Forte di Exilles, che è uno degli edifici più imponenti del Piemonte, a mio modo di vedere, magari più bello da fuori che dentro, ma intanto anche questa volta non sono riuscito a visitarlo. Però ho scoperto un posto dove mangiare davvero buono, un agriturismo su cui ho giocato al buio e ho vinto: 7antipasti, un primo (tagliarin con sugo di funghi e salsiccia), tre tipi di carne (capretto, coniglio e arrosto) con contorno di patate al forno, formaggi, dolci della casa, bevande, caffé e ammazzacaffé (tra cui la grappa al basilico), 30 €. Tanto? Secondo me no, visti i prezzi in giro. Però usciti ha cominciato a cadere qualche fiocco di neve, che ci ha costretti a scendere a Susa, 500 m più in basso. Susa è sempre molto carina e tranquilla, con le sue basiliche romaniche e i resti romani, e tanti ricordi dei tempi del liceo. Però oggi faceva troppo freddo, e alle otto siamo rientrati a casa. Peccato, quando è Pasquetta voglio sempre restare in giro, forse perché è la prima vera gita dell'anno. E domani mi aspetta una giornata di corse in giro per la città, tra motorizzazione per rinnovare la patente, lavoro in Reggia e il trasloco di mio fratello.

 

postato da: Iburo alle ore 21:51 | Permalink | commenti (3)
categoria:luoghi, amici, altre cose che faccio, mangia che ti passa
mercoledì, marzo 12, 2008

Oggi sono arrivato al lavoro e mi hanno chiamato dalla biglietteria per dirmi che c'era un pacchetto regalo per me. Ho pensato, alè, un insegnante scontento per le lunghe attese per entrare in Reggia mi ha lasciato il mio primo proiettile. No...era una ragazza di Milano, che lavora a un'agenzia di viaggi e che voleva ringraziarmi per averle fatto in extremis una prenotazione per un gruppo di studenti .

Oggi ho regalato alla mia amica Elisa una copia rara di un mio libro (rara perché ho ritirato il libro dalle librerie e le uniche copie disponibili le ho tenute per me). Non dico cosa intendo farne con le altre, ho già un progettino in merito che non troverà posto in questo blog. L'ho regalata a lei perché so che è una di quelle persone che non spariranno quando me ne sarò andato da qui.

Oggi, per l'appunto, ho dato un semiannuncio che il mese prossimo o quello subito successivo dovrei tornare a lavorare in biblioteca. Non vedo l'ora... E' vero, contrattualmente sarà più dura, ma guadagnerò in salute e sonno.

Oggi, prima di prendere il treno delle cinque e mezza per tornare a casa sono andato alla gelateria vicino al cinema e ho preso una coppa gelato da 2 € 20 (che cazzo di prezzo), gusti pistacchio di Bronte e crema di agrumi. E ho pensato: forse adesso la primavera è davvero arrivata.

postato da: Iburo alle ore 23:24 | Permalink | commenti (2)
categoria:amici, incontri, i miei libri, altre cose che faccio
martedì, gennaio 01, 2008

Vorrei presentarmi al loro arrivo prima che atterrino, pensare che ne torneranno molti e che non si aspetteranno di trovarmi lì, o forse sì. Controllare il tabellone degli arrivi, l'ora e l'uscita, la compagnia e la provenienza. Arriveranno da molto lontano o da un posto ad appena un'ora di volo da casa? A volte l'unica cosa che vuole chi torna è trovare qualcuno ad attenderlo, qualcuno che lo accolga con un sorriso e lo abbracci. Quanto amore c'è in un ritorno e in un incontro... E io vorrei essere l'unico con cui ricongiungersi, per tutti quelli che conosco, dai più giovani ai più anziani.

 Osservo le altre persone che aspettano, immagino che facce faranno i loro amici vedendoli all'imbarco, cosa si diranno. Immagino come si sono conosciuti, che ruolo hanno ciascuno nella vita degli altri, che tipo di vita conducono.

 E così rifletto su un anno che è passato, sulle cose che ho fatto e vissuto, sui miei stati d'animo, sulle persone che l'hanno caratterizzato. Un anno che è andato e uno nuovo appena cominciato, e i miei amici che tornano, che presto atterreranno e rientreranno nella mia vita, torneranno a riempirla e a indirizzarla, a ispirarla. E tutto sarà come prima. Arriveranno dai cinque continenti, da città molto diverse tra loro, porteranno tante storie nel cuore da raccontare, immagini nella memoria, foto da far vedere agli amici. Torneranno per ricominciare ciò che hanno lasciato in sospeso prima della partenza, qualcuno felice di farlo, altri tristi o dispiaciuti, ma è la vita che va avanti. E un anno nuovo è arrivato.

 A volte mi chiedo se l'amore esiste, poi penso che negli aeroporti c'è, quando lasci il cielo e torni con la testa per terra, ritrovi la dimensione umana dopo ore sospese in aria, riprendi contatto con un mondo poco prima visto solo dall'alto. Ritrovi la tua città, la tua identità, la tua memoria.

 Aspetto e osservo, sento la voce nell'altoparlante annunciare il primo volo che atterra, mi preparo. Faccio mente locale su chi troverò oltre la porta degli imbarchi, penso a cosa succederà quando lo reincontrerò, come reagiremo. Sarà il primo incontro del nuovo anno, un anno che comunque andrà sara unico.

 Aspetto chi, forse, mi aspetta.

postato da: Iburo alle ore 19:12 | Permalink | commenti (5)
categoria:amici, incontri, questioni di cuore, tra me e me
martedì, dicembre 18, 2007

Questo è stato un anno particolare, che è volato via senza che me ne rendessi conto e mi ha regalato, e ancora mi regala, gioie e noie. Mi piace pensare che sia cominciato non a Capodanno, ma il 30 dicembre, quando al cinema, all'Eliseo, ho conosciuto la mia Giulia. Tendo a chiamarla così perché le voglio davvero tanto bene, anche se non mi ricambia è un pensiero intimo e forte che più di una volta mi ha fatto risollevare quando ero a terra. Almeno in questo, solo in questo, è mia. Ed è stata lei la protagonista di quest'anno, le cose che ci siamo dette, gli allontanamenti e i riavvicinamenti, le poesie scritte per lei. Poi ricordo un bel Capodanno a casa della mia amica Cinzia e tutti gli amici che ho potuto rivedere, con alcuni dei quali avevo perso i contatti. E' stato l'anno del birdwatching e delle uscite domenicali, quando ogni occasione era buona, come mai prima, per cercare ristoro in montagna. Queste gite mi hanno permesso di conoscere meglio alcune persone con cui parlavo o mi vedevo poco, e a me hanno dato la possibilità di vivere in modo meno sedentario, di respirare nuovi profumi e vedere posti d'incanto. Ricordo le numerose vigilie d'esame, che ho vissuto sempre con la mente altrove perché ogni volta mi capitava qualcosa che faceva perdere d'importanza il risultato. Ricordo Matteo, Maurizio, Valentina e le presentazioni con Fantastico d'Autore e i cineforum all'Università i mercoledì pomeriggio, i caffé al bar Montesito ogni mattina prima di entrare e i tre mesi di lavoro con Laurazza, Zimo e Iennifer. Poche storie hanno preso forma sulla carta, non ho pubblicato nessun libro - fin a quest'anno era uscito un mio libro all'anno - ma va bene così. In compenso ho guidato molto e ho cercato molte più occasioni per stare in compagnia, al cinema, al ristorante, alle feste. Molto meglio. Era il mio modo per reagire alle incertezze lavorative e alla tensione per gli esami, il mio modo per reagire alle delusioni. e che dire di Bruxelles, Anversa e Amsterdam? Come dimenticare i miei tanti passi nelle loro strade straniere e affascinanti, piene di gente da guardare per poi, chissà, magari scriverne.

 E stato anche un anno di tanti amici, alcuni nuovi, blogger, che ringrazio.

Ma il 2007 non è ancora finito. Domani consegnerò la domanda di laurea e le tesi in segreteria e una fase durata anni finalmente si chiuderà. Non c'avrei mai creduto.

Intanto

 

Buon Natale

mercoledì, dicembre 05, 2007

Stanotte ho sognato di trovarmi in un posto con tanta gente, dove ho incontrato una persona rara. Doveva essere una persona stupenda, arrivata quasi per caso, giunta chissà da dove, e che qualcuno mi ha voluto presentare, non so chi. Ricordo solo che c’era, e che anche quando non la vedevo era presente con il suo calore.

 Non era un angelo, non possiamo vestire di soprannaturalità ogni cosa che ci fa bene, credo invece che un essere umano a volte possa trasmettere positività e darci un grande aiuto. Per cui avrei voluto sapere il suo nome, parlarle di più, ma è stato solo un sogno.

 Poi a una certa ora della notte ho sentito freddo e nel sogno l’ho vista venirmi vicino e stendermi una coperta sopra dicendomi di non prendere freddo. Il freddo è subito passato.

 Capita a volte di sognare gente così, magari sono solo il modo di farci capire che l’amore esiste, che ci crediamo e che ciò che cerchiamo non è fuori dalla nostra portata, ma non dobbiamo mai stancarci di cercarlo. Qualcuno di noi, magari, vede ciò che ho descritto ogni giorno al proprio fianco, ci parla assieme, viaggia, parla, piange e litiga con lei, non perde mai occasione per starci assieme. Io la sto cercando, non ho mai smesso di cercarla, da qualche parte fuori e dentro di me.

postato da: Iburo alle ore 16:19 | Permalink | commenti (5)
categoria:amici, questioni di cuore, tra me e me
domenica, novembre 25, 2007

Ieri è stato un sabato diverso dal solito, per la prima dello spettacolo I maltrattanti, tratto dal mio racconto Non farmi male. Molto liberamente, premetto, del mio racconto c'era poco, ma è meglio così, gli attori sono stati capaci di dire ciò che ho cercato di esprimere in forma diversa. Bello davvero, bravi tutti, considerando che non sono attori professionisti, e che hanno saputo toccare corde delicate, visto che il dibattito che è seguito è stato molto acceso. Sì è parlato del rapporto uomo/donna e della questione della violenza, che si è fatta vedere come bilaterale, benché qualcuno abbia voluto mostrare solo la donna come vittima, che non era l'intento della serata. Intanto perché gli attori sono "maltrattanti" veri, con situazioni difficili alle spalle, ma che hanno saputo parlarne e fare qualcosa per parlarne, e poi perché è emerso come anche l'uomo possa subire violenza, sebbene in forma diversa. Ieri c'erano almeno 200 persone, di sabato sera, a parlare di violenza fino alle undici, no discoteca, no feste, no birreria o pizza con gli amici o cinema! Ringrazio particolarmente i numerosi amici che hanno partecipato, circa una trentina, con molti dei quali dopo lo spettacolo e il dibattito sono andato a bermi qualcosa nel bar della Cascina. E lì si è parlato ancora a lungo e si è tirato fino alle due.

postato da: Iburo alle ore 11:27 | Permalink | commenti (4)
categoria:amici, dibattiti, bella cosa, altre cose che faccio
martedì, ottobre 23, 2007

Quando bevevo il latte del Tappo Rosso e insieme ci mangiavo il panino dolce

Quando a scuola non vedevo l'ora che fosse il giorno della biblioteca per prendere un libro da portare a casa che fosse più bello di quello dei miei amici, ma che poi non leggevo quasi mai

Quando a Natale e a Pasqua facevo i pensierini per la famiglia ed era una pacchia

Quando rifacevano un cartone e ogni volta era come se fosse la prima volta che lo facevano

Quando giocavo con i lego a inventare le mie storie e a volte bastava una penna per avere un astronave

Quando mi bastava un quaderno per scrivere una storia

Quando a scuola si scambiavano le figurine

Quando mi piaceva la bambina biondina che si chiamava Sonia anche se lei era già fidanzata con un altro bambino

Quando si andava in palestra a tutte le ore e invece che fare ginnastica giocavamo a pallacanestro

Quando facevo le corse in bici nel circuito a otto sotto casa sgusciando tra le macchine parcheggiate

Quando andavo dal mio dirimpettaio a giocare a mosca cieca

Quando alla vigilia di Natale si stava fino alle quattro di mattina a giocare con i cugini e a mangiare i dolci e i cuculi fritti

Quando ogni volta che vedevo un film che mi piaceva poi me lo sognavo tutte le notti

Quando andavamo a fare la passeggiata in centro

Quando andavamo in montagna da mio zio sopra Castellamonte e la notte dormivamo sul soppalco

Quando era carnevale e il costume era d'obbligo

Quando nevicava e si scendeva tutti a giocare a fare le battaglie

Quando non vedevi l'ora di andare al mare

 

Quando ero bambino...

 erano altri tempi...

 

 

 

postato da: Iburo alle ore 22:51 | Permalink | commenti (11)
categoria:ricordi, amici, tra me e me, bella cosa
giovedì, ottobre 11, 2007

Una rana e uno scorpione si incontrarono davanti a un fiume. Entrambi volevano passare dall´altra parte, e se la rana non aveva difficoltà, lo scorpione era preoccupato, perché non sapeva nuotare.

"Per piacere, mia cara rana, mi porteresti dall´altra parte del ruscello?" chiese lo scorpione, con la voce più dolce che gli riuscì di fare.
"Fossi matta!" gli rispose la rana "Non provare nemmeno ad avvicinarti, non ho nessuna voglia di farmi pungere da te".
"Ma ragiona, ranocchietta: se tu mi aiuti a passare il fiume prendendomi sulla groppa, io mai e poi mai ti pungerei: se lo facessi, annegherei, perché non so nuotare".
La rana rifletté, e decise di aiutare lo scorpione, un po´ perché aveva paura che altrimenti l'avrebbe punta, un po´ perché era un animale generoso, e dopo tutto lo scorpione non le aveva fatto niente di male.
E così lo scorpione saltò in groppa alla rana, e tutti e due si buttarono in acqua. Erano già a metà del percorso, proprio in mezzo al fiume, quando la rana sentì un dolore acutissimo sulla schiena. "Ma come?" esclamò "mi hai punta! E ora moriremo tutti e due, io per il veleno, e tu perché annegherai! ?Ma perché lo hai fatto?" E lo scorpione rispose: "Già, perché l´ho fatto? Perché pungere è la mia natura, e io non posso farci niente".

A volte penso di essere e di essere stato rana, a volte scorpione, e che questo faccia parte di tutto un gioco di egoismi suscitati dalla difficoltà di comunicare, dalla paura di non essere capiti, o, molto più cinicamente, dalla voglia di lasciare il segno.

postato da: Iburo alle ore 09:03 | Permalink | commenti (4)
categoria:amici, questioni di cuore
sabato, settembre 01, 2007

Kirkuk café. Era anni che non ci tornavo, una volta era un piccolo locale con cinque o sei tavoli per mangiare, da alcuni anni ormai è diventato un luogo di riferimento nel centro di Torino, con cucina curda e irachena molto semplice e appetitosa. A prezzi abbastanza popolari. Il locale si è molto ingrandito, per chi vuole c'è la possibilità di mangiare seduti sui cuscini davanti ai tavolini bassi e l'arredamento fa molto atmosfera, con delle nicchiette ricavate nel pavimento in cui sono posti oggetti d'arredo visibili attraverso un vetro. Sono tornato davvero con piacere, mi ricordo che l'ultima volta che c'avevo messo piede c'era appena stato l'attentato alle Torri e nessuno si fidava più degli arabi. La diffidenza è passata subito. Merito di questo ritorno il compleanno della mia amica Gracida, per gli amici, Graziella per gli altri, che ogni anno organizza in un posto diverso. L'anno scorso eravamo andati a mangiare il sushi all'Ohashi, quest'anno abbiamo cambiato latitudine, accontentandoci di feta, falafel e kebab, nonché birra graca e, come dolce, dello yogurt ricoperto di marmellata di rose. Troppa Grecia, direte, per essere un ristorante curdo-iracheno, ma che importa, non guastava, del resto la cucina greca e quella araba un po' si assomigliano. Tra mangiare il gyros e il kebab non c'è tutta sta differenza. Il ristorante è a due passi da Palazzo Carignano, dove lavoro tutti i giorni, quindi alla fine capito sempre dalle stesse parti. A pensarci bene oggi potevo evitare di tornare a casa, farmi trovare subito lì. Ma ero stanchissimo, non mi andava di camminare, difatti appena entrato in casa mi sono abbioccato sul letto.

 A parte tutto stasera Torino era molto chic, piena di turisti, la musica all'aperto che accopagnava la gente seduta ai tavolini o lo struscio serale, l'aria frizzante e più fresca di ieri, merito, forse, del temporale della scorsa notte. E ho pensato a quando a Anversa e Amsterdam dove ti giravi trovavi solo ristoranti etnici e ti veniva voglia di provarli tutti.

mercoledì, agosto 22, 2007

Gli ultimi cinque giorni del mio viaggio erano i più attesi, perché mi accingevo a visitare una delle città che più mi incuriosivano e mi affascinavano. Ad Amsterdam ho ambientato l'ultimo capitolo di Angeli in disparte, il mio primo romanzo, volevo vedere di persona questa città che avevo visitato solo nella fantasia. Il viaggio in treno da Anversa è stato un continuo pormi domande a cui non avevo risposta, le risposte sarebbero arrivate dopo, una volta entrato in stazione, dopo le chiacchiere in inglese con un viaggiatore cinese, dopo le canzoni nelle cuffie del mio i-pod, dopo un caffé olandese preso al volo. Appena toccato terra in quello che è forse il vero porto della città mi sembrava di essere a Porta Palazzo il sabato mattina, e in effetti era sabato mattina, ma non ero in un mercato. Non perderò tempo a parlare della fatica che abbimo fatto a trovare una camera libera, la settimana di Ferragosto, in piena alta stagione. Dirò solo che in cinque giorni abbiamo cambiato tre alberghi e che i prezzi erano tutt'altro che popolari, che persino per avere la guida degli ostelli abbiamo dovuto pagare 2 euro e 50. Amsterdam si è dimostrata decisamente diversa da come l'avevo immaginata, non era, almeno a prima vista, la malinconica città dei canali venata di romanticismo nordico, era un luna park! Capimmo subito di essere finiti nella città sbagliata al momento sbagliato, che fino a quel momento tutto era stato acqua e rose. La capitale olandese, tuttavia, alla fine è riuscita a conquistarci. Per prima cosa, dopo aver lasciato i bagagli nel primo albergo, ubicato sopra una birreria, ci siamo recati nel cuore della città, nel centro nevralgico della metropoli forse più giovanile d'Europa, della RedCoffétown: piazza Dam. Paragonata alla Grand Place di Bruxelles e alla Grote Markt di Anversa è decisamente modesta, ma è l'unica vera piazza della città, naturale che sia stata scelta per essere la più amata. La vera Amsterdam, però, l'ho conosciuta discostandomi dalle vie dei coffeshop e del distretto a luci rosse, non appena abbiamo attraversato i primi canali su ponti tutti uguali, fiancheggiati da file di biciclette, il flagello della città. Sì perché qui la gente a camminare e guidare la macchina preferisce di gran lunga pedalare, il ciclista è il padrone della città, non solo va dove vuole ma ha sempre la precedenza, meglio se la prende e basta. E i tramvieri, sapendolo, hanno mille occhi e le mani sempre pronti sul clacson. Bastano poche ore e chiunque sviluppa i sensi di ragno, è un modo come un altro per entrare in sintonia con tutto ciò che ci circonda. Dai canali di Amsterdam, dai suoi ponti, dalle case distese a schiera sono rimasto stregato, ammaliato dalle sue torri sormontate da corone e ingioiellate da orologi, dalle sue barche colorate, dalle sue case galleggianti. Ho fatto fatica a orientarmi in questa uniformità che non ha niente della confusione architettonica di Bruxelles, ma pensavo che per un torinese abituato a destreggiarsi in un labirinto di vie lunghe, dritte e porticate fosse impossibile perdersi ovunque. Invece qui proprio non riuscivo a raccapezzarmi, preoccupato più a guardare i capricci architettonici del centro che i nomi delle vie. Invece Stefano sembrava sapere sempre dove andare, di noi tre era quello che c'era stato più di recente, solo nove anni prima, sarà per questo? Io, perso nel mio incanto, capivo di essere in un posto solo quando c'ero già arrivato, senza domandarmi troppo su come vi fossi riuscito. Due volte al giorno, al momento di mangiare, Amsterdam tornava ad essere l'inferno dei prezzi, un incubo per le mie tasche sempre più vuote, che ristoratori furbi e spesso disonesti non hanno aiutato a sopportare meglio. Persino in ostello, dove le camere ce le davano alle due di pomeriggio, toccava a noi pagarci gli armadietti per le borse, anche se non eravamo noi a chiedere di poterci sistemare così tardi ma loro, per consentire alle donne di fare le pulizie. Uno dei momenti salienti del soggiorno nella capitale olandese è stato la visita a due dei musei più importanti che a lungo avevo programmato: il Van Gogh Museum e, soprattutto, il Rijksmuseum, lo scrigno d'Olanda una vera leccornia per gli amanti della pittura come me. C'erano quadri da cui non riuscivo a staccare gli occhi, un assaggio del meglio che questa collezione può mostrare: Rembrandt, Vermeer, Frans Hals. Per qualcuno magari Amsterdam sarà l'occasione di esperienze più trasgressive, per me è questo. Non che a vedere il distretto rosso non sia andato, anzi io e i miei amici ci siamo andati anche troppo, una volta sarebbe bastata, ma tutte le sere il quadrilatero attorno alla Oude Kerk faceva il pienone di ragazzi e...coppiette, proprio così, tante coppiette che passeggiavano da quelle parti come a Roma nella zona dei Fori Imperiali.

 Il ritorno in Italia è stato un'impresa: per arrivare da Amsterdam a Bruxelles abbiamo dovuto cambiare due treni, a Rosendall e a Anversa. Poi, a Charleroi, abbiamo atteso tre ore per imbarcarci e altre due per decollare, se non altro il volo è stato rapido e indolore, molto più corto delle tre ore che ci sono servite per arrivare in auto da Bergamo a Torino, a mezzanotte e mezza. Il viaggio era finito. Tutto questo è successo una settimana fa, troppo presto.

5 foto da Amsterdam:

Amsterdam-031

 

Amsterdam-044

 

Amsterdam-058

 

Amsterdam-099

 

Amsterdam-015

postato da: Iburo alle ore 22:12 | Permalink | commenti (10)
categoria:luoghi, amici, altre cose che faccio
martedì, agosto 21, 2007

Anversa si è rivelata una bella sorpresa, peccato non esserci fermati di più. Notoriamente è una città di confine tra il mondo francofono (vallone) e quello fiammingo, una grande città commerciale nota per i diamanti e il suo porto fluviale capace di piazzarsi per traffici al secondo posto in Europa dopo quello di Rotterdam. Per noi Anversa è stata un punto di arrivo e di partenza. Il nostro incontro è cominciato in una stazione ferroviaria labirintica che dicono essere una delle più grandi d'Europa. Coperta, elegante, una bella porta d'ingresso in città. Anche qui abbiamo dovuto trovare dove dormire ma non c'è stato bisogno che di bussare a qualche porta per trovare un'anima pia che impugnasse il cordless e con qualche telefonata ci prenotasse una camera in ostello. Molto più gentili che a Bruxelles, gli Anversesi c'hanno permesso di dedicare abbastanza tempo alla visita della città, che affascina per il suo centro storico ben conservato, per la sua cattedrale che è la chiesa più vasta del Benelux, con una torre civica di 123 metri incastonata nella facciata. E poi quanti ristoranti italiani in giro, neanche fossimo a casa, segno che gli italiani sono molto apprezzati e amati. Ho fatto meno fatica che a Bruxelles a farmi capire col mio inglese stentato, - forse perché qui si parla solo olandese e gli olandesi l'inglese lo masticano molto bene - ma non ne ho avuto molto bisogno, Anversa si gira da soli e senza grandi difficoltà. In cattedrale ho trovato una guida volontaria toscana, Elisa, che è in visita nella città fiaminga per tre settimane e fa visite guidate in italiano. Mi ha detto che l'anno prossimo potrebbero includere anche la Chiesa di San Lorenzo a Torino nel progetto di stage per studiosi dell'arte, a cui lei ha aderito. L'impressione che ho avuto della città e di una metropoli ordinata e orgogliosa del suo passato, vivace, desiderosa di farsi conoscere. Il ruolo di ponte tra due culture forse le sta un po' stretto, vorrebbe essere ricordata semplicemente per ciò che è ed è stata, una città d'arte che ha dato i natali a talenti come Rubens e Van Dick, un centro commerciale di primaria importanza che ha instaurato contatti con mezzo mondo, una piccola metropoli cosmopolita che ama adornarsi di contaminazioni esotiche, prova ne sono le statue e le effigi di pellicani, cammelli e ibis che impreziosiscono i tetti dei palazzi. L'ennesima stranezza di un posto in cui niente è come sembra, con uno zoo aperto al lato della stazione ferroviaria, perché qui - come a Amsterdam - la stazione è al centro di tutto. Dopo una visita ad alcuni dei monumenti principali, abbiamo passeggiato nella parte vecchia, che già mostra contaminazioni olandesi evidenti, un condensato di bei vicoli e eleganti piazzette in cui folle di giovani siedono al tavolino a bere qualcosa tra una chiacchiera e l'altra. E poi due passi è sei sullo Schelda, il grande fiume su cui transitano imbarcazioni di tutte le dimensioni, la via più trafficata della città. Anche il lungo fiume merita una visita, si respira un'aria quasi marina portata dalla piacevole brezza e si può avere una visione d'insieme, con il porto in lontananza e i centri direzionali sull'altra sponda. Dalle parti della stazione, invece, si sviluppa il quartiere più elegante, con i negozi di lusso, le multisale, i ristoranti alla moda. E per chi non avesse voglia di camminare anche qui i tram viaggiano sotto terra, proprio come una metropolitana. Ho pensato a Anversa prima di addormentarmi e già nella mia mente hanno preso forma decine di storie diverse che un giorno, chissà, metterò sulla carta.

5 foto da Anversa:

Anversa-59

 

Anversa-24

 

Anversa-49

 

Anversa-11

 

Anversa-63

postato da: Iburo alle ore 15:21 | Permalink | commenti (6)
categoria:luoghi, amici, altre cose che faccio
venerdì, agosto 17, 2007

 Eccomi di ritorno dalle vacanze con un carico di belle esperienze e bei posti visti prima dell’inevitabile odissea affrontata ieri per tornare in Italia, di cui magari vi parlerò in un altro post. L’arrivo a Bruxelles è quello che si respira in ogni nuova città europea che ci si trova a visitare. Il volo da Bergamo è atterrato puntuale in una assolata capitale europea, e dopo tre quarti d’ora di pullman da Charleroi a Bruxelles siamo entrati subito nella condizione dei viaggiatori disorientati, che si avventurano nei meandri di una grande stazione ferroviaria (Bruxelles Zuid/Midi) senza sapere a chi rivolgersi. Anche perché, detto fra noi, l’accoglienza nella capitale belga non è delle migliori: se chiedi informazioni ti danno il minimo per cavartela e nessun inquadramento su hotel e ostelli. Eravamo in tre e in ostello non affittavano camere da quattro a tre ospiti, ci chiedevano di trovarci noi il quarto o sennò prendere una camera singola e una doppia. Bella trovata, cosa non si fa per intascare qualche euro in più. Inutile proporre di prenderne una da quattro e pagare anche per il quarto. Per pagare due camere in ostello abbiamo pensato bene di trovarci una camera in albergo e nel primo pomeriggio, dopo ore di pellegrinaggio per la zona sud della città, siamo tornati nei pressi della stazione, dove c’era un albergo, il Continental, che ci ha ospitati per 30 € a notte. L’unico inconveniente era che c’erano due letti, di cui una a una piazza e mezza, per cui due di noi hanno dovuto dividersi un letto. Per il resto in camera c’era tutto a un prezzo conveniente, la stazione era vicina e la fermata della metro anche. A proposito, a Bruxelles ci sono due linee di metropolitana e un servizio di premetro, che consiste nel far passare i tram sottoterra per una parte del loro tragitto. Insomma, in modo veloce potevi andare da un capo all’altro della città.

 Una volta superato l’inconveniente del pernottamento, i quattro giorni sono passati in fretta, Bruxelles si è rivelata decisamente una bella città, una piccola Parigi intessuta di influenze fiamminghe, caratterizzata da quartieri anche molto diversi tra di loro e da palazzi vistosi, facilmente riconoscibili nel tessuto urbano. È una città in cui moderno e antico si mescolano in un mosaico non sempre ben integrato, ma comunque affascinante. Il Municipio nella Grand Place (bellissima!), il Palazzo di Giustizia, la Basilica Nazionale del Sacro Cuore, la Torre del Midi, La Cattedrale e L’Atomium con le loro grandiose proporzioni permettono di orientarsi senza difficoltà, ma è nei vicoli della città antica che si può respirare la Bruxelles più genuina, piena di turisti che affollano i locali in una processione festosa. Diverso è visitare il Parlamento Europeo e il Parco del Centenario, con i suoi padiglioni che ospitano importanti musei e il suo arco simile alla Porta di Brandeburgo. Questa è una zona in grande trasformazione, regno incontrastato dei parlamentari europei e dei numerosissimi funzionari che lavorano attorno all’Emiciclo. La visita ai musei è cominciata il mercoledì con il Museo Reale di Belle Arti, vicino al Palazzo Reale, una raccolta strepitosa di quadri e sculture  di arte antica e moderna custoditi in uno bellissimo palazzo scrigno. Ho preso l’audioguida in inglese, in assenza di quella in italiano, e ho impiegato tutta la mattina a visitare uno dei musei più importanti del Benelux. Nel biglietto era compresa anche una consumazione alla caffetteria, ma quando mi sono presentato al bancone per prendere un caffé ho scoperto che lo servivano solo fino a una certa ora e non potevano più farmelo (questa poi!). In compenso al Palazzo Reale facevano entrare senza biglietto, ingresso gratuito nella residenza dei reali del Belgio, che ospita una piccola collezione. Raffinato ma non all’altezza dei palazzi italiani, il Palazzo Reale di Bruxelles è stato comunque un piacevole diversivo.

Mercoledì pomeriggio un giro al Parlamento non poteva mancare, poi altri due passi e siamo arrivati al Parco del Centenario dove abbiamo visitato il museo dell’auto, che non mi ha entusiasmato particolarmente, forse perché a Torino ce n’è uno più bello e grosso. Ma a Bruxelles i musei chiudono presto e dato che al parco già c’eravamo abbiamo pensato di sfruttare la carta musei.

 Al grandioso Museo della Storia Militare, che dispone anche di una sala hangar con appesi aerei di tutte le fogge e nazionalità, abbiamo dedicato parte del giorno successivo, l’ultimo del nostro soggiorno nella capitale d’Europa: un giorno pieno di pioggia e vento, in cui a Stefano si è letteralmente distrutto l’ombrello. Dopo aver visitato la Basilica del Sacro Cuore, la dimostrazione lampante di come anche nel ‘900 si potevano costruire bellissime chiese, ci siamo rifugiati in un locale italiano gestito da un sardo che preparava dei goffri eccezionali. Il goffri, per la precisione, è una cialda morbida che si può preparare con ogni ben di dio, una versione locale della crepe, ma molto più sostanziosa.

 Non dico che a Bruxelles ci vivrei, ma indubbiamente una visita la consiglierei a tutti. Fanno baguette straordinarie, è vivace ma senza superare il limite, ha tutto quello che serve a una città per accontentare ogni capriccio. Anche se è sporca. Alla faccia degli italiani che lasciano l’immondizia per strada, li ce n’è dappertutto e nessuno dice niente. E il comportamento civico dei belgi del sud è simile al nostro se non peggiore. Una sera abbiamo assistito a un battibecco a un semaforo, una ragazza che scende come una pazza da una macchina per dare addosso a un tizio che ha stretto un po’, l’amica che cercava di tenerla. Cose che in Italia non ho mai visto, e non è che guidiamo peggio di loro.

 Per adesso mi fermo qui, ho detto anche troppo, e molto ancora ci sarebbe da dire, ma il blog forse non è il modo migliore.

5 foto da Bruxelles:

Bruxelles-093

Bruxelles-124

Bruxelles-024

Bruxelles-046

Bruxelles-071

postato da: Iburo alle ore 22:59 | Permalink | commenti (9)
categoria:luoghi, amici, altre cose che faccio
domenica, luglio 29, 2007

Sono arrivato in via Rivalta con lo stesso piglio con cui mi sono avvicinato a tanti sabati sera senza storia, vissuti più come alternativa alla solita monotonia domestica, la voglia di restare fuori. Ho raggiunto i miei amici al ristorante giapponese Osaka, che anche questa volta sono riuscito a evitarmi non perché non mi piace la cucina nipponica (io adoro il sushi), ma perché ha fama di essere molto caro, e di fatti i miei amici hanno sganciato più di 30 euro a testa in una botta sola. E' stato un altro sabato di studio e faccende casalinghe, visto che  i miei non sono in casa, questa settimana sono uscito praticamente tutte le sere, avevo voglia di stare in compagnia, nei momenti di solitudine mi sembra di non appartenere a 'sto mondo, tutto mi sembra scorrere addosso, intorno ci sono attimi e fotogrammi che cerco di fermare e sento che non mi appartengono, che sono frammenti di vita di altri, non miei. E' la vita dei single del terzo millennio, i precari cronici che abbinano all'insicurezza lavorativa e economica quella affettiva e sentimentale, un senso di instabilità che permea tutte le cose e che fa temere che quanto di più caro ci sia al mondo possa essere sottratto senza tanti convenevoli. Anche ieri, vedendo i miei amici presi a chiacchierare delle solite cose, a cui io mi sono aggiunto per bermi una Asahi, ma notando che il nostro era il solo tavolo da quattro - per il resto c'erano coperti da due con coppiette che si guardavano negli occhi e parlavamano intimamente -  mi sono sentito fuori dal mondo. Ho pensato che avrei voluto volentieri altro, che certo anche loro avrebbero voluto passare una serata diversa, ma che ultimamente non si batte chiodo. E la Torino estiva inoltrata non aiutava certo a sentirsi meglio, semi vuota, malinconica, triste. Le alternative, una volta usciti dall'Osaka, erano o andare a sederci su una panchina a cazzeggiare, oppure fare altro, così sono riuscito a convincere gli altri ad andare al Parco Ruffini a fare due tiri a ping pong. Siamo arrivati verso le undici e, chissà come, c'è venuta voglia di giocare a mini golf. Erano anni che non prendevo una mazza in mano, e come me gli altri, difatti ci abbiamo messo quasi due ore a fare tutto il percorso a 18 buche. Niente ping pong, quindi, ma forse ci siamo divertiti di più così. Sono rientrato che erano quasi le tre e non avevo voglia di pensare a niente. Ho svuotato la mente e mi sono addormentato. Non avevo voglia di sognare niente.

postato da: Iburo alle ore 13:07 | Permalink | commenti (4)
categoria:amici, torino, questioni di cuore, tra me e me
martedì, luglio 10, 2007

Allora, questo lo pubblicizzo con piacere. E' il primo libro di una mia carissima amica blogger, Momy, che alcuni di voi sicuramente conoscono, e in cui io ho sempre creduto. E sono felice di sapere che il 12 luglio potrà diventare una poetessa edita, mi auguro che questa sua fatica letteraria non sia l'ultima. Per chi volesse leggere qualcosa di suo può andare qui, intanto io mi affretto ad acquistare il suo volume, so già che saranno soldi ben spesi. E' il mio modo di augurarle buona fortuna, come a suo tempo altre persone l'hanno fatto con me. Su IBS ho commentato il libro così:

Non ho bisogno di leggerlo per dare il massimo dei voti a Romina, o Momy come la si conosce nel mondo virtuale dei blog. La conosco da anni, leggo sempre con piacere i suoi versi e ha una profondità innata che la rende unica. Questo libro è sicuramente, assolutamente imperdibile. Non è il fatto di amare o non amare la poesia, lo stile di Romina piace anche a chi ama leggere narrativa, perché lei non cerca a tutti i costi il verso prezioso, come certi poeti che si accontentano di sfoggiare la loro cultura ma fotocopiano i classici, le basta giocare con le parole e quello che esce è sempre imprevedibile.

Naive

Romina Capo - Naive - Edizioni Il Filo - 12 €

postato da: Iburo alle ore 18:12 | Permalink | commenti (5)
categoria:amici, proposte letterarie, universolibri
venerdì, luglio 06, 2007

Amica mia, era una vita che non ci vedevamo, in pratica sono mesi che ci sentiamo poco e accenniamo solo a problemi di sfuggita, cercando poi il momento di parlarne. Ieri è arrivato quel momento, quattro ore passate a raccontarci le nostre magagne. Mi sembrava di essermi perso in una nota canzone di Guccini, che guarda caso parla proprio di due amici che si rivedono dopo tanto tempo...e vengono a scoprire un sacco di lati nascosti delle proprie reciproche vite. In realtà hai parlato tantissimo tu e io ti ho ascoltata cercando di abbracciare la tua profonda solitudine, la frustrazione generata dagli inganni di cui mi parlavi, perpetrati da una persona a mio parere orribile. Mi hai fatto pensare a come è facile, a volte, far entrare una persona nella propria vita, spesso quella sbagliata. Siamo stazioni, arrivano treni e altri ripartono, ma chissà perché finiamo per far restare solo quelli che non portano nulla di buono. E tu quel dannato treno dovresti lasciarlo ripartire e non vuoi. Ma soprattutto penso che ti porti dentro tutto questo da un sacco di tempo e non me ne hai mai fatto parola, e anche quando ridevi dentro un po' piangevi. Non posso negarlo, sentire la tua storia mi ha lacerato, avrei preferito fosse stato uno sconosciuto a raccontarla, con un po' di egoismo avrei sempre potuto dire che in fondo non potevo fare niente per lui e non erano fatti miei. Invece è successo a te e non posso fare finta che la cosa non mi riguardi. Essere amici significa anche questo, farsi carico dei segreti più duri, quelli che disarticolano le gambe su cui si regge lo scheletro della vita, e soffrirne.

postato da: Iburo alle ore 14:31 | Permalink | commenti (3)
categoria:amici, incontri, tanto per citare, con mp3
martedì, giugno 12, 2007

Maturità ti avessi preso prima... L'hai già ascoltata la canzone di rito? Io ho fatto gi esami il giorno dopo il 24 giugno, cioé San Giovanni, patrono di Torino. Fuori c'erano i fuochi d'artificio, per tutti l'estate era iniziata, e io ero andato a letto presto perché l'indomani dovevo alzarmi ben riposato. La maturità è poi diventato un ricordo agrodolce, si affastellano fotogrammivari, il mio senso di disagio, gli amici che non avrei più rivisto, una persona che amavo molto e che sarebbe morta suicida qualche mese dopo. Eravamo tutti incerti, spaventati, ma anche vivi, sapevamo che avremmo dovuto farcela a ogni costo. Sono uscito dall'esame provato, stanco e amareggiato, il voto era stato più basso di quanto pensassi e all'orale non era venuto nessuno a vedermi passare, segno che a nessuno interessava evidentemente (mi capitasse adesso ci farei una bella risata su). Ma dopo ho pensato, chi se ne frega, è finita, da oggi vedrò solo le persone che voglio e che mi ispirano, non sempre le solite facce solo perché occupano i banchi attorno a me. Con alcuni di loro, pochi, ho mantenuto i contatti per un po' di tempo. Se ci penso, dopo la maturità è cominciata una seconda vita, tutti i ricordi della mia adolescenza attiva cominciano dopo, prima sembravo perso nei miei sogni a occhi aperti; dopo ho cominciato a fare sul serio, a capire quali cose erano davvero importanti e quali no e, cosa non da poco, mi sono dichiarato per la prima volta. Chissà perché, al liceo non mi fregava più di tanto, c'era Federica Montersino che mi piaceva da matti, era stata il mio sogno proibito per cinque anni e mai che gliel'avessi detto, però non dovevo cercare le ragazze più di tanto, non che fossi un asso ma a qualcuno interessavo. E io che neanche le guardavo, ero timido, impaurito, imbarazzato. E mi piaceva solo Federica. Adesso cosa farei per tornare indietro e scaraventare all'aria tutte le mie insicurezze... Però no, ai miei 18 anni non ci tornerei, ero troppo diverso, a ciascuno la sua età. Tu non lo sai, lo capirai quando ne avrai 33. Per adesso togliti sto fardello, che dopo ti aspetta la vera scuola. E sono certo che tu, con la tua fantasia galoppante, con il tuo insolito gusto retrò e la raffinatezza di una nobildonna che i tuoi amici non hanno mai capito, saprai toglierti un sacco di soddisfazioni. Per cui buon esame, dopo mi dirai.

postato da: Iburo alle ore 14:24 | Permalink | commenti (7)
categoria:ricordi, amici, questioni di cuore, tra me e me
mercoledì, maggio 23, 2007

Quella mente malata del buon Andrea Malabaila, autore torinese con all'attivo due romanzi di qualità, si è messo in testa di fondare una casa editrice e l'ha fatto. Un'altra, qualcuno dirà. E perché no? Con quello che si trova in giro fame di buone realtà editoriali ce n'è sempre. Per cui, andate a dare un occhiata a Las Vegas, per arrivarci basta un click, anche se il sito è ancora in costruzione, però se volete mandare qualcosa da leggere per un parere basta scrivere a

info@lasvegasedizioni.com

Vi dico subito che Las Vegas accetta storie giovani, fresche, innovative, ma assolutamente intimiste. Niente narrativa di genere (fantastico, noir, gialli), non per discriminare (se no come potrei consigliarvela?), ma perché oggi giorno conviene specializzarsi se si vuole avere una collocazione nel marasma dell'editoria. Dei dattiloscritti pervenuti verranno pubblicati pochi titoli, perché la qualità aumenta quanto più diminuisce la quantità.

Spedite gente, spedite!

postato da: Iburo alle ore 19:55 | Permalink | commenti (6)
categoria:amici, gentile editore, bella cosa, universolibri
lunedì, maggio 21, 2007

Senti, non te l'ho mai detto ma per me sei sempre stata una persona speciale e vorrei restassimo amici per sempre. Non ti ho mai detto che quando ti ho incontrata all'università ho subito capito che avrei voluto restare in qualche modo legato a te, ma ho sempre ceduto ai compromessi e accettato che tu fossi quello che avresti voluto. Ti dico che mi è sempre andata bene così, mi sono sempre piaciute le nostre telefonate, le volte, poche, che ci siamo visti, le mille cose che ci siamo raccontati, le volte in cui, forse, ci siamo sfiorati. Io non lo so, tu sicuramente sì, mi hai sfiorato e toccato e ti ho amata per questo, anche se non te l'ho mai detto. E se anche meriteresti di sapere, il timore di perdere la tua amicizia mi tiene a freno, anche perché sarei anacronistico. Ti ho voluta bene, te ne voglio e te ne vorrò sempre, ma adesso c'è un'altra persona e c'è solo lei. Non mi è passata la curiosità di sapere di te, mi piacerebbe rivederti dopo anni che ci siamo persi di vista, mi piacerebbe sapere le cose che non so, magari di fronte a quella fantomatica pizza che ci siamo proposti di fare insieme. Un'altra cosa che non ti ho mai detto, mia cara, è che ti ho conosciuta in un momento importante, ero appena tornato alla vita, e in una sera qualunque, all'università, al corso di Semiotica del Testo, ti ho incontrata. Ma del resto, quante cose non mi hai detto tu di te? Sarai sempre rivelazione e segreto, sarai sempre mistero e certezza, e se ti andrà di starmi lontano non lo sarai mai abbastanza per essere nulla e sparire. Felice di aver letto il tuo nome nella mia posta elettronica, stasera.

postato da: Iburo alle ore 19:42 | Permalink | commenti (6)
categoria:amici, questioni di cuore, tra me e me