domenica, maggio 25, 2008

Questa canzone mi fa venire i brividi. Soprattutto alcune parole le avrei dette volentieri alla persona che amo, se solo me ne avesse dato modo.

Chiuderò la curva dell’arcobaleno
per immaginarlo come la tua corona,
e con la riga dell’orizzonte in cielo
ci farò un bracciale di regina…

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categoria:dediche, questioni di cuore, da me, con mp3
lunedì, marzo 31, 2008

Volevo ricordare mio zio, che oggi alle cinque di pomeriggio è mancato. Aveva 82 anni e un sorriso e un modo di ridere che mi mancheranno parecchio. Non è sempre stato tenero, mia madre mi ha raccontato che da fratello maggiore era spesso severo, ma chi l'avesse visto in questi mesi in ospedale mentre salutava dalla porta quando ci vedeva andare via avrebbe detto che era una brava persona. Di lui ricordo:

1) Le sue storie su Padre Pio, visto che l'aveva conosciuto perché, prima di rinunciare ai voti e sposarsi, era stato al suo fianco a San Giovanni Rotondo.

2) La sua stretta inossidabile, quella che si era fatto col pugilato in giovane età.

3) La sua passione per il fantasy, di cui aveva letto tanti libri.

4) La sua torta all'ananas, l'unica che sapesse fare, che alla fine mi era venuta a noia, spero non si sia mai offeso per questo.

5) La sua voce calma e rassicurante e lo sguardo orgoglioso.

Ieri, mentre ero a casa sua e lo vedevo attaccato all'ossigeno, mi sono spesso chiesto che cosa si sente in quel momento, se ha sentito il nostro calore. Credo di sì, perché dicevano che non avrebbe superato la notte di sabato e invece se n'è andato oggi. E' voluto stare ancora un poco con noi. Ma ho anche sperato di non vederlo morire, perché vedere una persona morire deve essere una delle cose più difficili a cui assistere, quando poi la persona in questione è un parente stretto... Ma se sono sereno scrivendo queste parole, credo che lui sarà in un vero stato di pace, adesso, lontano dal dolore.

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categoria:ricordi, dediche, tra me e me
lunedì, dicembre 24, 2007

Quella ragazza poteva avere vent’anni, era molto più giovane di lui, ma Ruffo giurò di non aver mai visto qualcosa di altrettanto bello in tutta la sua vita.

 Di riflesso gli tornò in mente Rebecca, ma persino la sua bellezza impallidiva al confronto. E poi perché pensare a Rebecca? L’aveva già fatto troppo.

 La ragazza lo guardò incuriosita, ma non disse niente.

 Leonardo prese un fazzoletto dalla tasca dai pantaloni e glielo porse. Lei si fece un po’ sospettosa, ma lo accettò e cominciò a pulirsi il viso.

 “Se vuoi che qualcuno ti aiuti dovresti uscire da qui e andare dove c’è un po’ più di luce”, le consigliò.

 Proprio in quel momento l’accendino si spense. Poi, con una scintilla tornò la fiammella. La ragazza non si era ancora stancata di lui.

 La prese delicatamente per un braccio e l’aiutò a rimettersi in piedi. Lei si lasciò condurre fuori da quel viottolo buio. Zoppicava, ma sapeva che poteva appoggiarsi alla sua spalla. Quando furono sotto il lampione che dava sulla strada principale tirò un sospiro di sollievo.

 Ruffo poté guardarla meglio. Era ancora più bella, un angelo triste in giubbotto di jeans, minigonna e reggicalze strappati.

 “Come ti chiami?”, le chiese.

 Lei rifletté un po’ prima di rispondere.

 “Alice”, disse poi, rivelando una voce più adulta di quanto lui immaginasse.

 “È il tuo vero nome?”, volle sincerarsi.

 “È il nome con cui mi hanno sempre chiamata”, rispose lei, un po’ indispettita.

Tratto da Tenebra di Luce

...quando ho scritto questo romanzo, alcuni anni fa, non avrei immaginato che mio fratello avrebbe deciso di chiamare così mia nipote. Non vedo l'ora che sia marzo...

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categoria:dediche, i miei libri, assaggi letterari
martedì, dicembre 18, 2007

Questo è stato un anno particolare, che è volato via senza che me ne rendessi conto e mi ha regalato, e ancora mi regala, gioie e noie. Mi piace pensare che sia cominciato non a Capodanno, ma il 30 dicembre, quando al cinema, all'Eliseo, ho conosciuto la mia Giulia. Tendo a chiamarla così perché le voglio davvero tanto bene, anche se non mi ricambia è un pensiero intimo e forte che più di una volta mi ha fatto risollevare quando ero a terra. Almeno in questo, solo in questo, è mia. Ed è stata lei la protagonista di quest'anno, le cose che ci siamo dette, gli allontanamenti e i riavvicinamenti, le poesie scritte per lei. Poi ricordo un bel Capodanno a casa della mia amica Cinzia e tutti gli amici che ho potuto rivedere, con alcuni dei quali avevo perso i contatti. E' stato l'anno del birdwatching e delle uscite domenicali, quando ogni occasione era buona, come mai prima, per cercare ristoro in montagna. Queste gite mi hanno permesso di conoscere meglio alcune persone con cui parlavo o mi vedevo poco, e a me hanno dato la possibilità di vivere in modo meno sedentario, di respirare nuovi profumi e vedere posti d'incanto. Ricordo le numerose vigilie d'esame, che ho vissuto sempre con la mente altrove perché ogni volta mi capitava qualcosa che faceva perdere d'importanza il risultato. Ricordo Matteo, Maurizio, Valentina e le presentazioni con Fantastico d'Autore e i cineforum all'Università i mercoledì pomeriggio, i caffé al bar Montesito ogni mattina prima di entrare e i tre mesi di lavoro con Laurazza, Zimo e Iennifer. Poche storie hanno preso forma sulla carta, non ho pubblicato nessun libro - fin a quest'anno era uscito un mio libro all'anno - ma va bene così. In compenso ho guidato molto e ho cercato molte più occasioni per stare in compagnia, al cinema, al ristorante, alle feste. Molto meglio. Era il mio modo per reagire alle incertezze lavorative e alla tensione per gli esami, il mio modo per reagire alle delusioni. e che dire di Bruxelles, Anversa e Amsterdam? Come dimenticare i miei tanti passi nelle loro strade straniere e affascinanti, piene di gente da guardare per poi, chissà, magari scriverne.

 E stato anche un anno di tanti amici, alcuni nuovi, blogger, che ringrazio.

Ma il 2007 non è ancora finito. Domani consegnerò la domanda di laurea e le tesi in segreteria e una fase durata anni finalmente si chiuderà. Non c'avrei mai creduto.

Intanto

 

Buon Natale

sabato, ottobre 06, 2007

Dopo anni di innumerevoli letture posso dire di aver individuato in due autori i miei maestri, uno dei quali è senza dubbio Terry Brooks. E' stato leggendo i suoi romanzi che ho cominciato a scrivere, prendevo le sue storie e ne immaginavo un seguito, piccoli quaderni scribacchiati a penna, storie sgrammaticate che dovevano, nelle mie intenzioni, agevolare il mio accesso al suo mondo, che adoravo. Libri brutti da leggere, ma quanta passione c'era in me nello scriverli, l'impazienza di prendere la penna in mano per continuare ad esplorare quei mondi sconfinati. Il caro vecchio Terry mi ha insegnato questo, anche se adesso mi viene difficile prendere una penna in mano e passo direttamente alla tastiera del computer. Ed è per questo che lo considero un mio maestro, anche se non l'ho mai conosciuto di persona e non ha mai potuto dispensarmi consigli o parlarmi guardandomi negli occhi. Però i maestri non necessariamente devono prenderti da parte e istruirti, basta che sappiano essere d'esempio. E lui lo è stato. Quest'anno Terry Brooks celebra i suoi primi 30 anni da scrittore, una carriera con alti e bassi cominciata nel 1977 con La Spada di Shannara, uno dei libri più famosi e - allo stesso tempo - vilipesi del fantasy mondiale. Col tempo il ciclo di Shannara si è infittito coinvolgendo altri romanzi scritti dall'autore americano, una saga che mi accompagna praticamente da sempre, dalla pià tenera età. In fondo all'ultimo romanzo - Gli elfi di Cintra - , il numero 19 della saga, Terry Brooks parla della sua carriera, di editori che l'hanno seguito e gli hanno permesso di essere uno scrittore migliore, di equipe che si sono messi al suo servizio per far conoscere i suoi romanzi in primo luogo in America, della sua prima lettrice, che se non sbaglio è diventata sua moglie, dei parenti che l'hanno incoraggiato nei momenti no, perché essere uno scrittore da milioni di libri venduti in tutto il mondo non vuol dire non avere problemi, parla di centinaia di persone a cui deve dire grazie e un po' lo invidio. "Tutti dovrebbero essere fortunati come lo sono io. Tutti dovrebbero avere il tipo di amici e di famigliari che ho io. Se ci fosse un modo per ottenerlo, sarei il primo a imporne per legge l'adozione", ha scritto al termine della sua postilla. Il vecchio Terry se li è meritati, ne sono convinto, un uomo che non si è mai fatto vedere tanto in giro e che ha fatto il suo mestiere con uno stile sempre impeccabile, senza vantarsi mai di niente, come se fosse al suo primo libro ogni volta. Se ha davvero conosciuto - e non c'è da dubitarne - gente come questa è perché a volte la magia funziona (e qui parafraso il titolo della sua autobiografia) e lui ha saputo compiere un vero miracolo. Grazie maestro.

 

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categoria:ricordi, dediche, tra me e me, proposte letterarie, universolibri
mercoledì, agosto 29, 2007

Ma amare una persona significa pensare che lei viene prima di tutto. Se non avessimo abbastanza cibo, darei a te la mia parte. Se avessimo pochi soldi, piuttosto che acquistare qualcosa per me, comprerei quello che tu desideri. Se mangi qualcosa di buono tu, è come se avessi la pancia piena anch’io, se sei felice tu, allora lo sono anch’io. Questo significa amare una persona. Credi che esista qualcosa di più importante? (Kyoichi Katayama – Gridare amore dal centro del mondo)

 E' esattamente come la penso ed è forse per questo che oggi si ha paura di amare, perché si dice di volere bene qualcuno fino a quando questo sentimento non si scontra con i nostri bisogni personali, con ciò che è nostro e basta! Ma amare non è forse condividere? Quante volte quando amiamo pensiamo a cosa vuole l'altra persona, prima di pensare a cosa ci aspettiamo che l'altra persona faccia per noi? Amare una ragazza significa avere sempre tempo per ascoltarla, non guardare mai l'orologio per aspettare il momento buono per defilarsi, volerla accompagnare a casa a qualsiasi ora, stare sotto il suo portone o in casa, è la stessa cosa, l'importante è stare, almeno un poco, dove è lei; rallegrarsi di un maggior guadagno pensando già all'opportunità che ci viene data di poterle fare un regalo, di portarla fuori a cena... Quanto sembrano azzardate a molti le cose che dico, nessuno crede più nell'amore gratuito, pensa solo che si è in due e ognuno deve fare la sua parte, dimostrando di essere il primo a violare questa regola in nome della libertà, dell'assenza di vincoli. E così non ci si lega più a niente, non si ha passione più per fare niente, si fugge da tutto. E' forse per questo che da molto tempo sento il mio pensiero profondamente impopolare, e me ne vanto. Perché essere popolari, oggi, significa ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Che cosa ci si può aspettare, del resto, di diverso, in un'epoca in cui tu vali non per ciò che sei, ma per come appari, per le scarpe, la cravatta, i calzini...

Questa la dedico a chi ha ancora voglia di guardarsi negli occhi...

 

 gatti-abbracciati

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categoria:dediche, questioni di cuore, dibattiti, da me, tra me e me, con mp3
mercoledì, maggio 19, 2004

Voglio dedicare questo post alla mia amica Carmen, una bravissima pittrice che fra poco inaugurerà la sua nuova mostra personale. Chiaramente, per chi si cimenta con pennello e tavolozza è sempre un'impresa farsi sostenere economicamente, soprattutto quando si è poco conosciuti. Spero che questa volta vada meglio della scorsa. La sua mostra personale si terrà da sabato 29 maggio (ore 17) a domenica 6 giugno (ore 19). Orari: 10-12/15-19, ma il 30/5 e il 2/6 l'apertura sarà protratta fino alle 21. Dove? Circoscrizione 3 - Via F. Millio 20, Torino. Io e Carmen, insieme a altri sei ragazzi, stiamo cercando di realizzare un grande progetto, quello di una cooperativa per artisti in ombra che sia presente sul territorio e organizzi eventi culturali e corsi. Vorremmo, cioè, che chi ama cimentarsi con l'arte, di qualsiasi natura, abbia uno spazio su cui appoggiarsi per presentarsi. Se dovesse andare bene, sono convinto che anche alcuni di coloro che leggono questo blog saranno nostri graditi ospiti.

Per maggiori informazioni su Carmen: http://members.xoom.it/cloturco

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categoria:dediche, pittorika
martedì, maggio 11, 2004

Mi permetto di pubblicizzare il libro di una mia giovane amica scrittrice di Venezia, Elisabetta Bilei, diciott'anni non ancora compiuti. E' la dimostrazione di come il mondo della narrativa sappia anche presentare dei modelli costruttivi. Anche Betta, benché giovane, ha avuto qualche fragatura editoriale, per cui credo che farle un po' di pubblicità non possa che servirle. Se poi volete scriverle, nei link c'è il suo blog. Il libro s'intitola Foto di Riflessioni, Ed. Il Grappolo.

 

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categoria:dediche, proposte letterarie
domenica, maggio 09, 2004

Questa la dedico a tutti i miei amici. E' una canzone di Lene Marlin a cui tengo particolarmente. Ciao.

Versatemi del vino venite da me stanotte
Circondatemi con i vostri volti gioiosi
Condividete alcune storie divertenti state svegli tutta la notte
Circondatemi con i vostri volti amichevoli

Poi guardatemi quando non me ne accorgo
E vedrete che non posso stare senza di voi

Sarò proprio lì se me lo chiedete
Se vi sentite tristi starò con voi
E se avete paura vi terrò la mano
Come so che anche voi fareste per me
Come so che anche voi fareste per me

Versatemi del vino venite da me stanotte
La vita è così bella quando sto con voi
Avevo bisogno dei sorrisi avevo bisogno di voi stanotte
La vita è così bella quando sto con voi

Perciò guardatemi quando non me ne accorgo
E vedrete che non posso stare senza di voi

Sarò proprio lì se me lo chiedete
Se vi sentite tristi starò con voi
E se avete paura vi terrò la mano
Come so che anche voi fareste per me
Come so che anche voi fareste per me

Sarò proprio lì se me lo chiedete
Se vi sentite tristi starò con voi
E se avete paura vi terrò la mano
Come so che anche voi fareste per me
Come so che anche voi fareste per me

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categoria:dediche, musicando