giovedì, maggio 22, 2008

 La magia di un posto non è solo le sue bellezze e non sempre basta questo per renderlo magico. Una città è anche un bagaglio di esperienze, una sequenza di frasi, di immagini impresse nella memoria, di persone incontrate e vissute. È un lavoro o una passeggiata domenicale, una sosta sotto un balcone per ripararsi dalla pioggia, una partita a carte a casa di un amico, una birra all’aperto di un concerto. È così che si conosce il mondo che ci circonda, fatto di luoghi che o li si ama o li si evita, per merito di cose belle successe o di cose brutte che facciamo o che abbiamo fatto e preferiremmo dimenticare. Per cui quando guido, quando passeggio, quando mi siedo a una panchina mille immagini affollano la mia mente, frasi scolorite dallo scorrere del tempo, profumi e sensazioni impresse a fuoco nella memoria. Ecco che mi rendo conto di quanto può essere importante ciò che facciamo, come questo trasfigura il mondo che ci circonda, può annullarlo o illuminarlo, può deformarlo o raddrizzarlo. Perché se così non fosse, ogni posto rimarrebbe semplicemente uguale a se stesso per sempre, immobile, freddo, insipido. E penso che ci sono posti in cui spesso vado per fare le cose sbagliate, che mi piacerebbe tornarci per vivere emozioni di altro genere, e allora sì che li amerei e proverei a tornarci appena posso, mentre altri sono fortunatamente legati a momenti indimenticabili che, come un carillon, basta riaprirli con la mente per sentire risuonare una struggente, melodica musica.

 

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categoria:ricordi, luoghi, bella cosa
sabato, maggio 17, 2008

Alla fine mi sono lasciato convincere. Non ce la faccio proprio ad accontentarmi di una vacanzina di pochi giorni, tranquilla tranquilla, e così ieri mio fratello mi fa, vieni o non vieni, che Monica e Luca domani prenotano i biglietti? Dove, faccio io? Ma in Scozia, no? In Scozia? Ma se ne parlava per agosto, già prenotiamo adesso? Ma non ho ancora deciso, adesso su due piedi...che io a fine anno vado per i fatti miei a vivere...e come faccio...quanto costa? Alla fine, tra una telefonata di qua e una manovra di autoconvincimento di là, parto per andare in Scozia, dal 3 al 13 agosto, e farò di tutto per spendere meno possibile. Ma ce la farò? Già il viaggio mi costa 200 €, perché 'sti britannici fanno pagare una tassa anche per ogni indumento che indossi. Poi ci sarà l'auto per girare, mangiare bere dormire svegliarsi. Però non potevo resistere alla tentazione di andare a vedere com'è, 'sta Scozia dei miei sogni, che dicono tutti che sono pure gentili e gioviali 'sti scozzesi, magari mi prende la briga di fermarmi là e non tornare più.

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categoria:luoghi, altre cose che faccio
sabato, aprile 12, 2008

Gordiano Lupi lunedì mattina ha scritto a tutti chiedendo chi andava a Fullcomics, la fiera mercato del fumetto organizzata a Piacenza in questi giorni, che si chiuderà domani sera alle 19. Ha chiesto e, per una volta, ho detto: perché no? Non per fare il difficile, ma qui bisogna essere realisti: per ogni trasferta c'è da preventivare una spesa da cui difficilmente si può rientrare con la vendita dei libri, per cui prima di accettare qualche conto in tasca me lo faccio. L'ho fatto senza dirlo a nessuno, volevo dedicarmi un sabato e passarlo in una città in cui non ero mai stato. In sostanza ho fatto una gita, con l'aggiunta della mia presenza allo stand ogni tanto nel caso qualcuno volesse autografata una copia dei miei libri. Dopo anni sono tornato a promuovere i due titoli che ho in catalogo con le Edizioni Il Foglio, Italoamericana - che in quanto romanzo è passato pressocché inosservato agli occhi dei visitatori fumettofili - e L'identità segreta. Supereroi e dintorni, il libro per la cui presentazione ho affrontato questo viaggio. Se una volta l'indifferenza dei visitatori un po' mi creava dispiacere, adesso mi trova del tutto estraneo. I miei libri sono lì, chi li vuole ha solo da prenderli. Tanto più che Italoamericana presto sarà fuori catalogo. Ho potuto, invece, conoscere due interessanti fumettisti, Kaneda, autore del comicissimo Due cuori e una gatta, che vi consiglio di non perdere perché ad oggi è un vero successo nato sugli accessi al sito web; e poi la brava Paola Cannatella, che ha da poco pubblicato il suo primo libro a fumetti - Inchiostro di Jack - in cui lei è autrice sia dei testi che dei disegni. Inutile dire che tutti e due hanno le carte in regola per sfondare, cosa che gli auguro veramente. A volte credo che potere esprimersi sia un dono di libertà assoluta, avere il potere di osservare e riprodurre ciò che ti circonda presentandolo secondo il tuo metro di giudizio e il filtro di ciò in cui credi. Questo mi porta a volte a pensare che c'è molta più verità nelle storie inventate pubblicate sui libri che non nella vita reale, dove siamo tutti plagiati da mille preconcetti e status comportamentali.

 Stasera sono tornato a casa contento, e stanotte dormirò davvero bene. Presto avrò qualcosa di nuovo da proporre all'editore, ma non dico ancora niente per scaramanzia.

lunedì, marzo 24, 2008

Quest'anno Pasqua è arrivata troppo presto, è primavera e sembra ancora gennaio, con i 4 gradi registrati stasera a Torino. Eppure l'equinozio c'è stato, puntuale il 21 marzo come sempre, e anche la prima luna piena, e quindi la prima domenica dopo il plenilunio, che appunto diventa per tradizione quella di Pasqua. Eppure non c'era proprio modo di prolungare la gita fuori città, malgrado i tentativi di tornare dopo cena. Faceva troppo freddo, c'era vento, hanno detto al tg che oggi al Parco della Mandria, a due passi dalla Reggia di Venaria, il vento forte ha tirato giù un albero uccidendo un uomo. E l'abbiamo sentito arrivando al Forte di Exilles, che è uno degli edifici più imponenti del Piemonte, a mio modo di vedere, magari più bello da fuori che dentro, ma intanto anche questa volta non sono riuscito a visitarlo. Però ho scoperto un posto dove mangiare davvero buono, un agriturismo su cui ho giocato al buio e ho vinto: 7antipasti, un primo (tagliarin con sugo di funghi e salsiccia), tre tipi di carne (capretto, coniglio e arrosto) con contorno di patate al forno, formaggi, dolci della casa, bevande, caffé e ammazzacaffé (tra cui la grappa al basilico), 30 €. Tanto? Secondo me no, visti i prezzi in giro. Però usciti ha cominciato a cadere qualche fiocco di neve, che ci ha costretti a scendere a Susa, 500 m più in basso. Susa è sempre molto carina e tranquilla, con le sue basiliche romaniche e i resti romani, e tanti ricordi dei tempi del liceo. Però oggi faceva troppo freddo, e alle otto siamo rientrati a casa. Peccato, quando è Pasquetta voglio sempre restare in giro, forse perché è la prima vera gita dell'anno. E domani mi aspetta una giornata di corse in giro per la città, tra motorizzazione per rinnovare la patente, lavoro in Reggia e il trasloco di mio fratello.

 

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giovedì, gennaio 31, 2008

Dobbiamo essere di nuovo in tempi di corporazioni, dove nessuno ha da imparare dagli altri, basta dare una ventina di esami, frequentare il proprio ambiente e voit là, hai tutto quello che ti serve. Concertisti che se la suanano con i musicisti, ballerine e ballerini che si fidanzano, biologhe che calcolano solo chi sa che un orbettino non è un serpente. Penso alle guide della Reggia, tutte laureate in Storia dell'Arte o Storia, se esci dall'Accademia di Belle Arti non conti niente. Non mi sono ancora laureato e giù penso che magari per qualcuno prendersi una laurea in Lettere è uno scherzo, mica come uscire dal Politecnico. Tanto tutti scrivono oggi, tutti lavorano nell'editoria e per firmare un articolo sul giornale basta avere il nome. E visto che chi esce dall'Università non è tenuto a sapere la Divina Commedia a memoria, essere laureati in Lettere Moderne non è che ti dia tutta questa preparazione. Non è proprio così ma, fatto sta, io il 12 finisco. Non so come, ma finisco, un quarto d'ora per dire due cose sulla mia tesi e chiudo la partita. Ce ne ho messi di anni, ma alla fine ci sono riuscito. Cosa mi resta? Cosa sono diventato? Ho dato esami così diversi l'uno dall'altro che mi domando tecnicamente che tipo di preparazione mi abbia dato questa facoltà che non avrei potuto ricevere da autodidatta, leggendo un po' di libri. i miei esami sono stati, nell'ordine: Grammatica Italiana (prof.ssa Mortara Garavelli), Semiologia (prof. Ferraro), Storia della Lingua Italiana Moderna e Contemporanea (prof. Nemesio), Storia delle Religioni (prof. Filoramo), Geografia Linguistica (prof. Massobrio), Antropologia Sociale (prof. Viazzo), Semiotica del Testo (prof. Nemesio), Storia della Critica Letteraria (prof. Ficara), Filologia Italiana (prof.ssa Vincenti), Storia Medievale (prof. Sergi), Storia e Critica del Cinema (prof. Tomasi), Storia Moderna (prof. Ricuperati), Letteratura Italiana (prof. Ficara), Storia della Lingua Italiana (prof.ssa Pregliasco), Lingua e Traduzione Inglese (prof. Borgogni), Laboratorio di Informatica (prof. Console), Laboratorio di Scrittura (prof.ssa Soletti), Biblioteconomia Generale (Prof. Messina), Lingua e Traduzione Spagnola (prof.ssa Pangallo). Alcuni sono stati più difficili di altri, per superarli non bastava dimostrare di aver studiato. Peraltro, l'Università non ha tenuto minimamente conto dei miei risultati al di fuori di Palazzo Nuovo, aver pubblicato romanzi ed essere diventato bibliotecario non mi ha permesso di ottenere crediti formativi gratuitamente, cosa che in un paese in cui si regalano lauree ad honorem a ogni piè sospinto potrebbe far storcere il naso. Però almeno posso dire che nessuno mi ha regalato niente. So già che quando avrò finito mi resterà un pezzo di carta, che mi sforzerò di far valere anche se nessuno saprà cosa farsene, ma almeno potrò dire che alla fine sono riuscito a finire. Non sono molti quelli che c'avrebbero scommesso. A pensarci bene, non è stata proprio una passeggiata, anche se, forse, tornando indietro, non avrei fatto l'Università o, magari, avrei scelto un altro percorso di studi. Pochi rimpianti, ad ogni modo. Adesso voglio godermi solo la sensazione di aver finito: niente più code in segreteria, aule affollate, docenti sclerati e indisposti, militanti politici e intellettuali del cazzo, anche se un po' di tutto questo c'è anche fuori, nella vita di tutti i giorni, e gli esami non finiscono mai, bisogna sempre dimostrare di avere imparato la lezione.

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categoria:ricordi, luoghi, tra me e me, altre cose che faccio
lunedì, gennaio 21, 2008

Non ricordo se eravamo vicino alla Fontana di Trevi o in Piazza di Spagna. Era la Roma della 4a liceo, quella città che avevo visto solo una volta, a otto anni, e in cui ero tornato in gita scolastica. Forse non lo sai, ma in albergo noi ragazzi parlavamo delle ragazze che ci piacevano, fantasticavamo di dove avremmo voluto portarvi, del giorno dopo: "Domani vado da lei e glielo dico", dicevamo, ognuno lo diceva ma nessuno aveva il coraggio di farlo. Ricordo che un mio amico aveva persino ricevuto l'invito da una ragazza della quinta di farsi la doccia insieme e lui aveva detto che ci sarebbe andato, che non poteva mancare e dopo tanto parafrasare era uscito dalla camera. Era tornato un'ora dopo senza aver combinato niente, inventando un sacco di scuse. Queste erano le gite al liceo, in testa sempre le solite cose, anche nella città eterna. Eppure il fascino delle rovine e dei grandi artisti riempiva l'aria, dove mi giravo c'era storia che mi parlava e mi perdevo in continue sindromi di Standhal, mille evasioni in un secondo in cui mi smarrivo.

 E poi quella sera, una gelateria aperta, i sanpietrini bagnati dalla pioggia del pomeriggio, il rumore dell'acqua, noi che andiamo a prenderci un cono gusto cioccolato e stracciatella, io che mi offrivo di pagartelo. E tu che non capivi perché, sorridevi e cercavi di dirmi di no. Ma non potevi fermarmi, non potevi impedirmelo. Non eravamo tra i banchi di scuola, dove tornavo ad essere il ragazzo taciturno e distratto, non sarebbe stata la stessa Roma senza di te.

Chissà perché mi sei tornata in mente proprio oggi, mentre lavoravo con gli occhi incollati al computer, la complicità di quei giorni che ci fece un po' avvicinare, i profumi di una primavera lontana da tutto e tutti. Ho ripetuto il tuo nome tra le labbra, poi mi sono accorto che non ero lì, che erano passati 16 anni, e tu chissà dov'eri. Ho sorriso, mi è venuta voglia di mangiare un gelato, e fuori c'era la nebbia ed era gennaio.

 

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categoria:ricordi, luoghi, questioni di cuore, con mp3
martedì, gennaio 08, 2008

Ti osservo mentre cerchi il tuo cellulare senza perdere il tuo autocontrollo, la borsa che sembra un pozzo pieno di tesori, ma in cui non si trova solo quello che cerchi. Poi finalmente il diabolico aggegio esce allo scoperto, lo porti all'orecchio e rispondi: "da?" Accento straniero, russa, ti immergi in una conversazione di cui non capisco niente ma mi piace immaginare, poi attacchi e torni al tuo silenzio, al tuo sguardo imperscrutabile e apparentemente lontano. Dispiace vedere che un uomo sulla sessantina cerca una scusa per avvicinarti, sei bella, non ci vuole molto a capire che ha i testosteroni alle stelle, e tu gli rispondi in italiano senza rassegnazione, dici poche parole per non incoraggiarlo, così finalmente, dopo un paio di approcci decide che è meglio lasciarti in pace. Almeno adesso puoi tornare ai tuoi silenzi di ghiaccio. Però, penso, una volta non sarebbe mai potuto succedere di vederti sulla metropolitana di sabato mattina, osservare la tua bellezza straniera non sarebbe stato possibile, adesso sei qui, guardi oltre il finestrino la prossima stazione che si avvicina: Racconigi. Il treno si ferma. Ti alzi e scendi, con passo sicuro e lo sguardo basso, ti vedo allontanare mentre la scala mobile di porta verso la superficie. Il mondo che cambia sei anche tu, penso.

 "Prossima stazione: Rivoli. Next station: Rivoli". Mi alzo. E' la mia.

Immagine

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categoria:luoghi, incontri
venerdì, gennaio 04, 2008

In questi giorni in cui di vacanze ne ho visto ben poche, perché a parte i festivi di altri giorni non me ne hanno dati, ho dovuto inventarmi un modo per evadere dalla clausura forzata in un solo posto, in questo stambugio dove si fanno prenotazioni senza neanche un attaccapanni dove appendere le giacche.

 Per cui tornato a casa, tutti i giorni mi sono inventato dei modi per scappare, e l’ho trovato nel cinema. Sono giorni che guardo film a iosa, Ferro 3, Dopo Mezzanotte, Chinese Box, Saturno contro… Un modo per andare via con la mente e non ripensare che tornare qui significa restare nello stesso posto per sette ore e mezza, con solo mezz’ora di pausa, in più quasi non retribuita.

 Come se non bastasse mio fratello ha installato sul computer Google Earth e ne approfitto per “girare un po’ il mondo”, partire da casa mia e in un attimo tornare a vedere i posti in cui sono stato, altri in cui mi piacerebbe andare, le Piramidi di Giza, la baia di Hong Kong e quella di Sydney, il fiordo di Oslo.

 Tutto in un solo click, pur di non restare mai fermo nello stesso posto, attendendo qualche cambiamento.

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categoria:cinema, luoghi, altre cose che faccio
giovedì, novembre 15, 2007

Credo che vivere in una città significhi legarsi in modo particolare a dei luoghi, come se si fosse adottati da loro o, al contrario, li si adottasse nel proprio spirito. Sorvolando sul Piemonte, che quest'anno ho scoperto di amare terribilmente, ci sono luoghi intorno a me che non posso non guardare con un occhio privilegiato:

1) Venaria e il Parco della Mandria, il primo dove lavoro, il secondo un vero paradiso a due passi dalla città in cui è possibile ammirare arte e natura

2) Rivoli, dove forse a marzo mi trasferirò, un luogo di transito tra Torino e le sue valli, dove si respira l'aria della metropoli in una tranquillità quasi campagnola

3) San Salvario, il quartiere dell'immigrazione dove convive gente di tutto il mondo, con le sue strade popolari, piene di chiese e ristorantini, di locali e artisti, dove sorgono la sinagoga e il tempio valdese, il Valentino con i suoi castelli e la stazione liberty di Porta Nuova

4) Moncalieri, altra città della cintura, proprio dietro la collina di Torino, dove si respira un'aria raccolta

Castello di Moncalieri

5) San Donato, quartiere operaio dove sono sorti molti gioielli liberty e ottocenteschi, a ridosso di Corso Francia e Piazza Statuto

Campanile Nostra Signora del Suffragio, via San Donato

6) Borgo Vittoria, casa dolce casa, quanti ricordi

Via Chiesa della Salute, via principale del quartiere.

7) Quadrilatero Romano, se proprio devo andare a passare la serata in un luogo "in", preferisco venire qui, tra locali multietnici, caffé arabi e dehors, all'ombra della Porta Palatina e della Consolata. Quando ho pubblicato il mio primo romanzo, venivo spesso qui con gli amici

8) Collina di Torino, secondo me è un luogo magico, dove c'è sempre qualcosa di insolito che si nasconde tra le ville metafisiche, mentre dalle terrazze Torino sembra potersi toccare con un dito

9) Coazze, inutile dire che qui c'è una persona che amo molto e che ci metterò un po' a ripassare da queste parti senza non sentirmi tremare. Solo per questo.

10) Chieri e dintorni, un posto dove ho passato molte sere con alcuni miei amici. Chieri è bellissima, ci torno sempre con piacere, ma mi piace perdermi nei dintorni, tra ciliegi e vigneti, cascine e cappelle.

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categoria:luoghi, torino, questioni di cuore, tra me e me
sabato, ottobre 13, 2007

Ieri sera hanno inaugurato la Reggia di Venaria, la Versailles italiana rimasta per due secoli un rudere e finalmente restituita al mondo. Con la mia amica Gracida, grazie all'invito che ho ricevuto dalla Soprintendenza - sempre meglio che niente visto che aspetto il rinnovo del contratto a chissà quando - ho potuto girare in lungo e in largo questo luogo ameno, grandioso, che qualche idiota aveva persino proposto di radere al suolo. E poi è avvenuto il miracolo e il più grande cantiere d'Europa è finalmente stato aperto, otto anni di lavori - che in realtà non sono ancora del tutto terminati - conclusisi ieri pomeriggio alle cinque e mezza. C'erano ministri (Rutelli e Damiano), politici (Fassino, Sgarbi e gli amministratori locali), i Savoia, personalità del mondo culturale, nobili, ricchi e meno ricchi, impiegati statali e diseredati, come me e Graziella, e qualche collaboratore, come me, della Sopr. Bene, comincio col dire che non ero dell'umore adatto, che dopo dieci minuti dei discorsi dei politici avevo già voglia di sbronzarmi e che dopo qualche battuta in fila per entrare alla mostra tra i "blasonati" mi veniva voglia di tirare una bomba. Sapete quelli che non trovano di meglio di cui parlare che del viaggio in India, uno che fa "E' la prima volta che partecipo a un'inaugurazione...in Italia", precisa poi, e via dicendo. Ci siamo fatti un bel giro nel cortile e alle sette ci siamo presentati al tavolo delle cibarie e delle vivande, alla faccia di chi è andato a vedere subito la mostra e non ha trovato più niente. Con calma, dopo, abbiamo fatto anche quello. Tra l'altro c'è mancato poco che versassi del buon barbera addosso a Emanuele Filiberto, che me lo sono trovato alle spalle e io stavo facendo l'equilibrista con due bicchieri di vino, ma siccome lui non mi è proprio antipatico, mi sono trattenuto. Però è juventino, a pensarci bene... Dopo sono arrivati tutti gli altri savoiardi con un codone di gente al seguito. Non volevo rovinargli la festa, era un po' anche loro quella Reggia, erano tornati a casa.

 Sparite le personalità, verso le nove e mezza finalmente hanno fatto entrare anche il "popolino", la gente assiepata in via Mensa oltre le transenne, gente che per entrare per prima forse non aveva neanche cenato. Voi immaginate, vivere a Venaria Reale, vedere la più grande delle regge sabaude e italiane in fondo alla strada, sempre chiusa per secoli, sognare un giorno di poterla visitare, e non poterlo fare che alle nove e mezza di sera dopo ore in piedi a sperare, mentre 'sti nobili del cazzo sono lì a parlare dell'India. E' proprio vero che la Rivoluzione Francese è stato un fallimento quasi come il Sessantotto.

 La Reggia è spettacolare, anche se in molte sale restano i resti delle devastazione, dei saccheggi e solo nel Palazzo di Diana si posso ammirare gli affreschi. La Galleria di Diana e la Chiesa di Sant'Uberto sono due perle che chi viene in visita a Torino non dovrebbe farsi scappare. Un tempo sarà anche stata splendente come Versailles, oggi la Venaria Reale resta una bella signora rapinata in strada, che avrà perso un po' del suo corredo, ma non la sua bellezza.

 E Torino l'ha attesa a lungo, adesso l'ha ritrovata. E forse non solo Torino.

Immagine:Reggia di Venaria Reale - Belvedere e Padiglione Garove.jpg

Immagine:Reggia Venaria Reale-IMG 1882.JPG

 

 

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categoria:luoghi, torino, tra me e me
domenica, settembre 09, 2007

Oggi non avevo bene in mente come avrei trascorso la mia domenica, fatto sta che questo weekend è venuto su da La Spezia un mio cugino che è in marina e che ha da poco compiuto 50 anni. Non avendo potuto farlo prima ha scelto questo momento per festiggiare con tutti e oggi ha voluto assolutamente fare una capatina a Asti, dove il 14 di questo mese si correrà il celebre Palio e in questi giorni è in corso un appuntamento immancabile per tutti i piemontesi, la Duja d'Or. E' una manifestazione enogastronomica tra le più importanti del nord Italia in cui si possono assaggiare vini provenienti da ogni regione e mangiare prelibatezze fatte in casa. In questo fine settimana era in corso il 34° Festival delle Sagre Astigiane, dove abbiamo mangiato di tutto e di più - dalla polenta ai funghi agli agnolotti, al cotechino coi crauti alla bagna cauda, ai maltagliati col sugo di coniglio - accompagnando ogni piatto con del vino adatto all'occasione, offerto allo stand. C'erano più di 50 stand, ognuno con una specialità diversa. Insomma, non potevamo mancare, soprattutto perché era la prima volta che ci andavo. Dopo siamo saliti in macchina e ne abbiamo approfittato per girare in questo affascinante territorio che nulla ha da invidiare, mi spiace dirlo, alle più celebri colline senesi, soprattutto quando si può ammirare un panorama come quello che è possibile vedere dal borgo di Alice del Colle, dove lo sguardo abbraccia Alpi e Appennini, Langhe e le Prealpi Liguri, da cui spira già il profumo del mare, chiaramente distinguibile. Era una giornata calda in cui mi ha fatto piacere guidare in posti tranquilli, avvolto dai profumi e dalla generosità di una terra ricca di sapori e scorci pittoreschi. Il Piemonte è davvero bello, in un'ora da Torino puoi arrivare a vedere posti completamente diversi l'uno dall'altro, anche se sulla collina da cui dominavo tutto mi è venuta voglia di essere davanti al mare.

 

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categoria:luoghi, mangia che ti passa
mercoledì, agosto 22, 2007

Gli ultimi cinque giorni del mio viaggio erano i più attesi, perché mi accingevo a visitare una delle città che più mi incuriosivano e mi affascinavano. Ad Amsterdam ho ambientato l'ultimo capitolo di Angeli in disparte, il mio primo romanzo, volevo vedere di persona questa città che avevo visitato solo nella fantasia. Il viaggio in treno da Anversa è stato un continuo pormi domande a cui non avevo risposta, le risposte sarebbero arrivate dopo, una volta entrato in stazione, dopo le chiacchiere in inglese con un viaggiatore cinese, dopo le canzoni nelle cuffie del mio i-pod, dopo un caffé olandese preso al volo. Appena toccato terra in quello che è forse il vero porto della città mi sembrava di essere a Porta Palazzo il sabato mattina, e in effetti era sabato mattina, ma non ero in un mercato. Non perderò tempo a parlare della fatica che abbimo fatto a trovare una camera libera, la settimana di Ferragosto, in piena alta stagione. Dirò solo che in cinque giorni abbiamo cambiato tre alberghi e che i prezzi erano tutt'altro che popolari, che persino per avere la guida degli ostelli abbiamo dovuto pagare 2 euro e 50. Amsterdam si è dimostrata decisamente diversa da come l'avevo immaginata, non era, almeno a prima vista, la malinconica città dei canali venata di romanticismo nordico, era un luna park! Capimmo subito di essere finiti nella città sbagliata al momento sbagliato, che fino a quel momento tutto era stato acqua e rose. La capitale olandese, tuttavia, alla fine è riuscita a conquistarci. Per prima cosa, dopo aver lasciato i bagagli nel primo albergo, ubicato sopra una birreria, ci siamo recati nel cuore della città, nel centro nevralgico della metropoli forse più giovanile d'Europa, della RedCoffétown: piazza Dam. Paragonata alla Grand Place di Bruxelles e alla Grote Markt di Anversa è decisamente modesta, ma è l'unica vera piazza della città, naturale che sia stata scelta per essere la più amata. La vera Amsterdam, però, l'ho conosciuta discostandomi dalle vie dei coffeshop e del distretto a luci rosse, non appena abbiamo attraversato i primi canali su ponti tutti uguali, fiancheggiati da file di biciclette, il flagello della città. Sì perché qui la gente a camminare e guidare la macchina preferisce di gran lunga pedalare, il ciclista è il padrone della città, non solo va dove vuole ma ha sempre la precedenza, meglio se la prende e basta. E i tramvieri, sapendolo, hanno mille occhi e le mani sempre pronti sul clacson. Bastano poche ore e chiunque sviluppa i sensi di ragno, è un modo come un altro per entrare in sintonia con tutto ciò che ci circonda. Dai canali di Amsterdam, dai suoi ponti, dalle case distese a schiera sono rimasto stregato, ammaliato dalle sue torri sormontate da corone e ingioiellate da orologi, dalle sue barche colorate, dalle sue case galleggianti. Ho fatto fatica a orientarmi in questa uniformità che non ha niente della confusione architettonica di Bruxelles, ma pensavo che per un torinese abituato a destreggiarsi in un labirinto di vie lunghe, dritte e porticate fosse impossibile perdersi ovunque. Invece qui proprio non riuscivo a raccapezzarmi, preoccupato più a guardare i capricci architettonici del centro che i nomi delle vie. Invece Stefano sembrava sapere sempre dove andare, di noi tre era quello che c'era stato più di recente, solo nove anni prima, sarà per questo? Io, perso nel mio incanto, capivo di essere in un posto solo quando c'ero già arrivato, senza domandarmi troppo su come vi fossi riuscito. Due volte al giorno, al momento di mangiare, Amsterdam tornava ad essere l'inferno dei prezzi, un incubo per le mie tasche sempre più vuote, che ristoratori furbi e spesso disonesti non hanno aiutato a sopportare meglio. Persino in ostello, dove le camere ce le davano alle due di pomeriggio, toccava a noi pagarci gli armadietti per le borse, anche se non eravamo noi a chiedere di poterci sistemare così tardi ma loro, per consentire alle donne di fare le pulizie. Uno dei momenti salienti del soggiorno nella capitale olandese è stato la visita a due dei musei più importanti che a lungo avevo programmato: il Van Gogh Museum e, soprattutto, il Rijksmuseum, lo scrigno d'Olanda una vera leccornia per gli amanti della pittura come me. C'erano quadri da cui non riuscivo a staccare gli occhi, un assaggio del meglio che questa collezione può mostrare: Rembrandt, Vermeer, Frans Hals. Per qualcuno magari Amsterdam sarà l'occasione di esperienze più trasgressive, per me è questo. Non che a vedere il distretto rosso non sia andato, anzi io e i miei amici ci siamo andati anche troppo, una volta sarebbe bastata, ma tutte le sere il quadrilatero attorno alla Oude Kerk faceva il pienone di ragazzi e...coppiette, proprio così, tante coppiette che passeggiavano da quelle parti come a Roma nella zona dei Fori Imperiali.

 Il ritorno in Italia è stato un'impresa: per arrivare da Amsterdam a Bruxelles abbiamo dovuto cambiare due treni, a Rosendall e a Anversa. Poi, a Charleroi, abbiamo atteso tre ore per imbarcarci e altre due per decollare, se non altro il volo è stato rapido e indolore, molto più corto delle tre ore che ci sono servite per arrivare in auto da Bergamo a Torino, a mezzanotte e mezza. Il viaggio era finito. Tutto questo è successo una settimana fa, troppo presto.

5 foto da Amsterdam:

Amsterdam-031

 

Amsterdam-044

 

Amsterdam-058

 

Amsterdam-099

 

Amsterdam-015

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categoria:luoghi, amici, altre cose che faccio
martedì, agosto 21, 2007

Anversa si è rivelata una bella sorpresa, peccato non esserci fermati di più. Notoriamente è una città di confine tra il mondo francofono (vallone) e quello fiammingo, una grande città commerciale nota per i diamanti e il suo porto fluviale capace di piazzarsi per traffici al secondo posto in Europa dopo quello di Rotterdam. Per noi Anversa è stata un punto di arrivo e di partenza. Il nostro incontro è cominciato in una stazione ferroviaria labirintica che dicono essere una delle più grandi d'Europa. Coperta, elegante, una bella porta d'ingresso in città. Anche qui abbiamo dovuto trovare dove dormire ma non c'è stato bisogno che di bussare a qualche porta per trovare un'anima pia che impugnasse il cordless e con qualche telefonata ci prenotasse una camera in ostello. Molto più gentili che a Bruxelles, gli Anversesi c'hanno permesso di dedicare abbastanza tempo alla visita della città, che affascina per il suo centro storico ben conservato, per la sua cattedrale che è la chiesa più vasta del Benelux, con una torre civica di 123 metri incastonata nella facciata. E poi quanti ristoranti italiani in giro, neanche fossimo a casa, segno che gli italiani sono molto apprezzati e amati. Ho fatto meno fatica che a Bruxelles a farmi capire col mio inglese stentato, - forse perché qui si parla solo olandese e gli olandesi l'inglese lo masticano molto bene - ma non ne ho avuto molto bisogno, Anversa si gira da soli e senza grandi difficoltà. In cattedrale ho trovato una guida volontaria toscana, Elisa, che è in visita nella città fiaminga per tre settimane e fa visite guidate in italiano. Mi ha detto che l'anno prossimo potrebbero includere anche la Chiesa di San Lorenzo a Torino nel progetto di stage per studiosi dell'arte, a cui lei ha aderito. L'impressione che ho avuto della città e di una metropoli ordinata e orgogliosa del suo passato, vivace, desiderosa di farsi conoscere. Il ruolo di ponte tra due culture forse le sta un po' stretto, vorrebbe essere ricordata semplicemente per ciò che è ed è stata, una città d'arte che ha dato i natali a talenti come Rubens e Van Dick, un centro commerciale di primaria importanza che ha instaurato contatti con mezzo mondo, una piccola metropoli cosmopolita che ama adornarsi di contaminazioni esotiche, prova ne sono le statue e le effigi di pellicani, cammelli e ibis che impreziosiscono i tetti dei palazzi. L'ennesima stranezza di un posto in cui niente è come sembra, con uno zoo aperto al lato della stazione ferroviaria, perché qui - come a Amsterdam - la stazione è al centro di tutto. Dopo una visita ad alcuni dei monumenti principali, abbiamo passeggiato nella parte vecchia, che già mostra contaminazioni olandesi evidenti, un condensato di bei vicoli e eleganti piazzette in cui folle di giovani siedono al tavolino a bere qualcosa tra una chiacchiera e l'altra. E poi due passi è sei sullo Schelda, il grande fiume su cui transitano imbarcazioni di tutte le dimensioni, la via più trafficata della città. Anche il lungo fiume merita una visita, si respira un'aria quasi marina portata dalla piacevole brezza e si può avere una visione d'insieme, con il porto in lontananza e i centri direzionali sull'altra sponda. Dalle parti della stazione, invece, si sviluppa il quartiere più elegante, con i negozi di lusso, le multisale, i ristoranti alla moda. E per chi non avesse voglia di camminare anche qui i tram viaggiano sotto terra, proprio come una metropolitana. Ho pensato a Anversa prima di addormentarmi e già nella mia mente hanno preso forma decine di storie diverse che un giorno, chissà, metterò sulla carta.

5 foto da Anversa:

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venerdì, agosto 17, 2007

 Eccomi di ritorno dalle vacanze con un carico di belle esperienze e bei posti visti prima dell’inevitabile odissea affrontata ieri per tornare in Italia, di cui magari vi parlerò in un altro post. L’arrivo a Bruxelles è quello che si respira in ogni nuova città europea che ci si trova a visitare. Il volo da Bergamo è atterrato puntuale in una assolata capitale europea, e dopo tre quarti d’ora di pullman da Charleroi a Bruxelles siamo entrati subito nella condizione dei viaggiatori disorientati, che si avventurano nei meandri di una grande stazione ferroviaria (Bruxelles Zuid/Midi) senza sapere a chi rivolgersi. Anche perché, detto fra noi, l’accoglienza nella capitale belga non è delle migliori: se chiedi informazioni ti danno il minimo per cavartela e nessun inquadramento su hotel e ostelli. Eravamo in tre e in ostello non affittavano camere da quattro a tre ospiti, ci chiedevano di trovarci noi il quarto o sennò prendere una camera singola e una doppia. Bella trovata, cosa non si fa per intascare qualche euro in più. Inutile proporre di prenderne una da quattro e pagare anche per il quarto. Per pagare due camere in ostello abbiamo pensato bene di trovarci una camera in albergo e nel primo pomeriggio, dopo ore di pellegrinaggio per la zona sud della città, siamo tornati nei pressi della stazione, dove c’era un albergo, il Continental, che ci ha ospitati per 30 € a notte. L’unico inconveniente era che c’erano due letti, di cui una a una piazza e mezza, per cui due di noi hanno dovuto dividersi un letto. Per il resto in camera c’era tutto a un prezzo conveniente, la stazione era vicina e la fermata della metro anche. A proposito, a Bruxelles ci sono due linee di metropolitana e un servizio di premetro, che consiste nel far passare i tram sottoterra per una parte del loro tragitto. Insomma, in modo veloce potevi andare da un capo all’altro della città.

 Una volta superato l’inconveniente del pernottamento, i quattro giorni sono passati in fretta, Bruxelles si è rivelata decisamente una bella città, una piccola Parigi intessuta di influenze fiamminghe, caratterizzata da quartieri anche molto diversi tra di loro e da palazzi vistosi, facilmente riconoscibili nel tessuto urbano. È una città in cui moderno e antico si mescolano in un mosaico non sempre ben integrato, ma comunque affascinante. Il Municipio nella Grand Place (bellissima!), il Palazzo di Giustizia, la Basilica Nazionale del Sacro Cuore, la Torre del Midi, La Cattedrale e L’Atomium con le loro grandiose proporzioni permettono di orientarsi senza difficoltà, ma è nei vicoli della città antica che si può respirare la Bruxelles più genuina, piena di turisti che affollano i locali in una processione festosa. Diverso è visitare il Parlamento Europeo e il Parco del Centenario, con i suoi padiglioni che ospitano importanti musei e il suo arco simile alla Porta di Brandeburgo. Questa è una zona in grande trasformazione, regno incontrastato dei parlamentari europei e dei numerosissimi funzionari che lavorano attorno all’Emiciclo. La visita ai musei è cominciata il mercoledì con il Museo Reale di Belle Arti, vicino al Palazzo Reale, una raccolta strepitosa di quadri e sculture  di arte antica e moderna custoditi in uno bellissimo palazzo scrigno. Ho preso l’audioguida in inglese, in assenza di quella in italiano, e ho impiegato tutta la mattina a visitare uno dei musei più importanti del Benelux. Nel biglietto era compresa anche una consumazione alla caffetteria, ma quando mi sono presentato al bancone per prendere un caffé ho scoperto che lo servivano solo fino a una certa ora e non potevano più farmelo (questa poi!). In compenso al Palazzo Reale facevano entrare senza biglietto, ingresso gratuito nella residenza dei reali del Belgio, che ospita una piccola collezione. Raffinato ma non all’altezza dei palazzi italiani, il Palazzo Reale di Bruxelles è stato comunque un piacevole diversivo.

Mercoledì pomeriggio un giro al Parlamento non poteva mancare, poi altri due passi e siamo arrivati al Parco del Centenario dove abbiamo visitato il museo dell’auto, che non mi ha entusiasmato particolarmente, forse perché a Torino ce n’è uno più bello e grosso. Ma a Bruxelles i musei chiudono presto e dato che al parco già c’eravamo abbiamo pensato di sfruttare la carta musei.

 Al grandioso Museo della Storia Militare, che dispone anche di una sala hangar con appesi aerei di tutte le fogge e nazionalità, abbiamo dedicato parte del giorno successivo, l’ultimo del nostro soggiorno nella capitale d’Europa: un giorno pieno di pioggia e vento, in cui a Stefano si è letteralmente distrutto l’ombrello. Dopo aver visitato la Basilica del Sacro Cuore, la dimostrazione lampante di come anche nel ‘900 si potevano costruire bellissime chiese, ci siamo rifugiati in un locale italiano gestito da un sardo che preparava dei goffri eccezionali. Il goffri, per la precisione, è una cialda morbida che si può preparare con ogni ben di dio, una versione locale della crepe, ma molto più sostanziosa.

 Non dico che a Bruxelles ci vivrei, ma indubbiamente una visita la consiglierei a tutti. Fanno baguette straordinarie, è vivace ma senza superare il limite, ha tutto quello che serve a una città per accontentare ogni capriccio. Anche se è sporca. Alla faccia degli italiani che lasciano l’immondizia per strada, li ce n’è dappertutto e nessuno dice niente. E il comportamento civico dei belgi del sud è simile al nostro se non peggiore. Una sera abbiamo assistito a un battibecco a un semaforo, una ragazza che scende come una pazza da una macchina per dare addosso a un tizio che ha stretto un po’, l’amica che cercava di tenerla. Cose che in Italia non ho mai visto, e non è che guidiamo peggio di loro.

 Per adesso mi fermo qui, ho detto anche troppo, e molto ancora ci sarebbe da dire, ma il blog forse non è il modo migliore.

5 foto da Bruxelles:

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domenica, agosto 05, 2007

Domani mattina a quest'ora sarò qui

 

Venerdì qui

 

I miei compagni di viaggio, a parte Stefano e Luca, saranno

1 i-pod con quasi 200 canzoni

3 libri (La ragazza delle arance di Jostein Gaarder, Naive di Romina Capo e Il principe marrone di Antonino Genovese)

1 Canon PowerShot A430

1 zainetto Invicta e un marsupio rosso a spalla per girare senza intralci

2 cartoville TCI e due guide (di cui una di fabbricazione artigianale) 

E 1 mare di altre cose...

Ma non temete, il 17 sono già qui. Buone vacanze a tutti e un saluto da Bruxelles e Amsterdam!!!  

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categoria:luoghi
venerdì, agosto 03, 2007
Ecco un altro scorcio di questo mio bel Piemonte, di questa terra spesso sconosciuta che sorprende per la ricchezza dei suoi prodotti, per la sua gente schiva ma orgogliosa, per i suoi mutevoli scenari. Dicono che al Piemonte manchi solo il mare, poi avrebbe tutto. Considerando che dal confine con la Liguria al mare c'è meno di un'ora di macchina possiamo dire che manca per un pelo. E poi la Bresso e Burlando stanno da tempo studiando la fusione delle due regioni, per farne il cosidetto Limonte, quindi anche quel problema sarebbe risolto. Non mi è mai piaciuto girarmelo come in questi mesi, passare dalle risaie del vercellese alle colline dolci del Monregalese, fino in alta quota dopo faticose salite per ammirare giganti di pietra svettare all'orizzonte. Ho trovato il tempo per l'arte e per la natura, l'ho cercato, perché anche nei luoghi e in ciò che contengono sta l'identità di un uomo. E forse ho cercato nei posti quella tranquillità che le persone non sanno darmi, quella fiducia che non riesco più ad avere nel contatto con gli altri, quell'ispirazione che sembra fuggita chissà dove. E dire che a volte penso che me ne vorrei andare da qui, che non c'entro niente con nessuno, che avrei bisogno di qualche altro posto nel mondo in cui costruire qualcosa di più duraturo. Ma poi guardo la collina di Torino da un lato, le Alpi dall'altro, e tutto questo mi manca già. Rapaci-casina
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venerdì, luglio 27, 2007

Non doveva essere diversa Berlino Est da quella fotografata ad arte nel film che ho visto ieri sera, Le vite degli altri, un film forte e intenso che consiglio proprio come altri l'hanno consigliato a me. Uno di quei film che chiaramente si va a vedere in due o tre al massimo perché ne inviti venti per ottenere risposta da quei pochi che sanno guardare al di là dei soliti polpettoni americani. E dato che l'Unione Europea sta cercando di promuovere il suo cinema, magari calarsi in qualche bella storia del caro Vecchio Continente, di cui tutti facciamo parte, ogni tanto fa bene. Chi come me è stato a Berlino Est sa che il divario con la parte ovest della città è evidente ancora oggi, con palazzoni che, anonimi come solo l'architettura socialista sa essere, ricordano le periferie di un po' tutte le metropoli dell'Europa Orientale. Ed è in uno scenario di questo tipo, asettico, deprimente, che è ambientato il film di ieri, con personaggi che sembrano usciti dalla guerra fredda e case spoglie fatte per essere spiate dall'interno, come la Stasi faceva con tutti i personaggi scomodi al regime. Il film ha una splendida fotografia, una solida sceneggiatura e un'ottima prova d'attore da parte di tutti i protagonisti, a cominciare da quel Ulrich Mühe che solo due giorni fa, all'età di 54 anni, c'ha lasciato per un tumore allo stomaco. E considerando il finale del film, mi è sembrato un gran bel modo di salutarlo per l'ultima volta, ammesso che la cosa fosse voluta. Cosa mi ha lasciato questo film: non solo la voglia di bere, come qualcuno ha ironizzato, che a forza di veder servire vodka dappertutto un po' viene. Questo film lascia un senso di fiducia nella bontà degli uomini, che non è esiliata da qualche parte del mondo, c'è e a volte emerge anche. La voglia di scrivere, perché uno dei protagonisti è un drammaturgo affermato che sa quanto può essere tagliente una penna. La paura di essere traditi proprio da chi più ci ama e quanto questa paura possa risultare estremamente reale. E poi, cosa più forte di tutte, in questo film emerge in maniera chiara e condivisibile il bisogno di spiare gli altri, di entrare nelle loro vite, di dissetarsi alla fonte delle loro esistenze, di conformarsi alle loro certezze per farle un po' proprie. L'occhio indiscreto non l'ha inventato nessun servizio segreto a caccia di nemici del sistema, è quanto di più umano ci possa essere, fa parte della nostra natura, è il più antico e autentico passatempo del mondo, che a volte si traduce in arte, cinema, scrittura. Noi siamo nella misura in cui osserviamo, perché "spiando" si impara.

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giovedì, luglio 12, 2007
Grenoble. Mi sembrava ci fosse davvero scritto "Grenoble" a metà pagina di quel libro che il passeggero del mio solito pullman del mattino stava leggendo. Non potevo esserne certo, le ultime lettere erano nascoste sotto il pollice, mentre gli occhi scorrevano sul foglio come lupi famelici. E poi dicono che in Italia non si legge. Si ha fame di libri, certo, di buoni libri, di storie in cui perdersi e con cui confondersi, questo sì. E già immaginavo di entrare in quella storia...di cosa parlerà? Magari sarà una storia d'amore sul modello dei libri sudamericani, che so, Zoe Valdes o Mario Vargas Llosa, oppure un poliziesco piovoso con verande scroscianti d'acqua e un buon bicchiere di rosso di Borgogna che aspetta solo di scaldarti le ossa. O potrebbe essere una storia a metà, né di un genere né dell'altro, qualcosa da cui un giorno potrebbero trarre un bel film con sullo sfondo le Alpi e l'Isère che scorre placido, ambientato in un passato di fasti medievali o in un presente di funivie sferiche che scendono dai monti come navicelle spaziali. Perché no, oggi si scrive di tutto e di niente, ai lettori sembra andar bene qualsiasi cosa, purché si lasci leggere. Grenoble. Non ci sono mai stato, forse da qualche parte ne ho letto, e anche ci fossi stato la città visitata con gli occhi immancabilmente non sarebbe esattamente la stessa nascosta tra le righe di un romanzo. E' sempre così, le città sono destinate a deluderci o stupirci, hanno sempre qualcosa che poteva sembrava meglio e qualcos'altro che non ci saremmo mai aspettati. Scivola via il pollice del lettore, del passeggero del mio solito pullman del mattino. Greno...Grenousille. Dov'è finita Grenoble? Era nascosta sotto un pollice, poi è sparita, cancellata dal dito di una mano. Al suo posto un nome di donna. Chi sarà? E riprendo a sognare.
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domenica, maggio 06, 2007

 Sono di ritorno dalla seconda uscita con la Lipu e devo ammettere che questa giornata di birdwatching è stata ancora più interessante della prima. Siamo stati in giro per risaie nel vercellese, un'altra delle cento faccie del Piemonte che non finisce mai di rivelare ambienti naturali e paesaggi sempre nuovi. Tra gli uccelli visti: nitticore, garzette, aironi (cenerini, rossi e guardabuoi), poiane, piro piro (boscaioli e culbianchi), cavalieri d'Italia, corrieri maggiori, combattenti, pavoncelle, poiane, piovanelli, lodolai, gambecchi, pettegole. I posti in cui siamo stati erano così:

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Lipu08

 Giornate rilassanti come queste servono a rinfrancare lo spirito, a contatto con la natura ad ammirare il comportamento animale in tutta la sua semplicità e immediatezza. Sarà per questo che sono stanco e ho voglia di dormire. Sarà la stagione che invoglia a stare fuori fino a quando non ti sfianca e non ti costringe a tornare.

 Per il resto la mia vita procede in maniera monotona, a volte ciò che faccio mi piace e lo faccio con passione, a volte mi sembra tutto uguale: le stesse facce, gli stessi ritmi, i soliti risultati. E in più c'è stata la pioggia di questi giorni, che ha reso tutto più bigio. E ieri sera mi sono pure trovato l'Iburomachine con un vetro rotto. Però, malgrado questo, stasera mi sento bene e non ho pensieri.

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categoria:luoghi, tra me e me, altre cose che faccio
mercoledì, maggio 02, 2007

Be', come avete passato il 1° maggio, ragazzuoli? Io sono riuscito a evitarmi la pioggia per un pelo, abbandonando una Torino affollata di turisti e sindacalisti per località più tranquille. In cinque sull'Iburomachine, fatto il pieno, ci siamo inoltrati nei meandri del Biellese, una zona del Piemonte in cui mi sono recato raramente e che mi ha davvero stupito, perché io al di là di Biella non mi ero mai spinto. Invece sono stato ad Oropa, uno dei sette Sacri Monti piemontesi, architettonicamente sicuramente il più bello. Basti pensare che il santuario si sviluppa in una conca, incastonato nella natura come un gioiello, che visto dal basso sembra piccolo ma ad attraversarlo rivela promenade, cortili, chiese, cappelle e , visto che ci siamo, trattorie, per non scontentare il palato del turista. Tutto bello, ben organizzato e bello illustrato, a cominciare dal percorso delle 12 cappelle del Sacro Monte, a cui secondo me si è ispirato Kurumada per le Dodici Case dello Zodiaco nei "Cavalieri". Certo, le illuminassero un poco e le restaurassero anche farebbero un altro effetto, soprattutto in confronto alla magnificenza del resto del complesso, che è tutto tirato a lucido. I Sacri Monti sono pur sempre patrimonio dell'Unesco. Dopo un pranzo a base di torte salate e pane col formaggio, in barba alla trattorie di cui sopra, sulla mia torpedo blu siamo scesi verso altitudini più calde, dove la primavera non sembrava di nuovo inverno come a Oropa. Siamo andati al bellissimo parco della Burcina, una chicca per gli amanti dei rododendri, affollato di villeggianti con cani e carrozzine al seguito. L'abbiamo attraversato tutto fino ad arrivare alla torre in cima, da dove si godeva uno splendido panorama su tutta la provincia. Avessimo avuto una coperta da mettere sull'erba sarei lì ancora adesso, altro che in questa polverosa biblioteca. Ma è bastato un'ora perché i primi tuoni lasciassero presagire alle imminenti piogge di questa notte, dove finalmente a Torino ha piovuto che Dio la mandava. Abbiamo capito che non potevamo che rientrare e prepararci a una normale giornata lavorativa, che tanto di festività infrasettimanali per un po' non se ne parla...

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categoria:luoghi, tanto per citare
martedì, maggio 25, 2004

Questa è Ålesund, una piccola città norvegese stretta tra due mari, circondata da un paesaggio incontaminato di inestimabile bellezza. Non nego che un giorno mi piacerebbe visitarla, e penserò a quando guardandola già sol