domenica, maggio 25, 2008

Questa canzone mi fa venire i brividi. Soprattutto alcune parole le avrei dette volentieri alla persona che amo, se solo me ne avesse dato modo.

Chiuderò la curva dell’arcobaleno
per immaginarlo come la tua corona,
e con la riga dell’orizzonte in cielo
ci farò un bracciale di regina…

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categoria:dediche, questioni di cuore, da me, con mp3
lunedì, aprile 28, 2008

Lo so, è un po' che non mi faccio sentire, ma di cosa potrei parlarvi?

Del V day...ci sei o non ci sei...con un Grillo in gran forma che è già stato preso di mira dalle vittime dei suoi strali, con le strade di Torino piene di gente quasi come nelle notti olimpiche, tra concerti e mercati culinari

Oppure del giro sul lago Maggiore del 26 aprile, con mega pranzo a pase di polenta...c'era pure nel ripieno dei ravioli

Della ricerca della casa, che proseguo con insistenza per rispettare le mie scadenze, e stasera ne vado a vedere un'altra...a proposito, per chi è di Torino, se sentite in giro di qualche casa...

O della Codess che è in procinto di perdere l'appalto alla Reggia di Venaria, per lasciare il posto alla Rear, che qui ha le mani in pasta ovunque, sì sì, proprio la Rear dai contratti a 4 euro netti all'ora, con la Regione che dice di stare tranquilli e intanto apre già la porta a quegli altri e gli fa vedere la dislocazione degli uffici, mentre qui serpeggia la paura di perdere il posto

O della Soprintendenza che mi ha detto che prima dell'estate dovrebbe riprendermi, e so già che mi aspetterà un'estenuante ricerca del lavoro, perché ormai con questi politici ci si deve rassegnare a lavorare e, contemporaneamente, cercare lavoro

O di donne sparite, serate etiliche, soldi spesi quasi buttati, libri in lettura, telefonate mai fatte o mai ricevute, editori che nicchiano e aspetto solo di avere le bozze da dargli un'ultima occhiata, fumetti giapponesi e film americani, e tante tante cose che vorrei fare e dire e ancora non posso.

 

Un saluto a tutti, torno presto. :)

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categoria:questioni di cuore, tra me e me, altre cose che faccio
giovedì, marzo 13, 2008

Pretty women
Fascinating...
Sipping coffee,
Dancing... pretty women
Pretty women
Are a wonder.
Pretty women!

Sitting in the window or
Standing on the stair
Something in them cheers the air.

Pretty women
Silhouetted...
Stay within you,
Glancing... stay forever,
Breathing lightly...
Pretty women,
Pretty women!

Blowing out their candles or
Combing out their hair,
Even when they leave
They still are there.
They're there

Ah! Pretty women, at their mirrors,
In their gardens,
Letter-writing,
Flower-picking,
Weather-watching.
How they make a man sing!

Proof of heaven as you're living,
Pretty women! Yes, pretty women!
Here's to pretty women...

 Essere al cinema, guardare Sweeney Todd, sentire cantare questa canzone e avere Giulia vicino, a cui avrei voluto cantarla... E per la prima volta dopo mesi tormentosi passati a farci male, sentire che è tutto calmo, che è tutto a posto...

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categoria:cinema, questioni di cuore, tanto per citare
lunedì, gennaio 21, 2008

Non ricordo se eravamo vicino alla Fontana di Trevi o in Piazza di Spagna. Era la Roma della 4a liceo, quella città che avevo visto solo una volta, a otto anni, e in cui ero tornato in gita scolastica. Forse non lo sai, ma in albergo noi ragazzi parlavamo delle ragazze che ci piacevano, fantasticavamo di dove avremmo voluto portarvi, del giorno dopo: "Domani vado da lei e glielo dico", dicevamo, ognuno lo diceva ma nessuno aveva il coraggio di farlo. Ricordo che un mio amico aveva persino ricevuto l'invito da una ragazza della quinta di farsi la doccia insieme e lui aveva detto che ci sarebbe andato, che non poteva mancare e dopo tanto parafrasare era uscito dalla camera. Era tornato un'ora dopo senza aver combinato niente, inventando un sacco di scuse. Queste erano le gite al liceo, in testa sempre le solite cose, anche nella città eterna. Eppure il fascino delle rovine e dei grandi artisti riempiva l'aria, dove mi giravo c'era storia che mi parlava e mi perdevo in continue sindromi di Standhal, mille evasioni in un secondo in cui mi smarrivo.

 E poi quella sera, una gelateria aperta, i sanpietrini bagnati dalla pioggia del pomeriggio, il rumore dell'acqua, noi che andiamo a prenderci un cono gusto cioccolato e stracciatella, io che mi offrivo di pagartelo. E tu che non capivi perché, sorridevi e cercavi di dirmi di no. Ma non potevi fermarmi, non potevi impedirmelo. Non eravamo tra i banchi di scuola, dove tornavo ad essere il ragazzo taciturno e distratto, non sarebbe stata la stessa Roma senza di te.

Chissà perché mi sei tornata in mente proprio oggi, mentre lavoravo con gli occhi incollati al computer, la complicità di quei giorni che ci fece un po' avvicinare, i profumi di una primavera lontana da tutto e tutti. Ho ripetuto il tuo nome tra le labbra, poi mi sono accorto che non ero lì, che erano passati 16 anni, e tu chissà dov'eri. Ho sorriso, mi è venuta voglia di mangiare un gelato, e fuori c'era la nebbia ed era gennaio.

 

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categoria:ricordi, luoghi, questioni di cuore, con mp3
martedì, gennaio 01, 2008

Vorrei presentarmi al loro arrivo prima che atterrino, pensare che ne torneranno molti e che non si aspetteranno di trovarmi lì, o forse sì. Controllare il tabellone degli arrivi, l'ora e l'uscita, la compagnia e la provenienza. Arriveranno da molto lontano o da un posto ad appena un'ora di volo da casa? A volte l'unica cosa che vuole chi torna è trovare qualcuno ad attenderlo, qualcuno che lo accolga con un sorriso e lo abbracci. Quanto amore c'è in un ritorno e in un incontro... E io vorrei essere l'unico con cui ricongiungersi, per tutti quelli che conosco, dai più giovani ai più anziani.

 Osservo le altre persone che aspettano, immagino che facce faranno i loro amici vedendoli all'imbarco, cosa si diranno. Immagino come si sono conosciuti, che ruolo hanno ciascuno nella vita degli altri, che tipo di vita conducono.

 E così rifletto su un anno che è passato, sulle cose che ho fatto e vissuto, sui miei stati d'animo, sulle persone che l'hanno caratterizzato. Un anno che è andato e uno nuovo appena cominciato, e i miei amici che tornano, che presto atterreranno e rientreranno nella mia vita, torneranno a riempirla e a indirizzarla, a ispirarla. E tutto sarà come prima. Arriveranno dai cinque continenti, da città molto diverse tra loro, porteranno tante storie nel cuore da raccontare, immagini nella memoria, foto da far vedere agli amici. Torneranno per ricominciare ciò che hanno lasciato in sospeso prima della partenza, qualcuno felice di farlo, altri tristi o dispiaciuti, ma è la vita che va avanti. E un anno nuovo è arrivato.

 A volte mi chiedo se l'amore esiste, poi penso che negli aeroporti c'è, quando lasci il cielo e torni con la testa per terra, ritrovi la dimensione umana dopo ore sospese in aria, riprendi contatto con un mondo poco prima visto solo dall'alto. Ritrovi la tua città, la tua identità, la tua memoria.

 Aspetto e osservo, sento la voce nell'altoparlante annunciare il primo volo che atterra, mi preparo. Faccio mente locale su chi troverò oltre la porta degli imbarchi, penso a cosa succederà quando lo reincontrerò, come reagiremo. Sarà il primo incontro del nuovo anno, un anno che comunque andrà sara unico.

 Aspetto chi, forse, mi aspetta.

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categoria:amici, incontri, questioni di cuore, tra me e me
martedì, dicembre 18, 2007

Questo è stato un anno particolare, che è volato via senza che me ne rendessi conto e mi ha regalato, e ancora mi regala, gioie e noie. Mi piace pensare che sia cominciato non a Capodanno, ma il 30 dicembre, quando al cinema, all'Eliseo, ho conosciuto la mia Giulia. Tendo a chiamarla così perché le voglio davvero tanto bene, anche se non mi ricambia è un pensiero intimo e forte che più di una volta mi ha fatto risollevare quando ero a terra. Almeno in questo, solo in questo, è mia. Ed è stata lei la protagonista di quest'anno, le cose che ci siamo dette, gli allontanamenti e i riavvicinamenti, le poesie scritte per lei. Poi ricordo un bel Capodanno a casa della mia amica Cinzia e tutti gli amici che ho potuto rivedere, con alcuni dei quali avevo perso i contatti. E' stato l'anno del birdwatching e delle uscite domenicali, quando ogni occasione era buona, come mai prima, per cercare ristoro in montagna. Queste gite mi hanno permesso di conoscere meglio alcune persone con cui parlavo o mi vedevo poco, e a me hanno dato la possibilità di vivere in modo meno sedentario, di respirare nuovi profumi e vedere posti d'incanto. Ricordo le numerose vigilie d'esame, che ho vissuto sempre con la mente altrove perché ogni volta mi capitava qualcosa che faceva perdere d'importanza il risultato. Ricordo Matteo, Maurizio, Valentina e le presentazioni con Fantastico d'Autore e i cineforum all'Università i mercoledì pomeriggio, i caffé al bar Montesito ogni mattina prima di entrare e i tre mesi di lavoro con Laurazza, Zimo e Iennifer. Poche storie hanno preso forma sulla carta, non ho pubblicato nessun libro - fin a quest'anno era uscito un mio libro all'anno - ma va bene così. In compenso ho guidato molto e ho cercato molte più occasioni per stare in compagnia, al cinema, al ristorante, alle feste. Molto meglio. Era il mio modo per reagire alle incertezze lavorative e alla tensione per gli esami, il mio modo per reagire alle delusioni. e che dire di Bruxelles, Anversa e Amsterdam? Come dimenticare i miei tanti passi nelle loro strade straniere e affascinanti, piene di gente da guardare per poi, chissà, magari scriverne.

 E stato anche un anno di tanti amici, alcuni nuovi, blogger, che ringrazio.

Ma il 2007 non è ancora finito. Domani consegnerò la domanda di laurea e le tesi in segreteria e una fase durata anni finalmente si chiuderà. Non c'avrei mai creduto.

Intanto

 

Buon Natale

mercoledì, dicembre 05, 2007

Stanotte ho sognato di trovarmi in un posto con tanta gente, dove ho incontrato una persona rara. Doveva essere una persona stupenda, arrivata quasi per caso, giunta chissà da dove, e che qualcuno mi ha voluto presentare, non so chi. Ricordo solo che c’era, e che anche quando non la vedevo era presente con il suo calore.

 Non era un angelo, non possiamo vestire di soprannaturalità ogni cosa che ci fa bene, credo invece che un essere umano a volte possa trasmettere positività e darci un grande aiuto. Per cui avrei voluto sapere il suo nome, parlarle di più, ma è stato solo un sogno.

 Poi a una certa ora della notte ho sentito freddo e nel sogno l’ho vista venirmi vicino e stendermi una coperta sopra dicendomi di non prendere freddo. Il freddo è subito passato.

 Capita a volte di sognare gente così, magari sono solo il modo di farci capire che l’amore esiste, che ci crediamo e che ciò che cerchiamo non è fuori dalla nostra portata, ma non dobbiamo mai stancarci di cercarlo. Qualcuno di noi, magari, vede ciò che ho descritto ogni giorno al proprio fianco, ci parla assieme, viaggia, parla, piange e litiga con lei, non perde mai occasione per starci assieme. Io la sto cercando, non ho mai smesso di cercarla, da qualche parte fuori e dentro di me.

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categoria:amici, questioni di cuore, tra me e me
giovedì, novembre 15, 2007

Credo che vivere in una città significhi legarsi in modo particolare a dei luoghi, come se si fosse adottati da loro o, al contrario, li si adottasse nel proprio spirito. Sorvolando sul Piemonte, che quest'anno ho scoperto di amare terribilmente, ci sono luoghi intorno a me che non posso non guardare con un occhio privilegiato:

1) Venaria e il Parco della Mandria, il primo dove lavoro, il secondo un vero paradiso a due passi dalla città in cui è possibile ammirare arte e natura

2) Rivoli, dove forse a marzo mi trasferirò, un luogo di transito tra Torino e le sue valli, dove si respira l'aria della metropoli in una tranquillità quasi campagnola

3) San Salvario, il quartiere dell'immigrazione dove convive gente di tutto il mondo, con le sue strade popolari, piene di chiese e ristorantini, di locali e artisti, dove sorgono la sinagoga e il tempio valdese, il Valentino con i suoi castelli e la stazione liberty di Porta Nuova

4) Moncalieri, altra città della cintura, proprio dietro la collina di Torino, dove si respira un'aria raccolta

Castello di Moncalieri

5) San Donato, quartiere operaio dove sono sorti molti gioielli liberty e ottocenteschi, a ridosso di Corso Francia e Piazza Statuto

Campanile Nostra Signora del Suffragio, via San Donato

6) Borgo Vittoria, casa dolce casa, quanti ricordi

Via Chiesa della Salute, via principale del quartiere.

7) Quadrilatero Romano, se proprio devo andare a passare la serata in un luogo "in", preferisco venire qui, tra locali multietnici, caffé arabi e dehors, all'ombra della Porta Palatina e della Consolata. Quando ho pubblicato il mio primo romanzo, venivo spesso qui con gli amici

8) Collina di Torino, secondo me è un luogo magico, dove c'è sempre qualcosa di insolito che si nasconde tra le ville metafisiche, mentre dalle terrazze Torino sembra potersi toccare con un dito

9) Coazze, inutile dire che qui c'è una persona che amo molto e che ci metterò un po' a ripassare da queste parti senza non sentirmi tremare. Solo per questo.

10) Chieri e dintorni, un posto dove ho passato molte sere con alcuni miei amici. Chieri è bellissima, ci torno sempre con piacere, ma mi piace perdermi nei dintorni, tra ciliegi e vigneti, cascine e cappelle.

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categoria:luoghi, torino, questioni di cuore, tra me e me
lunedì, ottobre 15, 2007

Ci sono canzoni scritte per essere ascoltate in momenti precisi, e questa è quella che mi è venuta in mente adesso. Sa di bei ricordi, di calore, di brividi, di momenti che forse non torneranno. Ci sono cose che viste come cominciano promettono felicità, mi piacerebbe si potessero fermare a quel momento, la vita sarebbe migliore, più dolce. Forse quando Daniele Groff ha scritto questa canzone stava attraversando un momento come il mio. E del mio personale momento non ho gran  voglia di parlare adesso, nessuno me l'ha chiesto, quindi godetevi 'sto pezzo.

 

 

Isole e navi che
portano ancora con sé
uomini simili a me
io penso a te
c'è un'acqua qui che credimi
ne hai visti specchi oramai
ma non di certo così
si vede l'anima

e quella cena a lume di candela
con le tue labbra che sembravano di cera
è pur stata un'emozione o no?

everyday every warning sign
that you find that you left behind my love
take my hand and let me guide you tonight
let me listen to you whisper goodbye

Le nuvole tra gli alberi
qualcosa succederà
col vento ritornerai
sei nell'aria
e lasci già dietro di te
stagioni belle a metà
l'estate non passerà
amore avrai

c'era la neve in via dei Muredei
a scuola a piedi all'alba delle sei
erano grandi emozioni o no?

everyday every warning sign
that you find that you left behind my love
take my hand and let me guide you tonight
let me listen to you whisper goodbye

everyday every warning sign
that you find that you left behind my love
take my hand and let me guide you tonight
let me listen to you whisper goodbye
let me listen to you whisper goodbye
let me listen to you whisper...

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categoria:questioni di cuore, tra me e me, con mp3
giovedì, ottobre 11, 2007

Una rana e uno scorpione si incontrarono davanti a un fiume. Entrambi volevano passare dall´altra parte, e se la rana non aveva difficoltà, lo scorpione era preoccupato, perché non sapeva nuotare.

"Per piacere, mia cara rana, mi porteresti dall´altra parte del ruscello?" chiese lo scorpione, con la voce più dolce che gli riuscì di fare.
"Fossi matta!" gli rispose la rana "Non provare nemmeno ad avvicinarti, non ho nessuna voglia di farmi pungere da te".
"Ma ragiona, ranocchietta: se tu mi aiuti a passare il fiume prendendomi sulla groppa, io mai e poi mai ti pungerei: se lo facessi, annegherei, perché non so nuotare".
La rana rifletté, e decise di aiutare lo scorpione, un po´ perché aveva paura che altrimenti l'avrebbe punta, un po´ perché era un animale generoso, e dopo tutto lo scorpione non le aveva fatto niente di male.
E così lo scorpione saltò in groppa alla rana, e tutti e due si buttarono in acqua. Erano già a metà del percorso, proprio in mezzo al fiume, quando la rana sentì un dolore acutissimo sulla schiena. "Ma come?" esclamò "mi hai punta! E ora moriremo tutti e due, io per il veleno, e tu perché annegherai! ?Ma perché lo hai fatto?" E lo scorpione rispose: "Già, perché l´ho fatto? Perché pungere è la mia natura, e io non posso farci niente".

A volte penso di essere e di essere stato rana, a volte scorpione, e che questo faccia parte di tutto un gioco di egoismi suscitati dalla difficoltà di comunicare, dalla paura di non essere capiti, o, molto più cinicamente, dalla voglia di lasciare il segno.

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categoria:amici, questioni di cuore
venerdì, settembre 21, 2007

Ci sono cose che ho comprato sapendo già che le avrei messe da parte, incartate perché non si rovinassero, alcune in scatoloni reali, tattili, che posso riaprire anche solo per guardarle quando mi va e che conto, prima o poi, di portare via. Sono cose piccole e grandi, utili o semplicemente belle da mostrare, cose che ho visto in mille viaggi e ho pensato, prima di comprarle, che erano anche per me e dovevo averle per forza. Sono acquisti che ho fatto pensando che un giorno, a Dio piacendo, avrò una casa mia da arredare, e allora avrò muri su cui appendere foto e quadri che mi piacciono, mobili su cui mettere in bella vista soprammobili di ogni sorta, film e cd da gustare in compagnia, libri che vorrò mettere sullo scaffale della mia camera. Tante cose, le compro senza chiedermi se ci staranno mai o se davvero, il giorno che capiterà, vorrò portarle con me. Non so neanche se quel giorno arriverà mai, comprare serve a farmi credere che è possibile, che la buona intenzione c'è. E poi ci sono cose che ho comprato da amici che fanno cose, che ci mettono impegno, passione, fiducia nel farle, e ho pensato che un po' di queste cose volevo che fossero anche mie, da tenerle con me. Ci sono anche cose che ho preso provvisoriamente, che un giorno passerò a qualcun altro. Per esempio il primo libro di una mia cara amica scrittrice, me ne aveva mandate due copie, mi è piaciuto molto e ho pensato che la copia in più l'avrei regalata alla persona che vorrà stare con me. Come il pendaglietto che porto al collo, che custodisce, in una piccola urna di vetro, lo gnomo più piccolo del mondo, uno gnomo portafortuna. Non so quanta ne porti realmente, non credo in queste cose, ma so che va donato alla persona giusta. Nell'attesa, è una di quelle cose che ho messo da parte per me.

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categoria:questioni di cuore, tra me e me, bella cosa
giovedì, settembre 06, 2007

In questi giorni sono sulle corde perché:

 - Non mi hanno ancora pagato. E' incredibile!!! (mi consola sapere che non sono l'unico)

 - Oggi ho lo scritto (lettorato) di spagnolo e giovedì prossimo l'orale, e se li passo è fatta!

- L'ho vista martedì dopo tre mesi che non ci beccavamo e che comunicavamo solo a sms e email e lei non mi ha praticamente degnato di uno sguardo, così quando le ho scritto il giorno dopo chiedendole il perché mi ha detto che ero io a non averla calcolata di striscio. Figuriamoci! Sembriamo i due di "C'è posta per te". Intanto, anche questa volta, siamo riusciti a evitarci.

- Fra poco mi scade il contratto e non si è ancora parlato di rinnovi. - Sono in rottura definitiva con il mio nuovo editore, perché mi ha stampato il libro in maniera scandalosa e per me è come se non fosse mai uscito. Chiaramente o me lo ristampa o recedo dal contratto e mi ridà i soldi. E' triste avere il nuovo libro fra le mani e pensare che non può essere dato a nessuno perché è inguardabile. Sob.

- Dovrei cominciare a lavorare sulla tesi di laurea, ma il mio relatore mi ha proposto di analizzare il passaggio dal Fermo e Lucia ai Promessi Sposi. Ma si può arrivare nel terzo millennio e sentire ancora parlare di Promessi Sposi? Spero di trovare un escamotage. -

...varie ed eventuali che certamente ci sono ma non mi vengono in mente.

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categoria:questioni di cuore, gentile editore, altre cose che faccio
mercoledì, agosto 29, 2007

Ma amare una persona significa pensare che lei viene prima di tutto. Se non avessimo abbastanza cibo, darei a te la mia parte. Se avessimo pochi soldi, piuttosto che acquistare qualcosa per me, comprerei quello che tu desideri. Se mangi qualcosa di buono tu, è come se avessi la pancia piena anch’io, se sei felice tu, allora lo sono anch’io. Questo significa amare una persona. Credi che esista qualcosa di più importante? (Kyoichi Katayama – Gridare amore dal centro del mondo)

 E' esattamente come la penso ed è forse per questo che oggi si ha paura di amare, perché si dice di volere bene qualcuno fino a quando questo sentimento non si scontra con i nostri bisogni personali, con ciò che è nostro e basta! Ma amare non è forse condividere? Quante volte quando amiamo pensiamo a cosa vuole l'altra persona, prima di pensare a cosa ci aspettiamo che l'altra persona faccia per noi? Amare una ragazza significa avere sempre tempo per ascoltarla, non guardare mai l'orologio per aspettare il momento buono per defilarsi, volerla accompagnare a casa a qualsiasi ora, stare sotto il suo portone o in casa, è la stessa cosa, l'importante è stare, almeno un poco, dove è lei; rallegrarsi di un maggior guadagno pensando già all'opportunità che ci viene data di poterle fare un regalo, di portarla fuori a cena... Quanto sembrano azzardate a molti le cose che dico, nessuno crede più nell'amore gratuito, pensa solo che si è in due e ognuno deve fare la sua parte, dimostrando di essere il primo a violare questa regola in nome della libertà, dell'assenza di vincoli. E così non ci si lega più a niente, non si ha passione più per fare niente, si fugge da tutto. E' forse per questo che da molto tempo sento il mio pensiero profondamente impopolare, e me ne vanto. Perché essere popolari, oggi, significa ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Che cosa ci si può aspettare, del resto, di diverso, in un'epoca in cui tu vali non per ciò che sei, ma per come appari, per le scarpe, la cravatta, i calzini...

Questa la dedico a chi ha ancora voglia di guardarsi negli occhi...

 

 gatti-abbracciati

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categoria:dediche, questioni di cuore, dibattiti, da me, tra me e me, con mp3
domenica, luglio 29, 2007

Sono arrivato in via Rivalta con lo stesso piglio con cui mi sono avvicinato a tanti sabati sera senza storia, vissuti più come alternativa alla solita monotonia domestica, la voglia di restare fuori. Ho raggiunto i miei amici al ristorante giapponese Osaka, che anche questa volta sono riuscito a evitarmi non perché non mi piace la cucina nipponica (io adoro il sushi), ma perché ha fama di essere molto caro, e di fatti i miei amici hanno sganciato più di 30 euro a testa in una botta sola. E' stato un altro sabato di studio e faccende casalinghe, visto che  i miei non sono in casa, questa settimana sono uscito praticamente tutte le sere, avevo voglia di stare in compagnia, nei momenti di solitudine mi sembra di non appartenere a 'sto mondo, tutto mi sembra scorrere addosso, intorno ci sono attimi e fotogrammi che cerco di fermare e sento che non mi appartengono, che sono frammenti di vita di altri, non miei. E' la vita dei single del terzo millennio, i precari cronici che abbinano all'insicurezza lavorativa e economica quella affettiva e sentimentale, un senso di instabilità che permea tutte le cose e che fa temere che quanto di più caro ci sia al mondo possa essere sottratto senza tanti convenevoli. Anche ieri, vedendo i miei amici presi a chiacchierare delle solite cose, a cui io mi sono aggiunto per bermi una Asahi, ma notando che il nostro era il solo tavolo da quattro - per il resto c'erano coperti da due con coppiette che si guardavano negli occhi e parlavamano intimamente -  mi sono sentito fuori dal mondo. Ho pensato che avrei voluto volentieri altro, che certo anche loro avrebbero voluto passare una serata diversa, ma che ultimamente non si batte chiodo. E la Torino estiva inoltrata non aiutava certo a sentirsi meglio, semi vuota, malinconica, triste. Le alternative, una volta usciti dall'Osaka, erano o andare a sederci su una panchina a cazzeggiare, oppure fare altro, così sono riuscito a convincere gli altri ad andare al Parco Ruffini a fare due tiri a ping pong. Siamo arrivati verso le undici e, chissà come, c'è venuta voglia di giocare a mini golf. Erano anni che non prendevo una mazza in mano, e come me gli altri, difatti ci abbiamo messo quasi due ore a fare tutto il percorso a 18 buche. Niente ping pong, quindi, ma forse ci siamo divertiti di più così. Sono rientrato che erano quasi le tre e non avevo voglia di pensare a niente. Ho svuotato la mente e mi sono addormentato. Non avevo voglia di sognare niente.

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categoria:amici, torino, questioni di cuore, tra me e me
lunedì, luglio 09, 2007

Chissà se ci pensi che a volte mi piacerebbe parlare con te, che ogni mail ricevuta potrebbe essere una buona occasione per cominciare, che se hai voglia di dire qualcosa magari potresti cominciare a dirla a me. Raccontarmi un po' di te, essere tu a chiamarmi per dare una tregua a questo tuo continuo tenermi alla larga, pensare a invitarmi a una serata, provare a passarla con me. Prendere l'iniziativa per chiedermi come sto, provare a vedere cosa c'è davvero in me, prendermi sul serio, mettermi alla prova, senza falsi preconcetti. Potresti provare a darmi fiducia, a smettere stupidamente di difenderti, finirla di trincerarti nei tuoi soliti silenzi. Potresti fare tante cose e infine scoprire che magari sono migliore di quanto pensi, non dico di tante persone che conosci, non sono così arrogante. Potresti partire dal piccolo, concedermi un centimetro alla volta, vedresti che non ci proverei neanche a correre troppo in fretta, la paura di allontanarti di più sarebbe molto più forte, o forse semplicemente troveresti finalmente qualcuno disposto a camminarti accanto rispettando il tuo passo. Potresti cominciare col farmi ascoltare una canzone che ti piace, chiedermi cosa ne penso, o magari domandarmi se ho tempo per accompagnarti in un posto, o se mi piacerebbe prendere un té in centro con te. Potresti farmi una domanda qualsiasi, mettermi in difficoltà, prendermi in giro. Sarebbe meglio che niente, sarebbe bello. Chissà, magari un giorno, magari aprendo questo blog, magari leggendo questa lettera indirizzata a te e a te sola. Mi piacerebbe poterti dire le cose che penso guardandoti negli occhi, credo che non ci sarebbe niente di offensivo, solo voglia di chiarirsi le idee, che servirebbe a tutti e due, stanne certa. Ma a te evidentemente va bene così.

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categoria:questioni di cuore, tra me e me, con mp3
giovedì, giugno 14, 2007

Con ieri dovrei essermi tolto l'ultima fatica universitaria prima dell'estate. Non dico niente, non faccio previsioni, aspetto il 16 luglio per sapere com'è andata. E attendo lunedì per sapere se ho passato il lettorato di inglese, che per qualcuno sarà anche una boiata, ma io non sono un asso nelle lingue, se non lo passo non mi ufficializzano il voto di lingua e traduzione inglese, non posso aggirare l'ostacolo perché è obbligatorio e dopo tre fallimenti devo ripetere anche l'esame. Se poi aggiungiamo che non ne posso più e voglio laurearmi massimo a gennaio, devo assolutamente togliermelo dai piedi. Comunque, a parte le fatiche dello studio ieri, aspettando di sostenere l'esame, ho pensato che mi sono rotto di sentirmi come in un quiz, dove bisogna essere perfetti se si vuole portare a casa il malloppo. Avete presente l'ultima fatidica domanda, quella che se l'azzecchi la tua vita cambia, magari in poco ma cambia? Be', non so voi, ma mi sembra di essere sempre di fronte a quell'ultimo quesito e di non essere pronto a rispondere, o magari sì ma di non avere da dare la risposta giusta, di avere da dare solo la mia risposta, quella che sento, ma che immancabilmente mi fa perdere tutto. Credo di non essere l'unico a vivere con questa pressione addosso, peccato che gli altri non contino, che tocca a me dare la risposta giusta senza potermi appellare al pubblico o all'aiuto da casa. Altro che Milionario. E così mi domando in continuazione se quello che faccio serva a qualcosa, se freghi qualcosa a qualcuno di quello che scrivo, del lavoro che faccio e della passione che ci metto nel farlo, della donna che amo e in primo luogo se gliene frega qualcosa a lei, dei miei interessi, delle mie avventure e disavventure, di questo post che comincia parlando dell'ultima fatica universitaria, di quelli che sono stati e che verranno, e di tante altre cose. E' una prova anche questa, superarla significa lasciare qualcosa a qualcuno, il problema è trovare qualcuno a cui importi di conservare qualcosa di me. Ci sono un sacco di approfittatori in giro che hanno come unico obiettivo fottere il prossimo, e state certi che il prossimo a farsi fottere è davvero bravo perché questi furbacchioni rimorchiano alla grande, con pochi sforzi ottengono fama, soldi, donne e motori, tante gioie e pochi dolori. Io, che furbo non sono, mi arrabatto come posso e aspetto di sentire la prossima domanda, che prima o poi trovo un esaminatore un po' più comprensivo e meno rompiballe e qualcosa intasco anch'io. Chissà.

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categoria:questioni di cuore, tra me e me
martedì, giugno 12, 2007

Maturità ti avessi preso prima... L'hai già ascoltata la canzone di rito? Io ho fatto gi esami il giorno dopo il 24 giugno, cioé San Giovanni, patrono di Torino. Fuori c'erano i fuochi d'artificio, per tutti l'estate era iniziata, e io ero andato a letto presto perché l'indomani dovevo alzarmi ben riposato. La maturità è poi diventato un ricordo agrodolce, si affastellano fotogrammivari, il mio senso di disagio, gli amici che non avrei più rivisto, una persona che amavo molto e che sarebbe morta suicida qualche mese dopo. Eravamo tutti incerti, spaventati, ma anche vivi, sapevamo che avremmo dovuto farcela a ogni costo. Sono uscito dall'esame provato, stanco e amareggiato, il voto era stato più basso di quanto pensassi e all'orale non era venuto nessuno a vedermi passare, segno che a nessuno interessava evidentemente (mi capitasse adesso ci farei una bella risata su). Ma dopo ho pensato, chi se ne frega, è finita, da oggi vedrò solo le persone che voglio e che mi ispirano, non sempre le solite facce solo perché occupano i banchi attorno a me. Con alcuni di loro, pochi, ho mantenuto i contatti per un po' di tempo. Se ci penso, dopo la maturità è cominciata una seconda vita, tutti i ricordi della mia adolescenza attiva cominciano dopo, prima sembravo perso nei miei sogni a occhi aperti; dopo ho cominciato a fare sul serio, a capire quali cose erano davvero importanti e quali no e, cosa non da poco, mi sono dichiarato per la prima volta. Chissà perché, al liceo non mi fregava più di tanto, c'era Federica Montersino che mi piaceva da matti, era stata il mio sogno proibito per cinque anni e mai che gliel'avessi detto, però non dovevo cercare le ragazze più di tanto, non che fossi un asso ma a qualcuno interessavo. E io che neanche le guardavo, ero timido, impaurito, imbarazzato. E mi piaceva solo Federica. Adesso cosa farei per tornare indietro e scaraventare all'aria tutte le mie insicurezze... Però no, ai miei 18 anni non ci tornerei, ero troppo diverso, a ciascuno la sua età. Tu non lo sai, lo capirai quando ne avrai 33. Per adesso togliti sto fardello, che dopo ti aspetta la vera scuola. E sono certo che tu, con la tua fantasia galoppante, con il tuo insolito gusto retrò e la raffinatezza di una nobildonna che i tuoi amici non hanno mai capito, saprai toglierti un sacco di soddisfazioni. Per cui buon esame, dopo mi dirai.

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martedì, maggio 29, 2007

Ecco, mi è venuto 'sto titolo in testa, o meglio quello che potrebbe essere il titolo di un mio romanzo. L'ombra dell'acqua. Suona proprio bene. Ma cosa ci scriverei? Ultimamente sono più le cose che inizio che quelle che finisco, forse perché non mi sento di chiuderle, non mi serve, non ne ho voglia o ho paura di farlo. E i libri non fanno distinzione. Ho scritto la parola fine su un mio libro poco meno di un anno fa, per capire quanto riesca a scrivere ultimamente. Sarà che voglio laurearmi, che ho la testa altrove, non importa. Non scrivo, non ne sento neanche più di tanto la mancanza, se è per questo. Però se penso a un titolo devo pensare anche a un seguito. Quindi, cosa ci potrei scrivere? Magari potrei cominciare a parlare di com'è Torino sotto la pioggia, a com'era in questo fine settimana, quando non ha smesso di tirare acqua. E' stata acqua un po' dappertutto, come in "Cleo" di Ivan Graziani, "lungo i marciapiedi, tra le case e in questo bar, e nel mio bicchiere, e dentro me". E al bar ci sono davvero stato, al Borgo Castello della Mandria, sabato pomeriggio, tra un acquazzone e l'altro, mentre visitavo la mostra sul Medioevo. E tu che non ti sei neanche degnata di dirmi dov'eri, nè hai provato a raggiungermi là per bere qualcosa insieme, forse per via del cappuccino orribile che preparano, ma non credo sia stato per questo. Ecco, potrei partire dalle pioggie di venerdì notte, creare un lungo preambolo per arrivare al nostro incontro mancato - in modo tutt'altro che casuale - sabato pomeriggio, alla domenica più acquosa degli ultimi mesi, dove nell'ordine sono partito con l'idea di fare del birdwatching al Colle Lys e mi sono ritrovato ad Avigliana con gli altri della Lipu e il cane trovatello del vicesindaco, e poi altra pioggia alla festa di compleanno da mio fratello nel pomeriggio, e la sera. Potrei proseguire con il mio ultimo sms, quello a cui non hai risposto, col cinema di ieri, con la voglia di vederti e di sfuggirti, accompagnata da una pioggerellina stupida e da un freddo glaciale. Per arrivare al bacio con cui ti ho salutato ieri sera, alla voglia di tenerti stretta che ho dovuto reprimere, al tuo solito distacco, all'impressione che mi fa vederti e pensare che non c'è niente di più bello di te. Che brutto romanzo verrebbe fuori, piacerebbe giusto il titolo, qualcuno magari sta già pensando di fregarmi l'idea, di usarlo per qualcosa di meglio che una storietta di poche pagine e pochi giorni. Una di quelle storiette che piacciono giusto a chi le scrive, qualche volta neanche a lui. E poi dicono che i romanzi non sono autobiografici.

lunedì, maggio 21, 2007

Senti, non te l'ho mai detto ma per me sei sempre stata una persona speciale e vorrei restassimo amici per sempre. Non ti ho mai detto che quando ti ho incontrata all'università ho subito capito che avrei voluto restare in qualche modo legato a te, ma ho sempre ceduto ai compromessi e accettato che tu fossi quello che avresti voluto. Ti dico che mi è sempre andata bene così, mi sono sempre piaciute le nostre telefonate, le volte, poche, che ci siamo visti, le mille cose che ci siamo raccontati, le volte in cui, forse, ci siamo sfiorati. Io non lo so, tu sicuramente sì, mi hai sfiorato e toccato e ti ho amata per questo, anche se non te l'ho mai detto. E se anche meriteresti di sapere, il timore di perdere la tua amicizia mi tiene a freno, anche perché sarei anacronistico. Ti ho voluta bene, te ne voglio e te ne vorrò sempre, ma adesso c'è un'altra persona e c'è solo lei. Non mi è passata la curiosità di sapere di te, mi piacerebbe rivederti dopo anni che ci siamo persi di vista, mi piacerebbe sapere le cose che non so, magari di fronte a quella fantomatica pizza che ci siamo proposti di fare insieme. Un'altra cosa che non ti ho mai detto, mia cara, è che ti ho conosciuta in un momento importante, ero appena tornato alla vita, e in una sera qualunque, all'università, al corso di Semiotica del Testo, ti ho incontrata. Ma del resto, quante cose non mi hai detto tu di te? Sarai sempre rivelazione e segreto, sarai sempre mistero e certezza, e se ti andrà di starmi lontano non lo sarai mai abbastanza per essere nulla e sparire. Felice di aver letto il tuo nome nella mia posta elettronica, stasera.

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martedì, maggio 15, 2007

"Stare un po' di tempo da "soli" può essere utile ed indispensabile per ritrovarsi, dare sfogo ad un bisogno di libertà represso, riprendere strade interrotte, ritrovare il proprio equilibrio, elaborare un lutto (che sia un decesso o un abbandono), superare periodi in cui la mente o le ore sono così piene da non avere spazio per altro, o tempi che ci teniamo vuoti per capire cosa vogliamo veramente. Periodi di interregno doveroso, direi, in mancanza dei quali rischiamo di fare del male a noi e agli altri: cerchiamo un partner per abbarbicarvicisi col risultato di soffocarlo; o ci mettiamo col primo malcapitato che si innamora di noi, senza in realtà ricambiarlo; rischiamo di divenire prede di delusioni continue o prese in giro, o - per contro - giriamo come mine vaganti collezionando storie insignificanti, illudendo e ferendo chi è vittima dell'instabilità interiore che ci porta a non sentirci veramente bene con nessuno. In questi casi un periodo di "singolitudine" è un bene. Prendersi il tempo di frequentare gli amici, conoscerne di nuovi, fare le attività che ci piacciono (e non quelle che ci possono far conoscere più persone!), non ingolfarsi la vita, ma riprendere fiducia in noi stessi e scoprire di stare bene e volersi bene è importante."

 Gaia - Responsabile dell'associazione Vitagaia di Torino (www.vitagaia.it).

Voi cosa ne pensate? Vitagaia è un associazione che promuove attività di incontro, organizzando gite, serate a tema, manifestazioni culturali. Per qualcuno è il luogo dove trovare la persona giusta, per qualcun altro il posto giusto dove trovarsi con chi condivide gli stessi interessi, per altri il modo migliore per distrarsi un poco. Secondo voi, sono utili queste iniziative? In fondo c'è chi cerca di fare conoscenza tramite chat, per qualcuno i blog stessi sono il modo per conoscere gente nuova e, perché no, l'amore. Interessante può essere la riflessione di Gaia sopra proposta, leggendola ho pensato a persone che conosco e che stanno cercando, insoddisfatte, deluse dai soliti incontri alle feste, in discoteca, in vacanza. E perché negarlo, ho pensato a me, che ogni volta che mi innamoro finisco per pentirmene e pensare di essere incappato nella persona sbagliata. Anche se personalmente sono poco propenso a usare altri canali di conoscenza che non siano il contatto diretto. Mi affido alla buona sorte, insomma, alla mia buona stella, anche inanellando spesso risultati deludenti. Tuttavia posso testimoniare che a volte queste modalità d'incontro funzionano, ma sono dell'idea che da sole non bastino. Ci vuole anche molta fortuna.

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